9 maggio 2026 | 19:17
Attualità Conversano

L’effetto Zalone passa anche dall’urologia

Dopo un mese dall’uscita nelle sale, “Buen Camino”, l’ultimo film di Checco Zalone, ha superato i settanta milioni di euro di incasso, diventando la pellicola con il maggior ricavo di sempre in Italia. Un successo straordinario che conferma Zalone come uno dei fenomeni cinematografici più rilevanti del panorama nazionale, capace di intercettare, raccontare e reinterpretare i codici della cultura italiana contemporanea.

Il segreto del suo successo risiede anche nella costruzione dei personaggi: vere e proprie maschere sociali, specchi caricaturali delle paure e contraddizioni del Paese. Ogni film affronta un macro-tema su cui innestare ironia e critica: omosessualità, terrorismo, precarietà lavorativa, lavoro fisso e immigrazione sono solo alcuni degli argomenti che il comico pugliese ha portato sul grande schermo nel corso della sua carriera. Il risultato è quello che molti definiscono ormai “effetto Zalone”.

Un impatto culturale che va oltre il cinema e si riflette anche nei comportamenti e negli interessi degli italiani. A dimostrarlo sono i dati di Google Trends: da quando Buen Camino è nelle sale, il Cammino di Santiago, elemento centrale della trama del film, ha registrato un aumento delle ricerche online che in alcuni giorni ha raggiunto il 400%. Un esempio concreto di come il cinema possa influenzare l’immaginario collettivo. Ma l’influenza del film non si limita alla cultura popolare.

“Buen Camino” ha infatti contribuito a portare alla luce un tema spesso sottovalutato, soprattutto dagli uomini sopra i cinquant’anni: la salute della prostata. È bastata una canzone dal tono ironico, “Prostata Enflamada”, per riaccendere l’attenzione sull’importanza della prevenzione, dimostrando ancora una volta il potere comunicativo della comicità.

“L’effetto Zalone ha colpito anche i centri di urologia”, spiega il dott. Roberto Piccinni, dirigente medico presso l’unità operativa di Urologia dell’Ospedale Di Venere di Carbonara di Bari. “Stiamo osservando un reale aumento delle richieste di visite – afferma – e stimiamo un incremento del 40%. La novità è che molti pazienti sono giovani, dai 25 anni in su”. Il film ha dunque contribuito anche a superare un altro tabù: quello della fierezza maschile come ostacolo alla tutela della propria salute.

“Molti pazienti temono la visita – continua Piccinni – ma a partire dai 45 anni è fondamentale effettuare un controllo urologico annuale, anche in assenza di sintomi. Dai 40 anni, invece, è consigliato iniziare i controlli se c’è familiarità”. Il tumore alla prostata rappresenta infatti la forma di tumore più diffusa nella popolazione maschile. “È il primo tumore maschile in Italia – sottolinea il medico – e ogni anno si registrano circa quarantamila diagnosi”.

Nelle fasi iniziali, la patologia è spesso asintomatica; quando la massa tumorale cresce, può manifestarsi attraverso sintomi simili a quelli raccontati da Checco Zalone nel film: urgenza, aumento della frequenza urinaria e bruciore. “Una diagnosi precoce – conclude Piccinni – aumenta le possibilità di guarigione fino al 90%”.

A Zalone il merito di aver creato la più efficace campagna di sensibilizzazione contro le malattie prostatiche. “Ho conosciuto Luca Medici al Liceo Scientifico Simone Morea di Conversano – racconta il dott. Piccinni – eravamo in classi diverse, ma non passava inosservato neanche ai tempi del Liceo Show”. Simpatico, brillante e già capace di attirare l’attenzione da adolescente, Luca Medici, in arte Checco Zalone, continua a influenzare gusti e tendenze, arrivando persino a convincere i maschi italiani a prenotare una visita urologica.

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