17 aprile 2026 | 10:35
Italia Notizie

Milano Cortina 2026, due talenti del Sud-Est barese nella coreografia “Peace”

Dalla provincia all’evento più importante dell’anno.

Tra i protagonisti della cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, andata in scena venerdì 6 febbraio allo stadio San Siro di Milano, c’erano anche due giovani talenti del nostro territorio. Nicol Basile, vent’anni, nata e cresciuta a Putignano e Francesco Ayrton Lacatena, 29 anni, originario di Castellana Grotte. Entrambi sono stati coinvolti nel segmento “Peace”, ideato da Simone Ferrari e Luli Helbek, con coreografie di Macia Del Prete e la partecipazione di Ghali e Charlize Theron.

Trasformare una passione in futuro. Il racconto di Nicol 

Nicol muove i suoi primi passi nella danza a soli 5 anni, nella palestra della mamma. Dal 2019 ha proseguito la sua formazione a Castellana Grotte, ad Artinscena Danza di Annalisa Bellini, consolidando tecnica e disciplina. Lo scorso settembre ha scelto di trasferirsi a Milano, dopo aver ottenuto una borsa di studio per frequentare OrmarsLab, centro di alta formazione dedicato alla danza e alla composizione coreografica. Un salto importante, affrontato con determinazione e spirito di sacrificio.

Ed è proprio all’interno di questa nuova esperienza milanese che è arrivata l’opportunità di partecipare alla cerimonia olimpica. «È stato da brividi – racconta a Fax Nicol. Eravamo 80 ballerini in totale, di cui solo 10 professionisti». Il corpo di ballo, composto interamente da ragazzi under 20, è stato selezionato dalla coreografa Macia Del Prete, docente di OrmarsLab. Una scelta che ha voluto valorizzare l’energia e la freschezza delle nuove generazioni. Dietro quei pochi minuti di spettacolo, però, si nasconde un lavoro intenso.

«La preparazione è stata dura – spiega Nicol. Abbiamo provato per due mesi e mezzo, tutti i giorni, domenica compresa. Nel frattempo continuavo a frequentare le lezioni in Accademia». Una routine fatta di studio, allenamenti e sacrifici, che testimonia quanto la danza sia prima di tutto disciplina quotidiana. Per la giovane putignanese l’esperienza di San Siro rappresenta un punto di svolta: «È un sogno che si avvera e che ha confermato il mio desiderio di vivere di danza».

Un sogno costruito passo dopo passo, senza scorciatoie, con la consapevolezza che la formazione continua sia l’unica strada per crescere artisticamente. Il prossimo obiettivo guarda oltre i confini nazionali: «Vorrei fare un’esperienza all’estero. Trasferirmi a Milano a 19 anni è stato il primo passo. Questa esperienza mi ha dato ancora più energia per spingermi oltre». Una visione chiara, accompagnata dalla volontà di mettersi in gioco e di uscire dalla propria zona di comfort.

Il suo messaggio ai coetanei è semplice ma diretto: «Non bisogna avere paura di muoversi. Se si vuole vivere di danza – e di arte in generale – è importante non restare dove ci si sente stretti». La sua storia è il racconto di una generazione che sceglie di investire sull’arte, che studia, si forma e parte per inseguire i propri obiettivi. Un inno alla danza, ai sogni coltivati con costanza e alla determinazione di chi sceglie di trasformare una passione in futuro.

L’arte come responsabilità. La visione di Francesco

Francesco Ayrton Lacatena, 29 anni è un danzatore e performer di Castellana Grotte, inserito nel corpo di ballo dell’evento che ha inaugurato ufficialmente i Giochi. In questo contesto di rilievo globale, Francesco ha portato con sé il percorso costruito negli anni, iniziato proprio a Castellana.

L’approccio alla danza risale all’infanzia. «Avevo 4 anni quando mia nonna materna, Maria, mi iscrisse a un corso di gioco-danza», ci racconta. Un’intuizione che ha segnato l’inizio di un cammino sviluppatosi con costanza e determinazione. Durante le scuole elementari arriva l’esperienza con la breakdance alla scuola “Passione Danza” di Daniela Carbone. Da quel momento la danza diventa una scelta consapevole.

A 16 anni Francesco inizia anche a insegnare a un corso di principianti, esperienza che contribuisce alla sua crescita personale oltre che tecnica. «Insegnare mi ha aiutato a comprendere il valore della responsabilità e dell’esempio», spiega. Il 2015 rappresenta un anno di svolta: debutta da professionista nello spettacolo “750 volte Dance”, allestito nell’area del campetto delle Grotte, e successivamente in “Hell in the Cave”, spettacolo ambientato nelle Grotte di Castellana. Un passaggio significativo che gli consente di entrare in contatto con Vito Cassano e Claudia Cavalli, fondatori della Compagnia Eleina D, figure centrali nella sua formazione artistica. «Se oggi sono il danzatore che sono, lo devo anche a loro», afferma Lacatena, sottolineando il valore dell’incontro con maestri capaci di trasmettere tecnica, disciplina e passione.

Negli anni successivi arriva la scelta di trasferirsi a Milano per ampliare le opportunità professionali. «È una città complessa, con ritmi intensi e richieste elevate, ma offre occasioni importanti per chi lavora nel settore artistico», racconta. Proprio da Milano prende forma l’opportunità di partecipare alla cerimonia inaugurale di Milano-Cortina 2026.

Nella performance è stata citata la poesia “Promemoria” di Gianni Rodari, che richiama con parole semplici il valore della pace. «Portare un messaggio di questo tipo in un evento di portata mondiale è stato per me motivo di grande responsabilità», afferma il danzatore. Per Lacatena l’esperienza di San Siro rappresenta una tappa importante di un percorso costruito negli anni tra studio, disciplina e legame con le proprie radici. «Vengo da Castellana Grotte, da una famiglia che mi ha sostenuto e da insegnanti che mi hanno trasmesso prima di tutto l’amore per questo lavoro», sottolinea.

La partecipazione alla cerimonia olimpica si inserisce così in una traiettoria professionale in continua evoluzione, ma con uno sguardo che resta ancorato al territorio d’origine. «Credo in una danza che sappia parlare, prendere posizione, farsi portavoce di valori come il rispetto, l’ascolto e la pace», conclude il ballerino.

In un contesto sociale di paura e nichilismo, l’arte non può essere solo spettacolo, i corpi non solo presenza passiva, ma linguaggi capaci di trasmettere messaggi e valori condivisi.

© Riproduzione riservata