9 marzo 2026 | 10:33
Cronaca Mola

Maltrattamenti a scuola, condannata 12 anni dopo

Una vicenda lunga oltre un decennio, fatta di silenzi, segnalazioni, accertamenti investigativi e tre gradi di giudizio, si è chiusa soltanto nei giorni scorsi con l’esecuzione definitiva della pena nei confronti di una ex operatrice scolastica ritenuta responsabile di maltrattamenti ai danni di minori all’interno di un istituto di Mola di Bari.

I fatti risalgono a un arco temporale compreso tra il settembre 2013 e il giugno 2014. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, all’interno di una scuola frequentata da bambini in tenera età si sarebbero verificati episodi ripetuti di comportamenti vessatori e intimidatori che avrebbero inciso in maniera significativa sull’equilibrio psicologico dei piccoli alunni coinvolti. Una situazione che, almeno inizialmente, si sarebbe consumata lontano da occhi esterni, nel perimetro chiuso delle attività didattiche quotidiane, dove il rapporto fiduciario tra famiglie e personale educativo rappresenta -per sua stessa natura- il presupposto fondamentale del patto formativo.

A far emergere i primi sospetti furono alcune segnalazioni giunte all’attenzione delle famiglie e, successivamente, delle autorità competenti. Cambiamenti improvvisi nel comportamento dei bambini, manifestazioni di disagio, timori immotivati legati alla frequenza scolastica: segnali che, nel tempo, indussero i genitori ad approfondire e a chiedere verifiche. Da lì prese avvio l’attività investigativa dei Carabinieri della Tenenza di Mola di Bari, che avviarono una serie di accertamenti finalizzati a comprendere la reale portata di quanto denunciato.

L’indagine, condotta con particolare cautela proprio in ragione della delicatezza dei soggetti coinvolti, portò alla denuncia alla Procura della Repubblica di Bari di una donna che all’epoca dei fatti aveva poco più di cinquant’anni e che operava all’interno della struttura scolastica. Gli elementi raccolti dagli inquirenti confluirono quindi nel procedimento penale che avrebbe dato avvio a un lungo iter giudiziario, destinato a svilupparsi negli anni successivi.

Il primo approdo processuale giunse il 6 aprile 2022, quando il Tribunale pronunciò la sentenza di primo grado. Una decisione che, tuttavia, non segnò la conclusione della vicenda giudiziaria. L’iter proseguì infatti davanti alla Corte d’Appello di Bari che, con sentenza del 9 ottobre 2024, riformò il precedente pronunciamento, ridefinendo il quadro delle responsabilità alla luce del riesame degli atti e delle risultanze dibattimentali.

A mettere il sigillo definitivo sul procedimento è stata la Corte di Cassazione che, il 16 gennaio scorso, ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa dell’imputata, rendendo irrevocabile la condanna a due anni e sei mesi di reclusione per il reato di maltrattamenti. Una decisione che ha chiuso in via definitiva il percorso giudiziario, confermando la responsabilità penale della donna in relazione ai fatti contestati.

Venerdì scorso si è quindi passati alla fase esecutiva della pena. I Carabinieri hanno raggiunto la 66enne presso la sua abitazione di Reggio Emilia, dove nel frattempo si era trasferita, e hanno dato esecuzione al provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria, accompagnandola in carcere. Qui la donna dovrà scontare la pena stabilita in via definitiva dalla Suprema Corte.

Si chiude così una vicenda che, per la sua natura e per il contesto in cui si è sviluppata, ha inevitabilmente lasciato un segno profondo nella comunità di riferimento e nelle famiglie coinvolte. Una storia che riporta al centro dell’attenzione il tema, sempre delicato, della tutela dei minori nei contesti educativi e dell’importanza dei sistemi di vigilanza e ascolto capaci di intercettare tempestivamente eventuali situazioni di disagio o abuso, prima che possano tradursi in conseguenze durature sul piano umano e relazionale. Dopo dodici anni dai fatti contestati, il pronunciamento definitivo della giustizia ha ora consegnato alla memoria giudiziaria un caso che ha attraversato tre gradi di giudizio, restituendo una risposta attesa a lungo da chi, sin dall’inizio, aveva trovato il coraggio di segnalare.

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