09/02/2026 11:39
La trattativa per la vendita dello stabilimento AC Boilers di Gioia del Colle si è ufficialmente fermata.
A certificarlo non sono solo le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, ma una nota aziendale inviata da AC Boilers che chiarisce le ragioni dello stop e, soprattutto, il durissimo comunicato diffuso dai lavoratori, che parlano apertamente di fallimento dell’operazione e di un ritorno al punto di partenza.
Secondo quanto comunicato dall’azienda, “nell’ambito dell’istruttoria instaurata dal Tribunale di Milano, sono emerse varie criticità che hanno indotto AC Boilers a ritirare l’istanza di autorizzazione alla cessione di ramo d’azienda in favore di AZ Impianti”.
Un passaggio che, di fatto, mette fine a una trattativa annunciata per mesi come risolutiva per il futuro dello stabilimento e per la salvaguardia di circa 120 posti di lavoro. La risposta dei lavoratori non si è fatta attendere ed è affidata a un comunicato dai toni netti e senza sconti.
“Siamo punto e a capo” è l’esordio, che non lascia spazio a interpretazioni: “Quello che doveva essere un sogno per 120 famiglie si è rivelato essere il proseguo di un incubo senza fine”. Otto mesi di incontri, tavoli tecnici, assemblee e annunci pubblici vengono ora riletti con amarezza: “Dopo otto mesi trascorsi tra incontri tecnici e assemblee dei lavoratori, partecipati anche da politici di altissimo profilo, nonostante le rassicurazioni e i toni trionfalistici utilizzati da più parti che davano ormai per risolta la vertenza AC Boilers, apprendiamo del fallimento della trattativa tra Sofinter e AZ Impianti”.
Il giudizio è severo: “Oggi ci ritroviamo con un pugno di mosche in mano”. Nel comunicato emerge anche una riflessione autocritica ma lucida. I lavoratori spiegano che i segnali di debolezza dell’operazione erano già percepibili: “In realtà il sentore che questa non fosse la soluzione migliore per il futuro della ex Termosud lo si poteva percepire, in quanto il nuovo acquirente non aveva ancora presentato un piano industriale degno di tale nome, solo una serie di ipotesi prive di ogni fondamento”.
Nonostante ciò, la fiducia era stata riposta nelle istituzioni e nei soggetti coinvolti: “Ci siamo fidati e ci siamo affidati a chi ogni giorno gestisce crisi simili alla nostra, alla loro esperienza, alle loro dichiarazioni ottimistiche, ai loro proclami trionfalistici con tanto di foto ricordo”. Da qui la volontà di voltare pagina, fissando condizioni precise per qualsiasi futura proposta.
I lavoratori indicano tre paletti imprescindibili: “Un piano industriale credibile, un programma di fattibilità e la copertura finanziaria del progetto”. E avvertono: “Ci auguriamo che non vengano più considerate proposte approssimate e prive di garanzie solide”. Il comunicato si trasforma, infine, in un appello politico chiaro.
I lavoratori chiedono un ruolo attivo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy: “Riteniamo sia essenziale che il MIMIT individui e proponga al più presto una soluzione alternativa, seria e affidabile per il rilancio industriale e occupazionale dello stabilimento AC Boilers di Gioia del Colle, magari affidandosi a un advisor che non tenga conto solo degli interessi delle proprietà ma tuteli essenzialmente il piano sociale della vertenza”.
Non manca un richiamo al valore strategico del sito produttivo: “La nostra professionalità nel campo della costruzione di caldaie industriali, le nostre conoscenze tecniche della saldocarpenteria meccanica meritano un progetto serio in un settore strategico per l’economia del Paese”.
Da qui l’invito a un possibile intervento pubblico: “Ecco perché lo Stato dovrebbe intervenire, anche coinvolgendo società partecipate”. Il messaggio finale è rivolto anche alla proprietà attuale, in attesa di una vendita che non arriva: “Rivolgiamo il nostro invito alla proprietà, in attesa di una vendita che non riesce a vedere luce, a utilizzare struttura, competenze e risorse umane a Gioia del Colle, non altrove”.
La chiusura è tanto semplice quanto potente: “Fateci lavorare, ci guadagneremo tutti”. La vertenza AC Boilers torna così al centro del dibattito cittadino e regionale. Dopo mesi di annunci, la crisi resta aperta. E ora, chiedono i lavoratori, servono scelte vere, non nuove illusioni.
Nelle ultime ore è intervenuta sulla questione anche l’On. Patty L’Abbate confermando la sua presenza al fianco dei lavoratori il 24 febbraio presso il MIMIT: “Nessun passo indietro sulla difesa del lavoro, della dignità dei lavoratori e del futuro industriale di Gioia del Colle”.