02/01/2026 09:55
La fine dell’anno è stata salutata col botto della chiusura della trattativa per la vendita dell’ex Ilva il cui principale stabilimento si trova a Taranto.Ma il botto è arrivato solo da Miami,Stati Uniti,dove ha sede il fondo Flacks,di Michael Flacks,la cui proposta è stata finora accettata dal Governo italiano.Palazzo Chigi,al contrario di Flacks,non ha fatto esplodere alcun botto. Il Governo ha solo comunicato di aver scelto fra le due proposte in concorrenza quella di Flacks e di averlo comunicato a proprietà e gestore dell’ex Ilva perché portino avanti la trattativa per la conclusione della vendita. Quindi,l a questione è ancora aperta,nonostante Flacks abbia annunciato con una nota ufficiale di aver acquistato l’ex Ilva.In realtà la strada per chiudere l’accordo sarà ancora molto lunga.E sotto questo aspetto i sindacati, che hanno voce in capitolo, hanno già messo le mani avanti.Hanno chiesto un incontro al Governo prima che inizi la trattativa con gli americani,e storcono il naso di fronte alla prospettiva che il più grande stabilimento siderurgico d’Europa, quello di Taranto, possa essere gestito da un fondo finanziario. Insomma,vogliono vederci chiaro, prima di dare il loro consenso.E questo nonostante Flacks prometta il mantenimento di 8500 posti di lavoro, investimenti per 5 miliardi,ed una compartecipazione con lo Stato italiano del 40%. Nel frattempo,le prospettive per il 2026 per il siderurgico pugliese restano nere.Si andrà avanti ancora con un solo altoforno, il 4, perché la Procura ha rigettato il dissequestro dell’1 per approfondimenti.Il 2 entrerà in funzione da febbraio,ma nello stesso tempo sarà fermato il 4 per lunghi interventi di routine.Anche quest’anno,quindi,la produzione non andrà oltre 1,5 milioni di tonnellate rispetto alle 8 per le quali l’impianto era stato creato ed alle 4-5 che anche il fondo Flacks si propone di raggiungere.