Viva la Pace, ma senza ubriacature
Celebriamo tutti il giorno della pace. Ma attenti a non ubriacarci.
Quella di ieri è stata certamente una giornata significativa, ma l’accordo sottoscritto in Egitto per fermare la guerra nella Striscia di Gaza va preso con molta cautela. Illudersi che in Medio Oriente sia improvvisamente scoppiata la pace può avere effetti collaterali devastanti.
Per questo, pur consapevoli del primo grande risultato ottenuto da Donald Trump, non ce la sentiamo di esultare, né di partecipare al grande spettacolo che ha organizzato prima in Israele e poi a Sharm per festeggiare quello che è solo un primo, sia pur significativo passo, verso una pace vera, che resta in salita.
L’accordo fra Israele ed Hamas è fatto di tre capitoli. Ieri, con la liberazione di ostaggi e prigionieri, si è chiuso il primo, facile e preliminare, ma adesso bisognerà affrontare gli altri due, e ci vorranno tempo, pazienza, coraggio, diplomazia.
Le ferite sono state appena medicate. Non sono affatto guarite. E lo si è visto anche ieri.
Israele, alla firma e alla festa, non c’era. C’era quasi tutto il mondo, compresa l’Italia, ma mancavano Russia e Cina. E se qualcuno ha paragonato il conflitto israeliano-palestinese come l’anticamera della Terza Guerra Mondiale, la domanda che sorge spontanea è una sola: si può evitare una guerra mondiale dimenticandosi di Russia e Cina?
Quindi, attenzione. Siamo appena all’inizio di un difficilissimo percorso di pace, che non riguarda solo Israele e Palestina, due mondi da sempre in guerra nonostante abbiano già firmato altri accordi di pace.
Ad est ci sono altre guerre di cui forse ci siamo dimenticati: Libano e Siria, la minaccia iraniana, l’Afghanistan e l’Iraq, l’avvisaglia bellica fra Cina e Taiwan, per non parlare della guerra europea fra Russia e Ucraina.
Per questo il pur importante passo verso la pace di Gaza è solo un piccolo tassello di un grande mosaico che è ancora tutto da comporre.
La presenza dell’Italia, ieri, in Egitto, non può che essere salutata positivamente. Ma anche su questo, facciamo attenzione.
Giorgia Meloni ha dato la disponibilità ad inviare in Palestina un contingente militare per assicurare la pace. Ma intanto deve ancora riconoscere lo Stato di Palestina.
Siamo certi che il Parlamento le dirà di sì?
Siamo certi che inviare altri militari italiani in zone di guerra sia una scelta giusta?
L’Italia partecipa attualmente a più di 40 missioni militari di pace in tutto il mondo, dal Corno d’Africa al Niger, dalla Libia al Mozambico, dal Libano al Kosovo. Un impegno che ci costa 50 milioni di euro all’anno.
C’è una vignetta di Elle Kappa su La Repubblica di oggi. Raffigura Trump in festa, e dice: “Ha fatto un miracolo, ha tramutato il sangue in dollari.” Il riferimento è alla ricostruzione della Striscia.
Trump dalle guerre ci guadagna. Noi ci mettiamo solo i soldati.