25/09/2026 08:12
Otto gol, tanti campioni tornati per una sera a indossare gli scarpini, migliaia di ricordi e soprattutto una quantità impressionante di bambini e ragazzi sul prato dell’Armando Picchi. Ma il risultato, alla fine, è stato davvero l’ultima cosa che contava. Livorno-Bari 5-3, otto reti in tutto, è stata la partita scelta per chiudere una giornata interamente dedicata a Igor Protti, nel giorno in cui avrebbe compiuto 59 anni. Una giornata cominciata molto prima del calcio d’inizio e diventata, con il passare delle ore, qualcosa di più di una semplice commemorazione: una grande festa popolare, piena di nostalgia ma anche di sorrisi, nella quale due città lontane geograficamente hanno scoperto ancora una volta di essere vicinissime grazie allo stesso uomo.
Il 24 settembre a Livorno non poteva essere una data qualsiasi. Era il compleanno di Igor Protti, nato il 24 settembre 1967 e scomparso lo scorso 19 giugno a 58 anni. Per questo la città ha voluto legare per sempre il suo nome proprio al luogo nel quale è diventato un simbolo. Alle 18, davanti all’ingresso principale dello stadio Armando Picchi, è stato inaugurato il “Largo Igor Protti. All’uomo e al nostro campione”. Non semplicemente il nome di un ex calciatore su una targa, ma il riconoscimento pubblico di un rapporto che a Livorno ha superato da tempo il confine dello sport. Intorno alla famiglia di Protti si sono stretti il sindaco Luca Salvetti, il sindaco di Bari Vito Leccese, rappresentanti delle istituzioni, del mondo sportivo e tantissimi cittadini e tifosi.
Poco dopo la cerimonia si è spostata dentro lo stadio, sotto quella Curva Nord
che per anni aveva gridato il suo nome. Qui è stata scoperta un’altra targa, dedicata alle sue imprese e soprattutto al suo valore umano. È stato uno dei momenti più intensi della giornata, accompagnato dai cori dei tifosi amaranto. Sulla targa è stato inserito anche un QR code attraverso il quale è possibile rivivere alcune delle immagini della storia livornese di Protti, tratte dal film del regista Luca Dal Canto. Un modo per trasformare il ricordo in qualcosa che resta e che potrà essere conosciuto anche da chi Igor non ha potuto vederlo giocare.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più belli della serata. Al Picchi c’erano tantissimi bambini e tantissimi ragazzi. Le scuole calcio hanno sfilato sul terreno di gioco prima della partita e poi, quando i grandi campioni del passato si sono mescolati alla gente, il prato si è riempito di magliette bianche, richieste di fotografie, autografi, abbracci. Ragazzini che magari non erano ancora nati quando molti dei protagonisti della serata giocavano in Serie A, ma che avevano perfettamente percepito di trovarsi dentro un momento speciale.
Giorgio Chiellini è stato inevitabilmente uno dei più cercati. L’ex difensore, cresciuto calcisticamente proprio nel Livorno prima di diventare uno dei simboli della Juventus e della Nazionale italiana, si è ritrovato circondato da decine di giovanissimi. Una scena semplice, spontanea, che forse racconta meglio di tante parole il significato dell’intera manifestazione: un campione che ha vinto tutto in mezzo a bambini con gli occhi spalancati, nello stadio nel quale anche lui aveva cominciato il proprio viaggio nel grande calcio, riuniti per ricordare un uomo che per Chiellini era stato molto più di un vecchio compagno. Protti era stato un riferimento, un esempio, una figura capace di accompagnare anche la crescita dei più giovani. E vedere Chiellini nuovamente sul prato del Picchi, tanti anni dopo, sommerso dall’affetto dei ragazzini, ha creato quasi un passaggio ideale tra generazioni.
Accanto a lui sono tornati tanti altri protagonisti della storia amaranto. Marco Amelia tra i pali, Fabio Galante in difesa, Cristiano e Alessandro Lucarelli, oltre ai tanti ex che negli anni hanno condiviso spogliatoio, campo e amicizia con Protti. Nella grande famiglia livornese hanno trovato spazio nomi come Gennaro Ruotolo e Alessandro Diamanti e, durante la partita, sono stati protagonisti anche Cristiano Lucarelli, Scalzo, Colombo e Francesco Vantaggiato, autori dei gol che hanno costruito il 5-3 finale.
