aggiornato il 16/10/2015 alle 9:02 da

Pellegrini: Io e mio padre? In politica percorsi distinti

pellegriniPOLIGNANO – Spett.le Direttore,
Le chiedo di poter dare spazio sul suo giornale a questo mio intervento.
È noto a gran parte della cittadinanza che, insieme ad altri, abbiamo intrapreso un nuovo percorso di partecipazione alla vita pubblica, formando un movimento culturale-politico per il quale a breve avremo anche nome e sede.
Questa fase iniziale per noi richiede un grande impegno collettivo, per mettere a punto ogni aspetto, da quello organizzativo a quello programmatico. È una fase iniziale molto delicata, durante la quale possono nascere dei fraintendimenti nell’opinione pubblica come nell’informazione.
Vorrei, perciò, puntualizzare alcuni aspetti che caratterizzano il movimento e, in secondo luogo, la mia persona.
La nostra esperienza è nata intorno all’idea di un movimento, non di un partito, essendo lo scopo primario che ci siamo proposti quello di contribuire alla crescita della nostra comunità. Se i nostri contributi dovessero tradursi nella parola “politica” ciò dovrà avvenire nella considerazione più alta di questo termine. Ma questo è un aspetto che affronteremo al momento opportuno, perché non dobbiamo precorrere i tempi.
La gente dovrebbe immaginare questo nostro movimento come una struttura orizzontale, che non richiede né vuole cariche verticistiche, cariche che, nell’esperienza comune, finirebbero per creare privilegi e situazioni di egemonia dell’uno rispetto all’altro. Gli esempi intorno a noi non mancano.
Una struttura orizzontale, quindi, in cui non si avverte l’esigenza della presenza di un leader, in cui il movimento viene sempre identificato nella sua interezza e non in un nome. Mi sono accorto che talvolta c’è stato chi ha erroneamente associato in questo senso il movimento, definendolo “il movimento di …”. Non è assolutamente questo lo spirito che ci unisce, il singolo non deve contare più del gruppo, del quale, invece, ne deve essere portavoce e rappresentante. Capisco che col passare del tempo all’esterno possa essere avvertita l’esigenza di dare in alcune circostanze un volto a questo movimento; ma al nostro interno rimane sempre fortemente radicata l’idea che solo un intento collettivo può costruire qualcosa di serio e duraturo.
Aver puntualizzato questo aspetto dovrebbe fugare ogni dubbio in chi volesse tendenziosamente ricondurre il movimento a una persona, snaturandolo dell’elemento costitutivo fondamentale.
Ritengo, inoltre, di dover fare una precisazione, a questo punto necessaria, che riguarda la mia sfera personale.
La mia presenza all’interno del nostro movimento è stata, spesso e frettolosamente, associata e ricondotta alla presenza di mio padre all’interno dell’amministrazione di questo paese, nelle vesti di Presidente del Consiglio, come se tra queste due presenze ci fosse una sorta di incompatibilità. Sono state libere analisi che rispetto come qualsiasi altra forma libera di pensiero. Tuttavia, mi preme sottolineare che tali analisi non tengono conto di alcune sostanziali diversità e del libero arbitrio che va rispettato per ognuno di noi.
Ritengo che sarei stato eccessivamente e ingiustamente penalizzato se la sola presenza di mio padre in amministrazione non mi consentisse di esprimere liberamente le mie volontà e i miei pensieri, anche in altri realtà associative e/o politiche. Le scelte politiche di mio padre, che rispetto come rispetterei quelle di chiunque altro, non possono essere di ostacolo per un percorso libero e senza vincoli che ho deciso di intraprendere all’interno del nostro movimento. Qualsiasi pensiero dovessi esprimere in qualsiasi circostanza, non sarebbe a sostegno o in contrapposizione delle scelte di mio padre o più in generale di questa amministrazione, ma sarebbe solo a difesa degli interessi della nostra comunità e volto a dare un contributo costruttivo per la crescita del paese. È una precisazione che sento di dover fare molto chiaramente.
Anche il mio essere parte del Partito Democratico e al contempo di questo nostro movimento non vuol dire essere a priori contro questo stesso partito o contro l’amministrazione. A questo riguardo la cosa giusta sarà valutare con attenzione ogni fatto, ogni scelta. Un partito non lo vedo come un recinto chiuso dal quale viene impedito di uscirne per aderire anche ad altre esperienze. Non sarebbe democrazia se no. Sono percorsi che vanno visti distinti, e lo sono ancor più se si considera un’ottica locale, dove, per la soluzione dei propri, problemi alla gente non interessa se appartieni a questo o a quel colore politico; un’ottica locale che spesso nei partiti manifesta quell’egemonia di cui parlavo all’inizio e da cui vogliamo stare lontani in questa nostra esperienza.
Ciò che conta, ciò che deve contare sono solamente le idee e gli uomini che le mettono in pratica.
Sicuro della Sua attenzione, la saluto cordialmente.

© Riproduzione riservata 16 Ottobre 2015

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