16/02/2026 13:19
E’ possibile raccontare il Carnevale senza vederlo?
Da questa domanda nasce “Carnevale al buio”, progetto promosso da Ubuntu, Amici dei Diversabili e Lavori dal Basso, con il sostegno della Fondazione Carnevale. Un’iniziativa che ribalta il punto di vista tradizionale e propone un’esperienza sensoriale alternativa, pensata per rendere il Carnevale accessibile anche a chi non può fruire della dimensione visiva delle opere in cartapesta. L’obiettivo non è sostituire lo sguardo, ma affiancarlo ad altri canali percettivi: udito, tatto e olfatto.
Il primo senso coinvolto è l’udito. E’ nato così il podcast “Carnevale al buio”, con testi e voce narrante di Antonella Ruggiero e musiche originali di Andrea Manghisi. Il podcast è disponibile su Spotify e accessibile tramite i QR Code posizionati sui carri allegorici. Attraverso la narrazione sonora, il progetto intende custodire e trasmettere la memoria delle opere e dei processi creativi che le generano, spesso meno visibili al grande pubblico ma fondamentali per comprendere l’universo della cartapesta.
Accanto alla dimensione sonora, il progetto ha attivato percorsi esperienziali dedicati al tatto e all’olfatto. Nella biblioteca comunale sono stati organizzati quattro workshop di cartapesta sensoriale. I primi si sono svolti l’1, il 7 e il 15 febbraio, l’ultimo è in programma domani, martedì 17 febbraio, dalle 15 alle 17. Ogni incontro, della durata di 90 minuti, propone un’esperienza immersiva che accompagna i partecipanti alla scoperta delle opere e dei processi creativi attraverso parole, suoni, materiali e suggestioni.
“Carnevale al buio” si configura come un’esperienza collettiva, aperta a chiunque voglia vivere il Carnevale in una forma diversa. Non solo osservare i giganti di cartapesta, ma sentirne l’odore, toccare gli stampi in gesso e comprendere le fasi di lavorazione che precedono la sfilata. Un percorso che va oltre la dimensione spettacolare e punta a valorizzare il processo creativo, spesso nascosto dietro l’impatto scenico finale. «I primi workshop hanno coinvolto circa 100 partecipanti – spiega Giuseppe Mongelli, presidente dell’APS Lavori dal Basso. Hanno preso parte persone cieche accompagnate dai loro circoli di riferimento, ma anche persone normovedenti che, bendate, hanno scelto di sperimentare il Carnevale in modo differente».
Il progetto non si esaurisce con il periodo delle sfilate. “Carnevale al buio” è pensato come un’iniziativa attiva durante tutto l’anno. Dalla fine del Carnevale fino al 31 agosto sono previste visite alla cittadella, realizzate con il coinvolgimento degli studenti dell’alternanza scuola-lavoro. Un’opportunità che consente ai ragazzi di formarsi come guide turistiche e, al tempo stesso, di contribuire a un servizio rivolto in particolare a persone ipovedenti, mantenendo viva l’esperienza delle opere anche successivamente al grande successo delle sfilate. La continuità rappresenta uno degli aspetti centrali del progetto. «Per tutte le associazioni coinvolte è fondamentale dare stabilità all’iniziativa», sottolinea Mongelli.
L’idea nasce quattro anni fa durante una visita alla cittadella con una scolaresca delle elementari: «La presenza di un bambino cieco mi ha fatto riflettere sull’effettiva inclusività del nostro lavoro». Un episodio che ha acceso l’attenzione sulla difficoltà di accesso ai beni culturali per chi non può fruirne attraverso la vista. Da allora il progetto si è evoluto anche grazie ai feedback dei partecipanti. L’obiettivo è migliorare costantemente l’esperienza offerta, affinché il Carnevale sia davvero patrimonio condiviso e non riservato a una sola modalità di fruizione.
“Carnevale al buio” rappresenta così un esempio concreto di inclusione culturale: un invito a ripensare il modo di vivere la tradizione, riconoscendo che l’accessibilità non è un’aggiunta, ma una dimensione essenziale della comunità. In altre parole, la ricchezza del Carnevale di Putignano non è solo nello sguardo che ammira i carri allegorici, ma nella capacità di coinvolgere tutti i sensi e tutte le persone.