Dall’altra parte non c’era una squadra scelta casualmente. C’era la Bari ’93, associazione che riunisce tanti protagonisti di una delle epoche più amate del calcio biancorosso e che da tempo porta avanti iniziative sociali e solidali. La formazione barese ha schierato dall’inizio Fontana in porta; Gentile, Ricci, Mangone e Tangorra in difesa; Bigica, Gerson, Alessio e Barone a centrocampo; João Paulo e Nicola Ventola davanti. A disposizione c’erano Alberga, Andrisani, Caggianelli, Cacciapuoti, Puglisi, Pedone, Sandro Tovalieri e Francesco De Napoli. In panchina Antonio Di Gennaro, con Roberto Fiorillo preparatore e Giuliano Gresi massaggiatore, mentre tra i dirigenti erano presenti Cellamare, Cioce e Morisco. Una comitiva arrivata dalla Puglia non per disputare un’amichevole qualunque ma per riportare idealmente Igor in mezzo a due delle squadre e delle tifoserie che più profondamente lo hanno amato.
Ed è proprio qui che si spiega perché la partita dovesse essere Livorno-Bari e non un incontro fra altre rappresentative della lunga carriera di Protti. Igor ha giocato anche a Messina, Lazio, Napoli, Reggiana e in altre realtà importanti, ma Bari e Livorno sono state qualcosa di diverso. Sono le due città nelle quali Protti non è stato soltanto un calciatore. È diventato appartenenza.
A Bari arrivò nel 1992 e vi rimase fino al 1996. Con la maglia biancorossa segnò 46 reti in campionato e nella stagione 1995-96 visse una delle imprese più particolari della storia della Serie A: diventò capocannoniere del massimo campionato con 24 gol nonostante la retrocessione del Bari. Un centravanti di una squadra che scendeva di categoria capace di segnare più di tutti in Serie A. Da quel momento, e in realtà già da prima, per Bari Protti non fu più un giocatore come gli altri. Era lo “Zar”, l’uomo al quale affidare il pallone quando serviva un gol, ma anche un personaggio capace di stabilire un rapporto autentico con la città.
Livorno rappresenta l’altra metà, forse quella ancora più profonda, della sua storia. Qui Protti aveva mosso i primi passi importanti da calciatore e qui decise di tornare nel 1999, quando avrebbe potuto scegliere palcoscenici più prestigiosi. Tornò invece in una squadra che militava in categorie lontane dalla Serie A e contribuì a un percorso straordinario di risalita. Accompagnò il Livorno dalla Serie C1 alla Serie B e poi fino alla Serie A, diventandone capitano, simbolo e uomo immagine. Quando il grande calcio tornò a Livorno, lui era ancora lì. E quando smise di giocare, il legame non finì. Per questo Livorno lo ha adottato definitivamente, fino a conferirgli negli anni riconoscimenti e cittadinanza onoraria e a considerarlo una parte dell’identità della città.
Bari e Livorno, dunque. L’Adriatico e il Tirreno. Due tifoserie diverse, due città orgogliose e passionali che ieri sera hanno parlato lo stesso linguaggio. Il sindaco barese Vito Leccese ha sintetizzato questo rapporto ricordando come sia raro che un calciatore riesca a unire così profondamente due comunità. E l’immagine più forte è stata proprio questa: sciarpe e colori differenti, ma nessuna distanza quando veniva pronunciato il nome di Igor.
Anche a centinaia di chilometri dal Picchi, Bari ha partecipato simbolicamente alla serata. All’imbrunire lo stadio San Nicola si è illuminato di biancorosso per ricordare Protti. Mentre a Livorno i suoi vecchi compagni si preparavano a entrare in campo, lo stadio che era stato una delle sue case si accendeva in suo onore. Due impianti, due città, un unico filo.
Prima del calcio d’inizio il Picchi è diventato soprattutto il luogo dei più giovani. Le scuole calcio hanno fatto il giro del campo, i ragazzini hanno inseguito gli ex campioni per una fotografia e gli adulti hanno raccontato ai figli e ai nipoti chi fossero quegli uomini che tornavano a indossare una maglia da gioco. Il significato del Protti Day è passato anche da qui. Ricordare Igor non soltanto attraverso chi lo aveva visto segnare, ma consegnarne la storia a una generazione che non poteva avere memoria diretta dei suoi gol.
Poi, alle 20.30, il pallone ha cominciato finalmente a rotolare.
La formula prevedeva due tempi da trenta minuti e anche durante la partita il numero dieci è rimasto al centro di tutto. Proprio al 10’, il gioco è stato fermato. Un minuto di silenzio, nel cuore della gara, con quello stesso numero che Protti aveva trasformato in un simbolo. Per sessanta secondi il pallone si è fermato e con lui si è fermato l’intero stadio.
Sette minuti dopo è arrivato il primo gol. A segnarlo, quasi inevitabilmente, Cristiano Lucarelli. Al 17’ l’attaccante livornese ha portato avanti le Vecchie Glorie amaranto battendo Fontana e ricevendo l’abbraccio del pubblico. Un altro uomo profondamente legato alla città, un altro numero nove che a Livorno significa appartenenza, a segno nella notte dedicata al centravanti che aveva preceduto e accompagnato una parte fondamentale della storia recente del club.
