L’acciaio che scotta
Anche noi, come spero molti di voi, ci prenderemo una pausa a Ferragosto. Ma prima di andare in ferie ci sembra giusto tornare sul caso ex Ilva, anche perché dopo Ferragosto non abbiamo la certezza che se ne potrà ancora parlare con margini di speranza. Margini che ancora ci sarebbero se il Governo decidesse di chiudere in tempi rapidi la vendita degli stabilimenti, compreso il siderurgico di Taranto, la più grande fabbrica d’acciaio d’Europa.
Una volontà che, al momento, non sembra esserci. Perché si continua ad andare avanti e indietro con approcci e bandi che si aprono e si chiudono senza alcun risultato. Di rinvio in rinvio, di aggiornamento in aggiornamento, l’ex Ilva è arrivata allo stremo delle forze e, fra meno di 80 giorni, perderà anche gli altiforni di Taranto, chiusi dalla magistratura.
Non si potrà più produrre acciaio. Ma c’è chi crede ancora che una fabbrica di acciaio possa continuare a vivere senza produrre acciaio. Pura illusione. Ma il ministro Urso ci crede, e ci crede a tal punto da spronare una cordata di imprenditori italiani a fare il passo dell’acquisto, ma solo per lavorare l’acciaio a Taranto, acquistandolo altrove.
Insomma, da fabbrica ad officina: questo sarebbe il futuro dell’ex Ilva per Urso.
La Regione Puglia, il Comune di Taranto, i sindacati, vorrebbero invece che a Taranto si continuasse a produrre acciaio, ma senza inquinare. Per la qual cosa c’è bisogno di un piano di decarbonizzazione che i commissari governativi dell’ex Ilva erano obbligati a presentare entro un anno dall’incarico, scadenza il 4 agosto scorso.
Il piano è stato depositato al Ministero dell’Ambiente il 3 agosto, un giorno prima della scadenza, in gran segreto. Ma come, si fa un passo del genere e non si coinvolgono gli altri enti interessati, dal Comune di Taranto alla Regione? Decaro e Bitetti hanno protestato.
La risposta è stata: “Sapevate che avevamo l’obbligo di presentare il piano, e l’abbiamo fatto!” Come dire: “Fatevi i fatti vostri, noi rispettiamo i tempi.”
Ma, a parte che i fatti dell’ex Ilva non possono appartenere ai soli commissari, si può ritenere assolto il compito se ti presenti al Ministero il giorno prima della scadenza avendo avuto un anno a disposizione per farlo?
Non passa per la testa del ministro Urso e dei commissari che, se il piano fosse stato presentato anche un mese fa, probabilmente la Corte d’Appello di Milano, 10 giorni fa, non avrebbe disposto la chiusura degli altoforni?
Proprio da questo modo di fare si capisce che il Governo vuol ridurre l’ex Ilva a semplice officina. Il che potrebbe anche essere una soluzione. Purché si trovi un lavoro alternativo alle migliaia di operai che lo perderanno. Ma un lavoro vero, non promesse sulla carta.
Detto questo vi salutiamo e ce ne andiamo in ferie. Solo una settimana. Ci rivediamo lunedì 17 agosto.