aggiornato il 15/12/2013 alle 6:44 da

Avvelenata dalla zuppa di pesce

donnauccisaPOLIGNANO- Ora c’è anche l’ufficialità delle analisi. La nostra concittadina è stata effettivamente avvelenata con del pesce avariato. La settimana scorsa vi raccontammo della signora Rosaria, questo il nome che si nasconde dietro le iniziali C.R., che aveva rischiato di morire a seguito di una intossicazione alimentare. Le analisi, come anticipavamo, hanno confermato che la nostra lettrice è stata effettivamente vittima di una fortissima intossicazione mentre nessuna patologia allergica è stata rilevata dagli accertamenti e dai test sanitari. «Per me è stata una brutta esperienza. A farmi male è stata proprio una zuppa di pesce. Noi credevamo di aver acquistato un prodotto fresco ed invece si trattava di gamberi, scorfanetti e cicale di mare decongelati e conservati male. Probabilmente provenienti con altro pesce da paesi molto sporchi come Cina ed India». A rendere letale l’intossicazione è stato il suo manifestarsi nelle 12-24 ore successive all’ingerimento del cibo. Sicché la crisi avrebbe potuto cogliere la vittima in pieno sonno col rischio concreto che passasse direttamente dal sonno alla morte o, perlomeno, al coma. Questo ha reso la minaccia alla salute della nostra lettrice ancora più subdola. «Diciamo che sono stata fortunata perché la prima volta sono stata colta da malore circa 12 ore dopo aver mangiato la zuppa. L’intossicazione non colpisce in maniera fulminea ma avvelenando l’organismo in modo progressivo. Quando sono stata colta la seconda volta da malore, in maniera più violenta, il 118 era a Monopoli. Sono stata molto fortunata poiché quando l’equipe è arrivata e mi ha soccorso la dottoressa che mi ha salvato ha detto che se non avessi avuto soccorsi entro venti minuti, mezz’ora al massimo, sarei morta – conclude Rosaria, con la voce che tradisce non poca commozione e gratitudine verso i medici del 118- sono stati eccezionali. Quelli che mi hanno soccorso la prima volta ed anche quelli che sono intervenuti successivamente. Da quello che mi è accaduto traggo due conclusioni. Innanzitutto che non dobbiamo farci ingolosire è che il pesce è meglio acquistarlo a Polignano, nella pescheria di fiducia e mai da estranei. In secondo luogo che una unità del 118 non basta e che ne occorre almeno un’altra. Quando io ho avuto la seconda crisi i soccorritori erano a Monopoli. Immaginate se fosse accaduto d’estate, quando la popolazione raddoppia o addirittura triplica. Dobbiamo batterci per questo. E non lo dico per me, poiché, come già dissi la settimana scorsa, ormai l’avvelenamento l’ho preso e l’intossicazione è in circolo nel mio organismo. Ora si tratta di smaltirla augurandomi che non faccia ulteriori danni». Questa è la testimonianza della nostra amica che, come lei stessa ha chiesto, riportiamo espressamente in concomitanza con l’avvicinarsi del Natale. Festività che si accompagna con un aumento dei consumi alimentari e quindi un incremento del pericolo di finire vittime di commercianti o ristoratori poco onesti. Nel caso della nostra lettrice se il pesce, acquistato al mercato di Mola, fosse stato trattato con un abbattitore della carica batterica e quindi congelato a -50° non ci sarebbe stato pericolo. Invece il cattivo stato di conservazione e la trascuratezza dell’igiene hanno rischiato di trasformarsi in un cocktail letale per la salute.                      

© Riproduzione riservata 15 Dicembre 2013

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