12/01/2026 13:26
Un’altra vita spezzata dentro l’ex Ilva. Un’altra mattina di lavoro trasformata in tragedia nello stabilimento siderurgico di Taranto, dove oggi – 12 gennaio – ha perso la vita Claudio Salamida, operaio 46enne originario di Alberobello, residente a Putignano, impegnato in servizio in Acciaieria 2. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo stava svolgendo attività di controllo delle valvole nei pressi del convertitore 3, quando – per cause ancora in corso di accertamento – avrebbe ceduto improvvisamente il pavimento su cui si trovava: una griglia metallica, un piano grigliato che gli si sarebbe letteralmente aperto sotto i piedi. La caduta, dal quinto al quarto piano, è stata fatale. Un volo di diversi metri all’interno dell’impianto, nel cuore di quel colosso industriale che continua a lavorare mentre intorno resta sospeso un futuro sempre promesso e sempre rimandato. Sul posto sono intervenuti immediatamente i sanitari e i responsabili della sicurezza. I tentativi di rianimazione sono proseguiti a lungo, ma non c’è stato nulla da fare: Claudio è morto a causa delle gravissime lesioni riportate nell’impatto. I funzionari dello Spesal hanno avviato gli accertamenti per ricostruire in modo preciso la dinamica e stabilire se tutte le procedure previste siano state rispettate. Ma intanto l’ex Ilva fa i conti con l’ennesimo incidente mortale in uno stabilimento dove il tema della sicurezza torna ciclicamente come un macigno, e dove ogni tragedia sembra aggiungersi a un contesto già segnato da precarietà strutturale, impianti complessi e un sistema che si regge troppo spesso su equilibrio instabile. Immediate anche le reazioni del sindacato. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato 24 ore di sciopero in tutti i siti del gruppo, coinvolgendo anche il mondo metalmeccanico e l’indotto. “In attesa di conoscere la dinamica – si legge nella nota – tutti i lavoratori dell’ex Ilva e del mondo metalmeccanico si stringono intorno alla famiglia del lavoratore”. Sul dramma è intervenuto anche il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha espresso cordoglio e solidarietà ai familiari e ai colleghi dell’operaio. Ma soprattutto ha voluto fissare un punto politico, senza giri di parole: il dolore non basta e non può bastare. Serve, ha detto, un piano straordinario di manutenzione e risanamento che metta al primo posto la sicurezza dei lavoratori e che accompagni con decisione il percorso di decarbonizzazione. Perché “in queste condizioni l’acciaieria non ha futuro”. Parole nette, che arrivano nel giorno dell’ennesima tragedia e che inevitabilmente si legano al quadro più ampio: quello di una fabbrica che continua a produrre, mentre attorno si discute di rilancio, transizione, forni elettrici, investimenti, strategie nazionali. Ma in mezzo, come sempre, c’è il tema della sicurezza quotidiana di chi entra in reparto la mattina e dovrebbe tornare a casa la sera. E quando questo non accade, quando un pavimento cede e una caduta diventa una condanna, ogni dibattito appare improvvisamente più nudo. Claudio Salamida lascia una moglie ed un figlio piccolo.