15 giugno 2026 | 16:54
Puglia Notizie

L’Abbate sulla vertenza Natuzzi: “Siamo punto e da capo”

La vertenza Natuzzi entra in una fase delicata e ancora piena di incognite. Dal tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy emerge infatti un “solco preciso” su cui lavorare, ma anche la consapevolezza che gli impegni assunti nell’accordo del 19 maggio non abbiano ancora trovato una concreta attuazione. Al centro del confronto resta il piano industriale illustrato dall’azienda, che secondo Governo e sindacati deve ora essere “declinato” in modo chiaro, soprattutto nelle sue prime fasi operative, prima di poter immaginare eventuali interventi pubblici o il coinvolgimento di Invitalia.

È proprio questo uno dei nodi politici e industriali più rilevanti emersi durante il confronto. Il Governo chiede infatti di capire quale sia la reale prospettiva produttiva del gruppo e in che modo si possano conciliare gli strumenti pubblici con una strategia che negli anni ha progressivamente spostato produzioni all’estero, tra Romania, Cina, Vietnam e Brasile. “Abbiamo ragionato sul marchio Made in Italy – è il ragionamento emerso al tavolo – ma oggi bisogna capire cosa resta davvero in Italia, quanti lavoratori rimangono e quanti rischiano di uscire”. Sullo sfondo ci sono le 1.751 famiglie coinvolte dalla nuova procedura di cassa integrazione.

Proprio il ruolo di Invitalia è stato uno dei temi più discussi. L’Agenzia, incaricata dal MIMIT di svolgere una due diligence sull’azienda, viene considerata uno strumento utile solo a fronte di un vero progetto industriale radicato nel territorio nazionale.

“Invitalia serve per fare investimenti, ma bisogna capire quali – osserva l’on. Patty L’Abbate, presente oggi al tavolo MIMIT -. Un eventuale intervento pubblico ci deve essere soltanto dentro una prospettiva di solidità industriale e di mantenimento della produzione in Italia. Invitalia non può entrare se l’azienda vuole produrre fuori”.

In linea con i rappresentanti della Regione Puglia presenti al tavolo ministeriale, ha aggiunto: “Da circa vent’anni la proprietà ricorre agli ammortizzatori sociali: ora è necessario mettere un punto e costruire un progetto industriale credibile e sostenibile. È necessario definire chiaramente, una volta per tutte, numeri, investimenti, volumi produttivi e prospettive occupazionali certe”.

Resta però alta la tensione sindacale. I rappresentanti dei lavoratori contestano la continua modifica degli scenari industriali da parte della proprietà e denunciano un clima di incertezza permanente. “Il sindacato perde la pazienza”, trapela dagli ambienti della trattativa, perché “ogni giorno si riparte punto e a capo”. A preoccupare sono soprattutto gli stabilimenti pugliesi, con interrogativi ancora aperti sul destino produttivo dei siti e sul numero effettivo di fabbriche che resteranno operative. Da qui anche le perplessità sull’accordo relativo alla cassa integrazione al 62%, giudicato da alcuni interlocutori incoerente rispetto alle prospettive industriali finora illustrate.

Il tavolo permanente istituito oggi al MIMIT dovrebbe ora servire proprio a evitare ulteriori ripartenze da zero, costruendo un percorso condiviso e verificabile tra azienda, istituzioni e sindacati. Domani, intanto, la proprietà di Natuzzi sarà ascoltata dalla Commissione Attività produttive della Camera, su richiesta dell’on. Patty L’Abbate, in un’audizione che potrebbe chiarire ulteriormente le reali intenzioni del gruppo sul futuro produttivo e occupazionale in Italia.

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