Avv. Vincenzo Roppo [1879-1938] PDF Stampa E-mail
Conversano - Storia e uomini d’altri tempi  /  Scritto da Luigi P. Marangelli - Martedì 19 Marzo 2013 09:14

Avv. Vincenzo Roppo [1879-1938]

[Il cantore della liturgia fascista] 

L’avv. Vincenzo Roppo, storico, direttore dell’Intendenza ai monumenti negli anni Trenta, nel  1931 pubblicò Nel Risorgimento del Mezzogiorno. Tutto il volume è rivolto all’esaltazione dello storico e sacerdote Morea e della città di Conversano col Collegio-seminario. Ma non solo.

Il cantico della liturgia fascista

Nel volume, pubblicato in occasione dell’anniversario del Concordato dell’11 febbraio 1929, a proposito dell’omicidio del Di Vagno, Roppo tira in ballo, con toni trionfalistici, la Curia e segnatamente il vescovo Domenico Lancellotti. Ascoltiamo questo attendibile testimone, molto vicino alla Curia, mai sconfessato cantore della liturgia fascista.

L’oratore dall’eloquio forbito, in tono enfatico, proclama:

Durante l’ora nefasta delle “giornate rosse conversanesi” (1919-1921) il “Vescovato di Conversano“ divenne rocca antesignana della rivoluzione fascista; e ciò ad opera del vescovo Lancellotti.         (Roppo 1931: 261)

La Curia e tutto il clero con a capo il Vescovo, dieci anni dopo il vile delitto, veniva così insignita solennemente, sul campo, del titolo di “Rocca antesignana della rivoluzione fascista negli anni 1919-1921”. Ossia dalla fondazione dei Fasci di Combattimento all’assassinio di Di Vagno. Tanto per intenderci.

E, come se non bastasse, continua col suo stile declamatorio:

[...] Cessata quell’ora - che pur fu una “presa di posizione dei partiti dell’ordine contro il demagogismo piazzaiuolo” - Conversano rivide nella santa lotta “le tragiche giornate” di sangue fratricida. Quando le persone lottavano e cadevano non come nomi di fratelli e concittadini, ma come esponenti di bandiere agitantesi tra venti in contrasto! E le nobili idealità della patria, scaturite proprio da quell’istituto, che non la sola fede in Dio ci dette, ma la “Fede nella Patria immortale” - animarono il gruppo di audaci studenti e giovani - giovinezza pura e travolgente delle grandi ore storiche! Di quel gruppo di “audaci idealisti” unico più che raro in Italia, plasmato nel Collegio di Conversano, il quale, cantando come a festa, deciso a tutto osare o morire, votandosi alla religione della Patria, proruppe per “legittima difesa” nella santa liberatrice violenza contro i parricidi delle supreme idealità nazionali. Erano in fondo alla riscossa gli ideali del Maestro (Domenico Morea. N. d. A.), che muovevano le fila di quella generosa gioventù alla riconquista della patria! E quella fu l’ora redentrice del Fascismo! E Conversano nel 1920 e 21 ancora una volta fu “vedetta” e campo d’azione per la Puglia e forte antesignana della riscossa! ... A Mola di Bari “Un manipolo di audaci studenti conversanesi”... menò  strage (sett. 1921) dell’On. Giuseppe Di Vagno conversanese - deputato al Parlamento Nazionale - uno degli idoli accarezzato dalle “folle bolsceviche” di luttuosa ricordanza!... E fu quello “un attimo” memorando per tutta l’Italia. E Conversano “sul quadrante della prima Storia del Fascismo” aveva “per tutta la Nazione” anelante a giorni migliori di lavoro e di pace, dato “il segnale” sia pure con la legge definitiva e suprema di quella Riscossa sana che fè risorgere l’ideale della Patria, la quale pareva subissarsi dai suoi rinnegatori. [...] E non pochi suoi figli patirono galere - come risulta da clamorosi processi penali della Corte d’Assise di Bari - rei d’aver tutto osato per rompere la metallica ed oppressiva cerchia metallica (sic) in cui Conversano era stata rinchiusa dall’On. Giuseppe Di Vagno e dai divagnisti! (Ibidem 1931: 292-293)

Non risulta che la Curia abbia preso le distanze da questa empia esaltazione della violenza omicida fascista elevata al rango di “Santa liberatrice violenza”. La pubblicazione è del 1931, quando mons. Lancellotti era morto da 8 mesi.

Il Vicario, arcidiacono Gaetano Lippolis, tace. Come pure mons. Domenico Argnani, in sede dall’aprile del 1932, si esime dal dare una risposta alle esternazioni del Roppo imputabile del reato di istigazione all’omicidio.

Roppo, pur nella roboante fraseologia, pone l’accento su un importante aspetto che ha dato origine al fascismo: il biennio rosso. Egli è una voce autorevole che ha al suo attivo numerose pubblicazioni di carattere storico, molto ben informato e presente sulla Curia vescovile durante “Le giornate rosse conversanesi”.

Afferma che Conversano tramite Lancellotti, con la “santa liberatrice violenza” ha dato il “segnale” alla Nazione.

Tenne conferenze sull’episcopio e comizi, come si evince dal suo opuscolo Mali e rimedi dell’ora presente. Ne stralciamo alcuni passi.

Il Partito liberale, individualista, ateo, materialista che aveva deificato la forza dell’individuo, e quindi il capitalismo industriale, siderurgico, avido di guerre. [...] Ma i difetti del partito liberale valsero a creare la reazione del socialismo [...] Con la guerra il partito socialista più che spezzarsi si è riattivato ed oggi minaccia di tutto travolgere con le sue dottrine estremiste del bolscevismo invadente. [...] Quello dei combattenti è un semplice partito di transizione...                                                                         

Le sue parole trovano conferma nelle Pastorali di Lancellotti.

 

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