La Puglia delle idiozie
Il mostro giuridico che porta il nome di legge elettorale della Regione Puglia ha vinto ancora. Dopo aver imposto la sua sconquassata ripartizione dei seggi a novembre, il mostro ha imposto la sua irrazionale e irragionevole logica anche ai giudici del Tar che, da semplici attuatori, non hanno potuto far altro che applicarla, bocciando i ricorsi di tre mancati consiglieri.
I quali chiedevano una cosa impossibile: applicare la legge-mostro in maniera diversa, più razionale. I giudici hanno risposto semplicemente che non è possibile. La legge è quella, e quella si deve applicare. Sarà pure sbagliata, e secondo il Tar lo è, ma è quella, e quella si applica.
E così i ricorrenti devono farsene una ragione, anche se hanno già preannunciato ricorso al Consiglio di Stato, altro giudice amministrativo, che non potrà , come ha già fatto in passato, che fare lo stesso ragionamento del Tar: le leggi regionali non può cambiarle un giudice, deve farlo la Regione.
Ma perché la legge elettorale della Regione Puglia è un mostro? Perché, come hanno dimostrato le ultime elezioni, nella ripartizione dei seggi favorisce le province meno popolose. All’epoca, il legislatore si preoccupò — giustamente — di garantire la rappresentanza a tutte le province, perché c’era il rischio che quelle più popolose, come Bari, si prendessero tutto, lasciando a secco le piccole.
Però esagerò, prevedendo troppe garanzie per le piccole, al punto che oggi la provincia meno popolosa, la Bat, ha più consiglieri regionali di quella più popolosa, Bari. Insomma, per salvare il principio della territorialità , si è ucciso quello della rappresentanza, e questo non è democratico.
Perché se è giusto che la Bat abbia il suo consigliere, è ingiusto dargliene due togliendone uno a Bari. Ma il Tar, dicevamo, non ha potuto fare altro che prenderne atto, sostenendo che anche la legge-mostro ha una sua logica, a prescindere dagli effetti pratici.
Si può fare solo una cosa: cambiarla. Ed è questo che il nuovo Consiglio regionale deve fare. Solo che sono già passati sei mesi dalla sua elezione e di riforma della legge elettorale non si sente parlare. Tutti dicono, a parole, che l’intervento va fatto, ma nessuno prende l’iniziativa.
Il perché è presto detto. La legge-mostro ha creato, in Consiglio, una maggioranza trasversale composta dai consiglieri delle tre province più piccole: Bat, Brindisi e Foggia. Secondo voi, loro vorranno mai cambiare una legge che li favorisce?
A giorni sempre il Tar di Bari deciderà su altri quattro ricorsi più o meno simili. La risposta sarà la stessa. E continueremo ad assistere al paradosso che un candidato forte di 23mila preferenze resti a casa, mentre uno che di preferenze ne prende solo 3mila diventi consigliere regionale.
C’è chi dice che non è uno scandalo. Ma è certamente un’idiozia. Che va corretta.