20 luglio 2026 | 08:14
Attualità Monopoli

Maturità, la beffa del 99

La mamma di uno studente dell'I.I.S.S. "Vito Sante Longo" di Monopoli scrive a Fax

MONOPOLI – Nell’ultima edizione del settimanale Fax abbiamo pubblicato la seguente lettera. Le riflessioni di una madre sulla burocrazia scolastica che spegne il merito e il talento.

“In questi giorni si stanno concludendo gli esami di maturità, un rito di passaggio che per ogni genitore rappresenta il coronamento di anni di sacrifici, speranze e timori. Scrivo queste righe non solo come cittadina, ma soprattutto come madre di un brillante studente dell’indirizzo Informatica dell’I.I.S.S. “Vito Sante Longo” di Monopoli, diplomatosi con il punteggio di 99/100. Un voto eccellente, senza dubbio, ma che lascia un profondo senso di ingiustizia e amaro in bocca. Mio figlio si è presentato davanti alla commissione d’esame con un progetto interamente progettato e costruito da lui, un lavoro di alto livello tecnologico che ha letteralmente conquistato i commissari, tanto da renderlo, agli occhi della commissione stessa, meritevole non solo del massimo dei voti, ma anche della lode. A sbarrare la strada verso il meritato 100 non è stata la preparazione constatata dalla commissione interna ed esterna ma un voto in condotta inferiore al 9. La motivazione? Qualche assenza in più rispetto a un rigido regolamento interno. Un parametro che, purtroppo, pare essere applicato con una certa discrezionalità e “a simpatia”, piuttosto che con uniforme oggettività. Da madre, ciò che mi ferisce profondamente è la totale mancanza di una visione d’insieme da parte di chi detiene il potere decisionale. Mio figlio non si è limitato a studiare: ha investito tempo ed energie per la sua scuola, partecipando attivamente e costantemente a tutti gli open day dell’istituto, offrendo la sua immagine e le sue competenze per promuovere la scuola. Ha fatto tutto questo mentre affrontava un carico di stress enorme, diviso tra la preparazione della maturità e lo studio per i selettivi test di ammissione all’università. Come madre mi chiedo: com’è possibile che tutto questo non abbia avuto alcun peso nella valutazione della condotta, mentre qualche assenza (spesso necessaria) sia stata punita così severamente? Perché la scuola non è stata orgogliosa di questa eccellenza, preferendo affossarla anziché premiarla? A chi, all’interno dell’istituto, ha potere decisionale e ha scelto la strada del rigore formale a scapito del riconoscimento del talento, da madre voglio ricordare la vera missione dell’insegnamento. La scuola non è un tribunale che timbra cartellini, né un ufficio dove si applicano regolamenti ciechi. La scuola ha il compito di educare, accendere passioni e premiare il merito. Quando un ragazzo eccelle, crea un progetto da zero, si spende per il proprio istituto e dimostra una media voti straordinaria, negargli il massimo riconoscimento per un mero calcolo burocratico è una dimostrazione di miopia educativa. Chi ha tolto quel punto ha forse applicato una regola, ma ha perso l’occasione di essere una guida autorevole, un esempio di equità e di orgoglio per i propri studenti. A mio figlio e a tutti i ragazzi come lui, auguro un futuro radioso. Come madre, sono fiera di aver cresciuto un giovane che vale molto più di un voto su un registro. L’università e il mondo del lavoro sapranno valorizzare quel 99 per quello che è realmente: il trampolino di lancio di una mente brillante che nessuna ingiustizia potrà mai fermare”.

Lettera firmata

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