La giustizia e i palazzi
Quello sulla giustizia è un argomento sempre attuale. Non a caso ogni giorno c’è chi vuole riformarla, ma nessuno ci riesce concretamente. Al centro delle discussioni ci sono sempre norme e procedure. Solo in pochi si accorgono che il problema centrale della giustizia italiana non è nei codici, ma nell’edilizia.
Sono le antiquate sedi in cui si amministra la giustizia il vero ostacolo alla giustizia. Provate ad andare in qualche Tribunale e ve ne renderete conto. Fascicoli custoditi, si fa per dire, persino lungo i corridoi, stanze fatiscenti, caos e udienze che si svolgono promiscuamente in fretta e furia, perché non c’è tempo per nessuno.
Insomma, la gran parte dei palazzi di giustizia italiani andrebbe rifatta, aggiornata, modernizzata: solo così la giustizia migliorerebbe.
Per non parlare di quelle città, fra cui Bari, nelle quali la giustizia si amministra in quattro-cinque sedi diverse. Penale da una parte, civile dall’altra, minorile da un’altra ancora e Tar in un palazzo preso in fitto: un disastro.
Quando fu costruito, 65 anni fa, il grande palazzo in piazza De Nicola, al quartiere Libertà, la città tirò un sospiro di sollievo. Che durò 20-30 anni. Poi quel palazzo diventò piccolo, troppo piccolo.
Ventitré anni fa, nel 2003, l’allora sindaco Di Cagno Abbrescia affrontò di petto il problema e fece una ricerca di mercato, invitando progettisti e ditte costruttrici a presentare l’idea di un unico palazzo di giustizia. Arrivarono proposte di altissimo livello, ma non se ne fece niente perché i Matarrese spingevano per una soluzione, mentre la Pizzarotti, la cui idea sembrava essere vincente, essendo di Parma, non poteva mettere piede a Bari.
Dieci anni dopo si cambiò strada e si pensò di realizzare la Cittadella della Giustizia lungo la via per Valenzano, al posto di due caserme. Quell’idea passò e l’Agenzia del Demanio ha espletato anche una gara da 400 milioni per la realizzazione della Cittadella, vinta dalla ditta Barozzi di Altamura.
Ma da almeno quattro anni i lavori non possono cominciare perché la pratica passa dal Tar al Consiglio di Stato e viceversa, per via dei ricorsi che le ditte concorrenti presentano. L’ultimo, in ordine di tempo, porta la data di maggio scorso da parte della concorrente Manelli, che puntava ad annullare l’ennesima aggiudicazione dei lavori alla Barozzi.
Ieri il Tar di Bari ha respinto il ricorso, confermando la decisione dell’Agenzia del Demanio. Quindi, finalmente i lavori potranno partire? Non lo si può dire. C’è sempre il Consiglio di Stato dietro la porta.
Manelli potrebbe impugnare la decisione del Tar davanti ai giudici romani. Se lo facesse, la decisione finale arriverebbe il prossimo anno, quando, secondo il timing dell’intero progetto, avrebbe dovuto essere ultimato e già frequentato il primo dei quattro plessi previsti, dedicato alla giustizia penale.
Nel frattempo, i costi dell’edilizia sono quasi raddoppiati, le ditte interessate stanno spendendo patrimoni per farsi assistere legalmente e la giustizia barese continua ad essere amministrata in cinque sedi diverse.
E se questo è giusto, provate a chiederlo alla giustizia.