aggiornato il 14/12/2012 alle 15:35 da

Don Aniello, Gesù è più forte della camorra

don_anielloGIOIA – Una direzione ben precisa sembra muovere il Comune di Gioia: quella dell’antimafia. Dopo l’incontro con Gaetano Saffioti, ieri, è stata la volta di don Aniello Manganiello. L’incontro favorito da Mino Grassi, giornalista e direttore del concorso internazionale “Scrivoanchio.it”. “Don Aniello ha incontrato i ragazzi del liceo scientifico e classico: ritengo che questi siano i veri momenti di formazione – ha affermato l’assessore alla cultura Piera De Giorgi, che ha preannunciato un prossimo appuntamento con Pino Masciari. “Due sono i modi per affrontare la missione evangelica a Scampia: chinare la testa o camminare al fianco della gente, aiutarla, essere uno di loro”. Queste le parole iniziali, molto significative di Mino Grassi, prima di passare la parola a don Aniello. “Che Gesù sia più forte della camorra è una verità oggettiva e non sta a noi metterlo in dubbio. Inoltre, secondo i sondaggi, è risultato che il 20% delle persone rientra nella malavita organizzata, mentre l’80 % rifiuta questo ammortizzatore sociale, capace di offrire facili e fascinosi guadagni. Occorre considerare – ha affermato il prete – che riguardo Scampia c’è grande disinformazione: non esistono solo le vele, ma anche i quartieri residenziali, occupati dal ceto medio”. Don Aniello ha invitato l’uditorio a riflettere sull’importanza di scardinare stereotipi e pregiudizi. “Nel corso della mia infanzia e adolescenza ho provato la povertà, la miseria, ma la mia famiglia mi ha educato all’onestà e alla fede. Di certo non si può ignorare che la povertà sia uno dei  motivi principali per cui si può varcare la soglia dell’appartenenza alla malavita, ma non si tratta di un fattore insuperabile”. Simbolo di lotta contro la mafia, nel suo libro “Gesù è più forte della camorra”, così come nella vita di tutti i giorni, il prete si è scontrato spesso con i politici, come Bassolino o la Iervolino, e con la Chiesa stessa. “Avrei voluto una maggiore attenzione della Chiesa allo stato sociale. Ci vorrebbe non solo un atteggiamento antimafia, ma anche l’anticamorra delle opere”.

© Riproduzione riservata 14 Dicembre 2012