Conversano tra guerra e dopoguerra nel 1945: Inno alla vita PDF Stampa E-mail
Conversano - Storia e uomini d’altri tempi  /  Scritto da Luigi P. Marangelli - Giovedì 12 Luglio 2012 10:16

 

Il nuovo partito comunista si presentava con credenziali democratiche che allettarono gli intellettuali e fecero presa anche su un popolo affamato e provato dalla lunga dittatura sfociata in una disastrosa guerra.

Ma Conversano non si scoraggiò e mostrò che la vita offriva anche dei lati che la rendevano degna di essere vissuta. Nonostante tutto c’era ancora la gioia di vivere. Conversano diventava protagonista ed esempio di rinascita. Era un esorcizzare gli orrori di una tragedia immane.

A febbraio del 1945 il professore Oronzo Marangelli fece chiudere il Circolo del Littorio, covo di fascisti e di gente di malaffare e inaugurò il CRAL detto “Dopolavoro” di cui fu nominato presidente. Ottenne in comodato dal comune diversi pianterreni in Via S. Benedetto e Via S. Chiara. Fu un fervore di iniziative culturali, sportive e ricreative. Appassionato di musica lirica ricostituì la banda musicale, riservando ad essa due locali, di cui uno per il Circolo Pro-banda, in Via S. Benedetto. La direzione fu affidata al maestro Giuseppe Piantoni, con il quale la fama del “Concerto Musicale città di Conversano” valicò i confini della regione.

Curò l'organizzazione del concerto bandistico ripristinando la consuetudine di suonare il giovedì e la domenica in villa e in giro per la città, portando una nota di festa e allietando i conversanesi che lo seguivano e apprezzavano. Numerosi erano i sostenitori appartenenti ad ogni ceto sociale. Fondò il “Concerto musicale città di Conversano” assumendone la presidenza. Organizzò corsi di solfeggio e strumenti a fiato tenuti dal capobanda Sebastiano Cascella; una sala fu adibita alla lettura di libri e giornali; nella sala destinata alla ricreazione si organizzavano tornei di dama e scacchi (di gran moda allora) e si giocava a carte; c'era poi la sala bar e biliardo ed infine quella di rappresentanza del presidente (tutte in via S. Benedetto e S. Chiara). Un altro locale (in Via S. Benedetto) fu destinato alla squadra di calcio, U.S. Conversano, che vinse il campionato Italia Libera nel 1943-44 e il Torneo Puglia e nel 1945-46 con giocatori di ottimo livello che poi giocheranno in serie A e qualcuno vestirà la maglia azzurra. Poiché il campo sportivo, posto nella zona della GIL era stato requisito dalle truppe alleate (inglesi), giocarono su un campo improvvisato in Via Monopoli, fangoso d'inverno e polveroso d'estate, remunerati dai numerosi tifosi con pochi spiccioli e regali in natura come sigarette e generi alimentari. Era recintato con filo di ferro. Facevano parte della squadra Nardino Costagliola, poi portiere nel Bari e nella Fiorentina, farà  parte della nazionale. Altri valenti giocatori erano Rispoli, Ponzanibbio e Mancini (Fiorentina). Tra i dirigenti vi era Peppino Laruccia un appassionato di sport. Lo sport a Conversano ha avuto un posto di rilievo anche durante il marasma della guerra. La GIL, durante il ventennio, era molto attiva in questo ramo e molti giovani si distinguevano nei diversi rami. Ricordiamo Ramunni nel giavellotto, Michele Lorusso calciatore e atleta nel lancio del disco.

In una riunione pugilistica nel giugno del ’43 nell’ambito delle attività della GIL, Peppino Laruccia non esitò a sostituire un pugile, che non aveva potuto raggiungere Conversano a causa del marasma nel traffico viario e ferroviario. Egli affrontò un esile peso piuma, marinaio nella riunione che si tenne nel cortile della GIL. Si pensava che ne avrebbe fatto polpette. Tra i due c’era una differenza di almeno 3 categorie di peso. Peppino (un peso medio) le prese di santa ragione da un avversario (categoria leggeri) che colpiva e con abili schivate mandava a vuoto il suo maldestro avversario. Questi esasperato e umiliato, tenendolo col braccio sinistro, gli sferrò colpi proibiti colpendo con il destro a martello sulla nuca. L’arbitro interruppe il combattimento e sollevò la mano del marinaio squalificando un recalcitrante Peppino. Che, poveretto, portò i segni sul viso per molto tempo. 

 

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