30/11/2025 07:56
Si sarebbero incrociati per caso, a Conversano, durante una serata di festa. Da una parte la madre di un ragazzo 18enne, vittima nell’estate 2024 di una violenta aggressione in piazza Manzoni a Monopoli. Dall’altra uno dei due uomini imputati in quel procedimento penale: un 45enne monopolitano, operatore ecologico, già sottoposto al divieto di avvicinamento alla famiglia del giovane.
Secondo quanto denunciato dalla donna, l’episodio si sarebbe verificato mentre lei era impegnata in un servizio di volontariato durante “Novello sotto il Castello”, manifestazione svoltasi a Conversano. Il 45enne, presente in città con una regolare autorizzazione per recarsi al lavoro, sarebbe passato davanti a lei, prima sbeffeggiandola e poi simulando con la mano il gesto dello sgozzamento. Un gesto vissuto come una chiara minaccia e come una nuova, pesante intimidazione dopo i fatti dell’estate precedente. La notizia è stata pubblicata sabato scorso sulle edizioni di Fax Conversano e Monopoli.
La donna, profondamente scossa, avrebbe deciso di rivolgersi subito ai Carabinieri di Conversano, raccontando quanto accaduto nel corso dell’evento. Raccolta la denuncia, i militari avrebbero ricostruito il quadro, verificando i provvedimenti già in atto a carico del 45enne monopolitano, che risulta coinvolto — insieme al cognato 49enne — nel procedimento per lesioni gravi in concorso legato all’aggressione di piazza Manzoni.
All’esito delle verifiche e delle valutazioni dell’autorità giudiziaria, i Carabinieri avrebbero quindi dato esecuzione a un provvedimento restrittivo, traendo in arresto l’operatore ecologico. Pur essendo formalmente autorizzato a spostarsi per motivi di lavoro, l’uomo è stato ritenuto responsabile di aver violato la prescrizione di non avvicinarsi alla famiglia del giovane, avendo incrociato e, secondo l’accusa, minacciato la madre della vittima.
Il 45enne è stato così condotto in carcere, dove ora si trova in attesa delle decisioni del giudice sulle misure cautelari. Le contestazioni a suo carico restano, allo stato, ipotesi di reato e l’uomo è da considerarsi innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
L’episodio riaccende il clima di tensione intorno alla vicenda nata dall’aggressione dell’estate 2024, che aveva profondamente scosso la comunità monopolitana. E, al tempo stesso, porta l’attenzione sull’importanza delle misure di protezione per le vittime e i loro familiari, che anche a distanza di tempo continuano a fare i conti non solo con le ferite fisiche e psicologiche, ma anche con il rischio di nuove intimidazioni.