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Lino Angiuli ospite di Spazio Unotre

GIOIA – angiuli-e-di-turi“Incroci” sembra essere la parola chiave della serata “Narrare la poesia” da “L’appello della mano” di Lino Angiuli, svoltasi giovedì 18 Novembre, presso “Spazio Unotre”. Un intrecciarsi di ironia e nostalgia per le cose passate, di linguaggio aulico e semplice, di voci narranti, quali quelle dello stesso autore Lino Angiuli, accompagnato dal bravissimo Lino Di Turi. Come se si trattasse di una piéce teatrale i due hanno narrato una fiaba popolare, opera di Angiuli, strappando sorrisi e riflessioni, per poi passare ai versi poetici. Intanto ha avuto luogo un altro incrocio quello tra segno e parola, grazie ad un disegno delicato di Sergio Gatti, che con mano veloce e tratto elegante ha arricchito la tela bianca, sotto le note di “Croce e delizia”, splendido brano di Simona Molinari. “In principio fu il Verbo”: per inventare il mondo Dio scelse la parola. E’, quindi, fondamentale  il suo utilizzo. Il suono diventa mezzo di trasporto, dalla voce alle viscere, dalla mente al cuore. Io voglio dare il giusto spessore alla parola, poiché ogni parola è un mondo. La funzione pratica della parola– ha continuato Angiuli- è importante, ma non bisogna negare ad essa la sua bellezza. Occorre mischiare sacralità e carnalità, alto e basso, attraverso parole che siano comunicanti.” Così accade che “il cuore sia d’ottone lucidato con gli aceti”o “Aspettiamo di vederli sbucare dalla porta del ricordo” nella profonda “Orazione per gli amici partiti”, che nonostante, abbiano assunto nuovi accenti e diversi atteggiamenti, vengono ricordati con gli stessi soprannomi di un tempo, tanto da dire “noi vi aspettiamo qui per un tressette”. Sa di ulivo, rosmarino, terra del Sud ed emozione la poesia di Angiuli, “fiero portavoce della propria cultura, senza però scadere in inutili campanilismi”. Corporeità e sentimento per  “questo corpo d’acqua locale che sa essere carne e mala carne”. Versi che raccolgono entusiasmo e applausi del pubblico in sala, accompagnati da una dedica poetica di Fortunato Buttiglione all’amico Angiuli. La serata scorre fra lettura e messaggi di grande valore, come la riflessione sul fatto che “il percorso di tutta una vita sia trovare il proprio vocabolario” o ancora come vada rispettato il “rapporto tra silenzio e parola, che non sono nemici, ma possono convivere”. A rendere maggiormente preziosa la cornice di “Spazio Unotre” i quadri, in esposizione, di Roberto Fatiguso.

© Riproduzione riservata 19 Novembre 2010