Al 24’ il Livorno ha raddoppiato con Scalzo. Il Bari, però, ha impiegato appena un minuto per rispondere: al 25’ João Paulo ha accorciato le distanze e riportato i biancorossi sul 2-1. Il brasiliano è stato uno dei personaggi più applauditi della delegazione barese, memoria vivente di un calcio che al San Nicola ha lasciato ricordi profondissimi. Il primo tempo, terminato al 30’, si è così chiuso sul 2-1 per il Livorno.
Nella ripresa è salito in cattedra Colombo. Prima il gol del 3-1, poi un’altra rete all’11’ del secondo tempo per il 4-1 e la doppietta personale. Una presenza dal significato particolare anche perché Colombo ha avuto nella propria carriera un passaggio nel Bari, aggiungendo un altro piccolo incrocio a una serata costruita interamente su legami, amicizie e storie che si rincorrevano.
Il Bari non ha comunque rinunciato a giocare e al 17’ Puglisi ha segnato il 4-2. Poco dopo è arrivato il quinto gol amaranto, firmato da Francesco Vantaggiato, un altro attaccante che a Livorno ha lasciato un segno importante. Infine ancora João Paulo, con la sua seconda rete personale, ha fissato il punteggio sul 5-3.
Cinque gol del Livorno, tre del Bari. Otto in tutto. E allora il titolo della serata può davvero essere “Otto gol per ricordare Protti”. Ma nessuno, uscendo dal Picchi, probabilmente ricorderà innanzitutto il 5-3.
Resteranno piuttosto le immagini. I bambini sul prato. Le fotografie con Chiellini. Gli abbracci agli ex giocatori. Cristiano e Alessandro Lucarelli di nuovo insieme nello stadio della loro città. Amelia, Galante e gli altri protagonisti amaranto. João Paulo, Ventola, Bigica, Tovalieri e la grande famiglia barese arrivata dalla Puglia. I due sindaci uno accanto all’altro. La famiglia di Igor circondata da un affetto enorme. Il minuto di silenzio al decimo minuto. I cori della Curva Nord. Il San Nicola illuminato a distanza. E quella targa che da ieri rende il nome di Igor parte anche della geografia ufficiale di Livorno.
La serata aveva inoltre una finalità concreta. Non si trattava soltanto di ricordare. Il Protti Day era stato pensato come evento benefico, con il ricavato destinato ad attività solidali indicate insieme alla famiglia. Nel corso della manifestazione è stata presentata anche una borsa di studio intitolata a Igor Protti, legata all’Istituto nazionale di gastroenterologia “Saverio De Bellis” di Castellana Grotte, insieme alle iniziative di solidarietà coinvolte nella giornata. Anche questo rispecchia bene il modo scelto per custodirne la memoria: non trasformarla soltanto in nostalgia, ma farne qualcosa capace di aiutare gli altri.
Persino le maglie preparate per l’occasione raccontavano questa attenzione ai dettagli. Ne sono state realizzate 287, tante quante le presenze ufficiali di Protti con il Livorno, tutte numerate. Un piccolo oggetto da collezione, certo, ma soprattutto un altro modo per legare i numeri della sua carriera a una giornata nella quale ogni particolare parlava di lui.
E forse il significato più profondo del 24 settembre sta proprio nella presenza di tutti quei ragazzini. I campioni passano, le carriere finiscono, persino i ricordi diretti con il tempo appartengono a un numero sempre più ristretto di persone. Ma quando un bambino che non ha mai visto giocare Igor Protti entra al Picchi nel giorno del suo compleanno, ascolta il suo nome, vede campioni come Chiellini, Lucarelli, Amelia, Galante e tanti altri tornare apposta per lui, domanda a suo padre o a suo nonno chi fosse quell’uomo e perché tutti gli vogliano così bene, allora quella storia continua.
Ieri sera Livorno e Bari non hanno semplicemente ricordato un centravanti. Hanno raccontato ai più giovani perché un calciatore può diventare qualcosa di più dei gol segnati, delle classifiche e delle categorie attraversate. Protti è riuscito a essere contemporaneamente barese e livornese senza essere nato né a Bari né a Livorno. Nato a Rimini, è riuscito a farsi adottare da due delle città calcisticamente più passionali d’Italia attraverso i gol, certamente, ma soprattutto attraverso il modo di stare dentro le loro comunità.
Per questo proprio Bari e Livorno. Per questo il Picchi. Per questo il 24 settembre. E per questo, alla fine di una notte con otto gol, nessuno aveva davvero bisogno di sapere chi avesse vinto. Il tabellone diceva Livorno 5, Bari 3. La serata diceva semplicemente Igor.
Una parte del ricaravto della partita è stato destinato a finanziare una borsa di studio dell’IRCCS De Bellis di Castellana Grotte intitolata a Protti.
