11/03/2026 13:21
Chi e come sono gli adolescenti oggi?
Fragili, ma sono anche la prima generazione capace di riconoscerlo. A raccontarlo è lo spettacolo “A casa di Freud”, risultato finale del laboratorio teatrale di storie e filosofia del Liceo “Majorana-Laterza” di Putignano. Lo spettacolo è andato in scena venerdì 27 febbraio presso il teatro Anchecinema di Bari.
Un progetto finanziato dal MIUR dietro lo spettacolo
L’opera, scritta e diretta dalla prof.ssa Fulvia Dalessandro, non è solo un esercizio scenico, ma il risultato di un’ispirazione nata da un progetto di ricerca scientifica finanziato dal MIUR sull’apprendimento digitale e i fattori emotivi, coordinato dalla prof.ssa Maria Beatrice Ligorio dell’Università di Bari. Il percorso è iniziato due anni fa con un sondaggio somministrato agli studenti delle classi quinte per analizzare i momenti più significativi, sia positivi che negativi, della loro esperienza scolastica. Le loro risposte sono diventate il motore creativo del laboratorio teatrale.
Ansia, panico e paura di non bastare: l’adolescenza raccontata dai ragazzi
«Volevamo raccontare e indagare le fragilità dei ragazzi – spiega Dalessandro. Una generazione oppressa dalle tante richieste della società, dei genitori, dei docenti». Adolescenti che convivono con ansia da prestazione, attacchi di panico, la paura costante di non essere all’altezza. «I ragazzi non vivono la scuola con serenità. Sono rimasta colpita dalla loro capacità di esprimere una consapevolezza profonda: hanno parlato di sé, ma anche della loro generazione».
Quest’anno è stata coinvolta la classe 5ªBS del “Majorana”. E lo spettacolo è diventato una vera macchina teatrale: non solo attori e attrici, ma anche addetti alla comunicazione, alla grafica, alla regia, al cambio scena e al disegno luci. Un lavoro di squadra che ha fatto emergere talenti inaspettati e che ha stimolato nuovi interessi.
Ridere per capire: perché lo spettacolo ha scelto la parodia
A ogni modo, la chiave scelta non è stata lo psicodramma, ma la parodia. «Ho voluto sperimentare – racconta ancora la professoressa. Il sorriso è diventato un nuovo spazio di riflessione profonda». Non leggerezza, ma un modo diverso di attraversare i passaggi critici dell’esistenza, come l’adolescenza. Lo spettacolo, infatti, ha aperto anche un dialogo con genitori e docenti, mettendo in discussione il rapporto con le figure adulte. «Sono fiera di tutti i ragazzi che hanno preso parte a questo progetto. Si sono esposti, si sono messi a nudo – conclude Dalessandro. Il teatro, come la filosofia, non dà risposte, ma pone domande».
“A casa di Freud” è il risultato di un percorso che ha scelto di cambiare lo sguardo sull’adolescenza, senza offrire certezze, ma coltivando, anche nel pubblico, quel dubbio che solo la filosofia sa seminare.