A Monopoli trasloco interrotto dal sit-in degli avvocati PDF Stampa E-mail
Polignano a Mare - Cronaca  /  Scritto da Redazione - Lunedì 16 Settembre 2013 15:35

POLIGNANO - Non si placa la polemica sullo spostamento della sede distaccata del Tribunale di Bari dagli uffici di Monopoli a quelli di Rutigliano, ritenuta non efficiente ed idonea dagli addetti ai lavori come la precedente. Stamane, sit-in degli avvocati dinanzi all’oramai ex-palazzo che ospitava il tribunale di Monopoli: una protesta che ha inizialmente bloccato le operazioni di trasloco del materiale a Rutigliano. Gli avvocati hanno presentato istanza scritta alla dirigente di cancelleria con cui hanno richiesto che, prima ancora dell’inizio del trasloco, si effettuasse una catalogazione dei fascicoli vista la presenza di dati sensibili e di atti irripetibili. La risposta è stata che l’operazione sarà effettuata sotto la supervisione del dirigente responsabile e di fatto, trattandosi di uno spostamento interno, è stata respinta la possibilità di inventariare tutta la documentazione. Il presidio ha visto la presenza di oltre 60 avvocati. Il Presidente ANAI Monopoli-Polignano Pierpaolo Bagordo e la Presidente dell’Ass. Avvocati Monopoli-Polignano Milena Lorussi hanno incontrato il Primo Cittadino Emilio Romani che, dopo 30 minuti di riunione, ha abbandonato il Tribunale.





“Questa sciagurata pseudo-riforma – dichiara il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, MoVimento 5 Stelle – per il Tribunale di Bari ha determinato una situazione tanto grave quanto paradossale. A dimostrarlo è lo stesso decreto emanato dal Presidente del Tribunale Vito Savino”. A seguito del D.L.vo 155/2012, il Presidente del Tribunale ha emanato il decreto dell’8 agosto scorso con cui, considerato che il Tribunale centrale di Bari non poteva sopportare ulteriore carico di contenzioso, “discostandosi dal predetto decreto legislativo” (come scritto dal Presidente stesso), disponeva che presso le “articolazioni”, ovvero i tribunali di Rutigliano, Modugno e Altamura, finisse non solo il contenzioso pendente alla data di chiusura delle soppresse sezioni distaccate, ma anche il nuovo contenzioso. Ma, in realtà, quest’ultimo come da D.L.vo 155/2012 andrebbe iscritto presso la sede centrale, ossia Bari. Ovviamente, il Consiglio Giudiziario della Corte d’Appello di Bari ha espresso parere contrario al decreto del Presidente Savino, il quale ha prontamente replicato.

“È in atto un vero e proprio scontro tra il Consiglio Giudiziario della Corte d’Appello ed il Presidente del Tribunale – continua Giuseppe L’Abbate – Tutto ciò è semplicemente assurdo e non è altro che il figlio di una scellerata riforma che pretende di risolvere l’incredibile problema giustizia, che ci differenzia drammaticamente dagli altri Paesi civili, tagliando i servizi ai cittadini piuttosto che ristrutturare tutto da zero con una azione legislativa concertata tra gli addetti del settore e la macchina centrale dello Stato. Ad oggi, a regnare è il caos. Spostare anche il nuovo contenzioso nelle sedi superstiti potrebbe semplicemente significare spostare la paralisi da una sede ad un’altra, senza attuare una soluzione. Con gli avvocati che non sanno neppure dove iscrivere una nuova causa. In Parlamento utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per riportare l’attenzione del Ministro Cancellieri a quella che è la situazione delle sedi periferiche. Un Ministro che sinora non ne ha mai voluto sapere nonostante la richiesta di sospensiva da parte dei miei colleghi del MoVimento 5 Stelle in Commissione Giustizia sin dal maggio scorso e che torneremo ad interrogare su questa incresciosa situazione che si è venuta a creare. La giustizia va riformata ma, come in tutte le cose, il fulcro del tutto è nei metodi attuati per raggiungere uno scopo, insomma nel “come” vengono attuate le cosiddette riforme. Non possiamo che continuare a ribadire – conclude Giuseppe L’Abbate – che ciò è il frutto di decreti governativi utili solamente a mettere “pezze”, a far proclami in tv e sui giornali ma che nulla risolvono nel concreto. Anzi, riescono anche a peggiore la situazione, anche laddove pare impossibile riuscirci”.

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