12/02/2026 09:24
Si è svolto martedì 3 febbraio, presso la chiesa del Sacro Cuore, il primo appuntamento del ciclo di incontri “Quanto resta della notte – Itinerario di incontri per provocare la luce”, organizzato dalle Parrocchie molesi. A inaugurare il percorso è stato il dott. Giuseppe Gatti, procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Bari, da anni impegnato nella lotta alla criminalità organizzata e nella promozione della cultura della legalità.
Nel suo intervento, Gatti ha offerto una riflessione intensa e personale sul senso profondo del suo lavoro e delle sue scelte professionali che sono state sempre guidate da una passione autentica per le persone. «Al centro della mia vita ci sono le relazioni», ha affermato, sottolineando come la legalità non sia un concetto astratto, ma una forma di relazione fondata sul riconoscimento reciproco e sul rispetto delle regole che rendono possibile la convivenza.
Il procuratore ha descritto la crisi contemporanea delle relazioni come il risultato della violazione delle regole che le sostengono. Da qui la distinzione tra legalità verticale o legalità dell’io e legalità circolare o legalità del noi.
La legalità verticale è quella che nasce dalla mancanza di riconoscimento dell’altro, in un rapporto segnato da potere e soggezione. Gatti ha richiamato il codice mafioso, fondato su fedeltà cieca e omertà, come esempio estremo di una legalità distorta, imposta dall’alto e priva di reciprocità; la legalità dell’io, appunto, che si sviluppa quando l’individuo diventa misura assoluta di tutto, generando isolamento, autoreferenzialità e, talvolta, violenza. In questo quadro, il procuratore ha messo in relazione violenza di genere, dinamiche patriarcali e relazioni mafiose, evidenziando come condividano la stessa radice: la negazione dell’altro come persona.
Gatti ha poi affrontato il tema della dipendenza, non solo come fenomeno sociale, ma come metafora di una fragilità diffusa. Mafia e dipendenza, ha spiegato, prosperano negli spazi lasciati vuoti dalla solitudine e dall’assenza di comunità. Da qui una delle affermazioni più forti della serata: «La potenza della mafia siamo noi quando non abbiamo il coraggio di fare il nostro dovere di cittadini».
La seconda parte dell’incontro è stata dedicata alla proposta di un modello alternativo: la legalità del noi, radicata nella Costituzione e fondata su una visione circolare delle relazioni. Una legalità che non si limita a norme e sanzioni, ma che si costruisce nella partecipazione, nella responsabilità condivisa, nella capacità di riconoscersi parte di una comunità. Gatti ha evidenziato come oggi viviamo una profonda crisi del noi, spesso evocato ma raramente praticato. Per questo ha invitato i presenti a fare esperienza concreta di comunità, superando l’individualismo e la passività.
L’incontro ha registrato una partecipazione attenta e numerosa, segno dell’interesse verso un tema che tocca la vita civile e sociale del territorio. In conclusione il dr. Gatti ha voluto rimarcare il senso profondo di questo itinerario che è proprio quello di uscire dalla notte e di “provocare la luce”, ovvero di accendere consapevolezza, far nascere responsabilità condivisa, ricostruire il noi; “la luce”, ha ribadito, “non arriva da sola: nasce quando le persone si incontrano, si ascoltano e scelgono di essere cittadini attivi”.
Il ciclo “Quanto resta della notte” proseguirà con altri due appuntamenti su questi temi, con l’intento di creare spazi di confronto, non semplicemente per fare chiarezza, ma per stimolare la coscienza civile e accendere il coraggio di essere cittadini responsabili, se si vuole generare e costruire il bene comune.