24/11/2025 11:56
Prima ancora che le urne si chiudano, un dato sull’imminente spoglio per le elezioni Regionali appare già evidente: il primo partito in Puglia è quello degli astensionisti. La percentuale dei cittadini (ieri sera alle 23,00 aveva votato solo il 29,4% contro il 39,8% del 2020) che rinunciano a esercitare il proprio diritto di voto rischia infatti di superare il 50%. Non è un dettaglio marginale: è un dato politico, sociale e culturale. In queste ultime ore i candidati stanno moltiplicando telefonate, messaggi e inviti nei gruppi WhatsApp: una chiamata estrema ai ritardatari nella speranza di recuperare qualche punto sul fronte della partecipazione (si vota fino alle 15,00 di oggi). Perché, al di là del risultato, un’elezione con una bassa affluenza indebolisce chiunque vinca e svuota di senso il mandato elettorale. Una vittoria non accompagnata dal consenso di almeno la metà della comunità finisce per suonare come un esercizio formale, più che come l’espressione di una volontà collettiva. Tra poche ore, con le urne chiuse, sarà più semplice misurare la portata di questa rinuncia e tentare un’analisi più lucida delle ragioni che hanno portato molti cittadini a non votare. Ragioni intuibili: sfiducia verso la politica, distanza dai programmi, l’impressione che nulla cambi, la convinzione che la democrazia si riduca a un rito stanco. In ogni caso, qualunque ne sia la motivazione, il risultato è lo stesso: meno partecipazione significa meno democrazia. E questo è, per una comunità, un fallimento. Un’elezione con metà degli elettori fuori dal processo democratico racconta un disagio che non può essere ignorato né banalizzato.