14/09/2025 17:11
Nonostante lo zero in classifica, Michele Anaclerio ha tanta fiducia nei mezzi tecnici dei suoi calciatori. Ce l’ha raccontato durante un’intervista rilasciata a Fax martedì pomeriggio, durante gli allenamenti delle squadre giovanili della Polimnia.
«Questa è una buona squadra. Presi singolarmente sono ragazzi tecnicamente molto validi, hanno una storia calcistica alle spalle anche se l’età media è sui 23 anni. Dobbiamo crescere. Dobbiamo imparare a stare sul pezzo, senza cali di attenzione. Se sto 2-2, faccio l’esempio di domenica scorsa col Taranto, non vuol dire che posso permettermi di buttare un pallone. Perché quello è un errore e rischi di pagarlo. Questo campionato di Eccellenza è particolarmente duro. Non è come in serie A che appena sbagli ti castigano. Qui qualche sbaglio si può fare ma non è detto che ti vada sempre bene. Col Taranto, che è una squadra di altra categoria, come abbiamo fatto una sbavatura siamo stati puniti».
Il commento di Mr Anaclerio è in piena sintonia con quello che scriviamo sin dalla gara col Mola e che abbiamo ribadito nei commenti a quelle successive.
«Questi ragazzi hanno delle qualità, anche importanti. Ma poi, arrivati ad un certo punto, si perdono. Ed è un peccato perché sono forti. Non se ne rendono conto nemmeno loro di quanto sono forti. Nel calcio più della tecnica e della struttura fisica è importante la forma mentale, avere testa. Nel corso della mia carriera ho incontrato calciatori tecnicamente e fisicamente meno dotati di me. Eppure sono finiti in serie A, perché non sbagliavano un passaggio. Non facevano chissà quali grandi giocate. Piuttosto andavano in maniera semplice, a due tocchi. Ma non sbagliavano mai. Ne ricordo uno in particolare. Sembrava un computer per la sua precisione. Ma era uno che conosceva i propri limiti e sopperiva con l’applicazione alle proprie lacune, massimizzando le sue risorse. Era anche bassino ma riusciva persino a segnare di testa. L’atteggiamento in campo è fondamentale per arrivare nelle categorie superiori. Quando ad un calciatore di un certo livello arriva la palla, lui prima di riceverla si è già guardato intorno per capire dove smistarla o cosa poter fare quando la riceve, se ha l’uomo addosso etc.. Questo atteggiamento già ti dice che tipo di calciatore hai davanti. Purtroppo non vedo molti dei nostri fare questo lavoro. Vuol dire che abbiamo tanto da lavorare».
Dopo la pessima partita della Nazionale contro Israele qualcuno ha dato la colpa alle scuole calcio se non emergono più talenti calcistici.
«Possiamo dire che anche nelle scuole calcio oggi si guarda più al risultato che alla crescita del ragazzo. Però nelle scuole non possono certo fare le magie. Possono insegnarti la tecnica, possono spiegarti come stare in campo, ma non possono metterti dentro quello che non hai. Certamente c’è un livellamento dei valori verso il basso però è anche vero che devono essere messi in campo i migliori. Se uno gioca contro quelli più forti di lui, allora il suo livello si alza. Se gioca contro avversari più deboli inevitabilmente l’impegno cala. Non dovrebbe essere così ma invece succede. Se io sono forte quando l’altro da 2 io do 8. Se lui da cinque, il devo dare 12. Non basta che continui a dare 8. Per crescere e migliorare è questa la mentalità da acquisire».
Anaclerio non è solo un ex calciatore o un allenatore in carriera. Nella vita fuori del rettangolo di gioco svolge un lavoro molto impegnativo in una comunità a favore di giovani appartenenti alle cosiddette fasce deboli. Un lavoro che non può fare chiunque perché ci vogliono sensibilità ed attenzioni non comuni. Sono persone particolari, espressione di una realtà molto più complessa di quanto avviene in un campo di calcio o su una panchina. Ci sono dei valori importanti in gioco e che Anaclerio si porta dietro anche quando fa calcio. Il Mr della Polimnia è una persona disincantata per cui il bianco è bianco ed il nero è nero. Non ci sono zone grigie né giustificazioni in cui tuffarsi. Chi ha la fortuna di poter giocare a pallone è comunque un privilegiato e quindi deve dare tutto in campo. «Il calciatore determinato. Quello che è concentrato sulla partita, se il compagno sbaglia o gli arriva una palla sporca non sta a recriminare – conclude Anaclerio- perché la sua testa è già concentrata sul prossimo pallone che deve arrivare; sulla nuova azione da fare o l’avversario da contrastare».
M.O.