04/03/2026 11:22
Occhi chiusi sulla città, sicurezza al palo.
La cronaca locale da mesi si aggiorna quotidianamente con la conta di furti in danno ad abitazioni e attività commerciali sia sul territorio urbano che di campagna. Reati predatori che colpiscono al cuore le persone. Un’emergenza – si tratta di numeri e non di percezione – che si sta affrontando con le mani dietro la schiena.
Il riferimento è ai sistemi di videosorveglianza che potrebbero supportare e facilitare l’operato delle forze dell’ordine, già alle prese con organici ridotti all’osso. Senza l’ausilio tecnologico promesso dall’amministrazione comunale, ogni indagine si riduce a un terno al lotto, alla ricerca del colpevole affidata alla fortuna o alla solerzia degli investigatori e di qualche cittadino che fornisce immagini di telecamere private. Una telecamera attiva è uno strumento preventivo, è un supporto operativo, è una prova di legge.
Diversi “luoghi sensibili” – e citiamo alcuni come piazza Falcone e Borsellino, Sacro Cuore, zona skate park, piazza Lyss, piazza Montalcini- restano all’ombra ed alla mercè dei malviventi. Così ogni serranda forzata, ogni porta scardinata, ogni vetro infranto (ma anche ogni sacchetto abbandonato per strada) erode il patto di fiducia tra istituzioni e cittadinanza. Non si può parlare di “smart city” se non si tutela la proprietà e la serenità domestica dei cittadini.
La domanda è semplice: votato ormai a giugno 2024 il Regolamento comunale di disciplina della videosorveglianza, cosa si aspetta ad accendere gli schermi? Specie all’approssimarsi della bella stagione quando la città vivrà un nuovo afflusso turistico che, bontà di tutti, porta a fenomeni d’intolleranza.
Una città sicura è una città presidiata e lì dove mancano le risorse umane la tecnologia offre un valido supporto. La sicurezza è un diritto dei contribuenti.