31/05/2026 07:57
Non si è fatta attendere la replica del presidente dei farmacisti alle conclusioni diffuse da Dataroom sul sistema di remunerazione delle farmacie e sugli effetti economici derivanti dal trasferimento di alcuni farmaci dalla distribuzione diretta ospedaliera a quella convenzionata. Con una nota inviata alla nostra redazione, il rappresentante della categoria interviene nel dibattito per contestare quella che definisce una ricostruzione incompleta e fuorviante, sostenendo che le valutazioni riportate nell’inchiesta non tengano conto dell’evoluzione normativa degli ultimi anni né delle evidenze fornite dagli organismi istituzionali.
Il passaggio più critico riguarda il nuovo modello di remunerazione delle farmacie. Secondo il presidente dei farmacisti, l’analisi proposta da Dataroom partirebbe da un presupposto errato, ovvero che la farmacia continui a essere remunerata principalmente in funzione del prezzo del medicinale dispensato.
«Per oltre quarant’anni – si legge nella nota – la remunerazione delle farmacie è stata effettivamente proporzionale al prezzo del farmaco. Con la riforma introdotta recentemente questo sistema è stato profondamente modificato, riconoscendo una quota destinata a remunerare l’attività professionale del farmacista e non soltanto il valore commerciale del prodotto distribuito».
Una precisazione che, secondo il presidente, cambia radicalmente la lettura dei dati. «Affermare che le farmacie guadagnino di più dispensando farmaci meno costosi significa osservare singoli casi senza considerare il quadro complessivo. Se si analizzano tutti i medicinali interessati dalla nuova remunerazione emerge una realtà diversa, nella quale la riduzione della quota percentuale ha spesso comportato compensi inferiori rispetto al passato».
Ma è soprattutto sul tema delle gliptine e delle gliflozine che la nota assume toni particolarmente netti. L’inchiesta di Dataroom aveva infatti sostenuto che il passaggio di questi farmaci antidiabetici dalla distribuzione diretta a quella convenzionata avrebbe prodotto un aggravio di costi per il Servizio sanitario nazionale. Una conclusione che il presidente dei farmacisti definisce incompatibile con le valutazioni ufficiali dell’Agenzia italiana del farmaco.
«Sostenere che il trasferimento abbia generato maggiori spese per il sistema sanitario significa ignorare i dati elaborati dall’Aifa», scrive il presidente. «Le analisi dell’Agenzia dimostrano invece che il passaggio alla distribuzione convenzionata ha determinato un risparmio economico per il Servizio sanitario nazionale, oltre a migliorare l’accessibilità delle cure per milioni di cittadini».
Nella nota viene richiamata in particolare la stima elaborata dall’Aifa, secondo cui l’operazione avrebbe prodotto un risparmio di circa 9,7 milioni di euro annui. Un dato che, secondo la categoria, non può essere separato dagli effetti organizzativi e assistenziali generati dalla maggiore presenza territoriale delle farmacie.
«La distribuzione attraverso la rete delle farmacie – prosegue il documento – ha consentito ai pazienti di reperire i medicinali vicino a casa, evitando spostamenti verso ospedali e strutture specialistiche e riducendo i disagi soprattutto per anziani, cronici e persone fragili».
La replica non si limita dunque a una questione di contabilità sanitaria. Il presidente dei farmacisti rivendica il ruolo della farmacia come presidio di prossimità e invita a valutare le scelte organizzative non soltanto in termini di spesa immediata, ma anche di qualità del servizio reso ai cittadini.
«La domanda corretta da porsi – conclude la nota – non è se le farmacie abbiano ottenuto un vantaggio, ma se i cittadini abbiano ricevuto un servizio migliore e se il Servizio sanitario nazionale abbia speso meno. I dati disponibili dimostrano che entrambe queste condizioni si sono realizzate».
Una presa di posizione destinata ad alimentare ulteriormente il confronto sul futuro della distribuzione farmaceutica in Italia, in un momento in cui il tema della sostenibilità della spesa sanitaria si intreccia sempre più con quello dell’accessibilità delle cure e della valorizzazione della rete territoriale.