La cultura dei Fratelli
Avrà pure la sua cultura, ma è proprio sulla cultura che la destra meloniana rischia di frantumarsi. È una cultura fragile quella dei Fratelli d’Italia, ancora confusa e in cerca di una direzione univoca fra il passato e il futuro. In condizioni del genere, il presente non può che riservare spiacevoli inconvenienti.
Ed ecco che la destra meloniana, che vuole disperatamente affrancarsi da un passato non proprio limpido cercando di mostrarsi aperta e democratica in prospettiva futura, scivola proprio sulla cultura, che è il banco di prova della propria identità: un’officina di idee dove però le idee, invece di nascere, muoiono, strozzate fra le due correnti che finora hanno convissuto per questioni di potere, ma che adesso non ne possono più di tollerarsi a vicenda e fanno esplodere pericolosi conflitti che danno scossoni al governo Meloni.
È per questo che dalla cultura fu cacciato il sottosegretario Sgarbi. È per questo che venne fuori il caso Sangiuliano, costato il posto al ministro. È per questo che è scoppiato il caso della direttrice d’orchestra Venezi alla Fenice. È per questo che è stata fatta partecipare la Russia alla Biennale di Venezia. È per questo che non si danno contributi al film su Regeni, ma si premia con un assegno da 800mila euro un film che ne fa appena 26mila di incasso.
Ed è per questo, dulcis in fundo, che il ministro Giuli ha deciso di mandare a casa metà del suo staff, compresa la sua segretaria particolare, perché si sente troppo oppresso, troppo controllato da Palazzo Chigi e messo di fronte a figuracce che ne stanno minando la credibilità. Sul caso Regeni, il ministro ha dovuto scusarsi con la famiglia del ricercatore ucciso in Egitto.
Insomma, in Fratelli d’Italia, per ragioni culturali, se non siamo alla resa dei conti, poco ci manca. E Giorgia Meloni, alla quale mancano poco meno di 100 giorni per far diventare il suo governo il più lungo della storia democratica del Paese, superando il Berlusconi 2 — ma non quello fascista di Mussolini che durò 7574 giorni — adesso deve stare molto attenta a non farsi scappare di mano la situazione. Perché gli scricchiolii nella maggioranza cominciano a diventare troppi.
Se al caso Giuli e Fratelli d’Italia si aggiungono i problemi interni di Forza Italia e la spaccatura della Lega fra Salvini e Vannacci, gli ingredienti per una crisi politica che attacchi anche il Governo ci sono tutti.
A tenere ancora in piedi la maggioranza è il problema della legge elettorale. Il centrodestra sa che con la legge attuale il Sud è perso e, per questo, se Giorgia non la cambierà, sarà difficile riconquistare Palazzo Chigi. Ma trovare la quadra sulle nuove regole non sarà facile perché, al di là del confronto con l’opposizione, anche sulla legge elettorale la maggioranza è divisa.
La legislatura ha ancora un anno e mezzo di vita. Quella del Governo, coi problemi che ci sono, rischia di accorciarsi.