La toga di Emiliano
È apparso sereno, e a tratti felice, ieri sera Michele Emiliano, durante l’evento in cui ha presentato il suo libro, L’alba di San Nicola, uscito proprio ieri. Eppure aveva appena ricevuto l’ennesima cattiva notizia dal Consiglio Superiore della Magistratura, che ha bocciato il terzo tentativo della Regione di dargli un incarico per non farlo tornare a indossare la toga.
A chi gli ha chiesto come mai, nonostante il terzo no, fosse sereno, ha risposto che a questo problema lui non ci pensa nemmeno. Se sarà costretto a tornare a fare il magistrato, lo farà, perché, ha ricordato, magistrati si nasce e magistrati si muore. Ben detto, e ben fatto, anche se niente è ancora detto, e niente è ancora fatto.
Nel senso che può ancora accadere di tutto, e che il ritorno in magistratura di Emiliano non è affatto scontato. Intanto perché resta in piedi l’ipotesi che vada a fare il consulente presso la Commissione Lavoro del Senato, e poi perché si sta lavorando intorno ad un’altra soluzione che prevede Emiliano sempre impegnato a Roma, con stipendio del Ministero della Giustizia, sempre in ambito parlamentare.
Soluzione, ancora in fase di studio, che piace all’ex governatore, soprattutto perché non prevede costi aggiuntivi né compensi extra, e quindi non peserà sulle casse dello Stato o della Regione. Emiliano riceverà il suo stipendio da magistrato e lavorerà, da magistrato, per il Parlamento, in attesa che l’anno prossimo in Parlamento ci entri a pieno titolo da senatore.
La sua posizione, adesso, è curata direttamente da Elly Schlein. Fu proprio la segretaria del Partito Democratico, a settembre scorso, a convincere Emiliano a farsi da parte nella corsa alla Regione, con la promessa di un incarico di transizione che gli avrebbe aperto le porte alla candidatura al Senato.
Emiliano l’incarico se lo aspettava da Antonio Decaro, ma l’operazione, effettivamente rischiosa, non è riuscita. La Schlein, allora, per mantenere la promessa, ha mobilitato il PD e i suoi alleati e sta per portare a termine il lavoro, con successo.
Adesso si è scatenata la dietrologia. Girano voci di un progetto renziano per azzerare Emiliano con la complicità di Decaro. E girano voci di un litigio della Schlein con Decaro. Voci che lasciano il tempo che trovano. Decaro non si presterebbe mai a progetti così destabilizzanti.
E d’altra parte è lo stesso Emiliano a riconoscerlo, benché si senta amareggiato per essere stato dimenticato in una stazione di servizio dal suo “figlio politico”. Sono passaggi quasi naturali in politica. In politica, il potere genera potere: guai a rimanerne senza.
Ma i cavalli di razza non si azzoppano mai. Sanno prendersi una pausa e ripartire. E hanno un vantaggio: non cambiano squadra, anzi, continuano a lavorare per la stessa scuderia, con un pizzico di concorrenza in più.