Can. Gaetano Lippolis, Vicario (1930-1932) PDF Stampa E-mail
Conversano - Storia e uomini d’altri tempi  /  Scritto da Luigi P. Marangelli - Giovedì 27 Giugno 2013 08:10

Can. Gaetano Lippolis, Vicario (1930-1932)

Alla morte di Lancellotti resse il vescovato l’arcidiacono d. Gaetano Lippolis che si premurò di esautorare in tronco tutti i seguaci del defunto, primo tra tutti mons. Luigi Gallo. Dovette affrontare la crisi tra Chiesa e Stato (fascista), con le violenze non solo verbali, ai danni del clero e delle associazioni cattoliche. Ma tutto si appianò, almeno apparentemente.

La crisi tra Santa Sede e PNF nel 1931-32

La crisi tra Chiesa e Stato emerse nel marzo 1931. Nella pubblicazione ‘Lavoro Fascista’ si contestava alle Associazioni cattoliche di «Curare la formazione tecnica di operai e svolgere azione sociale». Era in discussione l’art. 43 del Concordato. La Chiesa fu accusata di «ingratitudine» per i privilegi accordati con i Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929. Per tutto il mese di giugno 1931 ci furono sopraffazioni, spesso sanguinose, devastazioni che giunsero a sacrileghe profanazioni di crocifissi spezzati, di immagini pie sfregiate, di ritratti del papa stracciati e calpestati fra grida di “abbasso” e di “morte” all’Azione Cattolica e al sommo pontefice, con canzoni blasfeme e oscene, offensive per i sacerdoti.

Il 29 giugno S.S. Pio XI emanò l’Enciclica “Non abbiamo bisogno” in cui rinfacciò gli “amichevoli rapporti” col fascismo che avevano ricevuto “l’aumento di prestigio e credito in Italia e all’Estero”:

«[...] Che se di ingratitudine si vuol parlare, essa fu e rimane quella usata verso la Santa Sede da un partito e da un regime, che, a giudizio del mondo intero, trasse dagli amichevoli rapporti con la Santa Sede, in Paese e fuori, un aumento di prestigio e di credito, che ad alcuni, in Italia e all’Estero, parvero eccessivi, come troppo largo il favore e troppo larga la fiducia da parte Nostra».

Da ultimo, il Papa dichiarava illegittimo il giuramento fascista.

Il 9 luglio il Duce del Fascismo revocò la compatibilità tra l’iscrizione al Partito Fascista e quella all’Azione Cattolica. Ma il 2 settembre si addivenne ad un compromesso con cui si riaffermava il carattere unicamente religioso delle organizzazioni dell’Azione Cattolica.

La soluzione del conflitto fu bene accolta da entrambe le parti. L’11 febbraio 1932, a tre anni di distanza dal Concordato, per porre un sigillo alla Pace Fatta, fu stilata una “Pergamena” qua riprodotta con quella dell’11 febbraio 1929.

 

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