16 maggio 2026 | 10:20
Attualità Gioia

Accordo per A.C. Boilers. Crisi Natuzzi: 1.850 lavoratori a rischio e richiesta audizione in Parlamento

ROMA – Sul fronte A.C. Boilers, realtà industriale del territorio, arriva un segnale positivo: è stato firmato oggi al MIMIT un accordo che coinvolge i 120 lavoratori dello stabilimento di Gioia del Colle. L’intesa rientra in un accordo di programma sottoscritto da Ansaldo Energia, che prevede investimenti in linee produttive innovative e la riqualificazione dei laboratori.

Il percorso delineato è finalizzato alla reindustrializzazione del sito, con l’obiettivo di garantire continuità produttiva e occupazionale. Contestualmente, è prevista per il mese di maggio una proroga degli ammortizzatori sociali, per accompagnare la fase di transizione.

Fondamentale, secondo quanto emerso, sarà lavorare rapidamente alla cessione del ramo d’azienda proprio a Ansaldo Energia, passaggio ritenuto decisivo per consolidare il futuro industriale dello stabilimento.

“Si tratta di un risultato importante – dichiara Patty L’Abbate – perché mette le basi per un investimento in linee produttive innovative e per la riqualificazione dei laboratori. L’accordo di programma firmato da Ansaldo Energia apre un percorso concreto di reindustrializzazione. Ora è fondamentale procedere rapidamente con la cessione del ramo d’azienda e garantire la proroga degli ammortizzatori sociali già da maggio, per tutelare i lavoratori in questa fase di transizione”.

Si aggrava invece la vertenza Natuzzi, con un impatto diretto su 1.850 lavoratrici e lavoratori e ricadute pesantissime sull’intero territorio della Murgia.

Dopo oltre trenta ore di confronto tra azienda e organizzazioni sindacali, l’ultima proposta presentata segna un netto passo indietro rispetto alle ipotesi precedenti, configurando di fatto un piano di ridimensionamento industriale senza una reale prospettiva di rilancio.

Tra i punti più critici: il possibile ricorso alla cassa integrazione oltre il 70% della forza lavoro, l’avvio di esodi incentivati con una proposta pari a 50.000 euro in cinque anni, priva di adeguate garanzie, e la conferma di scelte industriali drastiche come la chiusura dello stabilimento Iesce 2, la cessione del sito della Martella, la vendita di Ginosa e la delocalizzazione di parte della produzione in Romania.

Un quadro che, secondo le organizzazioni sindacali, rappresenta un vero e proprio piano di dismissione, con il rischio concreto di uno smantellamento progressivo di un polo industriale strategico per il Mezzogiorno.

Di fronte a questa situazione, è stata formalmente avanzata la richiesta di audizione della proprietà di Natuzzi presso le Commissioni Lavoro e Attività produttive della Camera dei Deputati.

“Ho richiesto l’audizione della proprietà di Natuzzi in Parlamento – dichiara Patty L’Abbate – perché è necessario chiarire in modo trasparente le reali intenzioni industriali dell’azienda. Non possiamo accettare un piano che appare come una dismissione senza prospettive: serve un impegno concreto per la tutela dell’occupazione e per il rilancio produttivo del territorio”.

Due vertenze che, pur con sviluppi diversi, evidenziano una criticità più ampia del sistema produttivo locale e rendono ancora più urgente un intervento coordinato delle istituzioni nazionali.

In questo contesto, viene ribadita la necessità di salvaguardare il lavoro, difendere il presidio industriale e costruire prospettive di sviluppo concrete per il territorio.

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