aggiornato il 09/03/2015 alle 16:45 da

Comune, l’acqua per il dirigente ci costa 450 euro

MONOPOLI – Nell’era della spending review o, peggio, di chi tira a campare, c’è anche chi incappa in qualche “vizietto” di troppo. Come una colonnina refrigerante per l’erogazione di acqua da bere alla quale approvvigionarsi comodamente ogni qual volta si avverta sete. E’ quanto si apprende da una determina dirigenziale, a firma del dirigente dell’A.O. V Pubblica Istruzione, Sport e Servizi Sociali dott. Calabrese, relativa al rifornimento annuale di un numero non precisato di boccioni (1 boccione da 18 litri del costo di 7 euro, Iva esclusa) e di confezioni di bicchieri di plastica (1 confezione da 3.000 bicchieri del costo di 27 euro, Iva esclusa) per una colonnina refrigerante concessa in comodato d’uso da una ditta di Bitritto, collocata presso la sede in vico Acquaviva della V Area Organizzativa.  
Con la determinazione dirigenziale si è andata praticamente ad impegnare la somma di 450 euro sui fondi del Bilancio 2015, nel capitolo “beni di consumo”, utile a garantire il rifornimento continuo di acqua minerale e bicchieri di plastica per l’anno in corso.
La colonnina, com’è possibile verificare recandosi nell’edificio sede della ripartizione comunale e stando a quanto testimonia qualche dipendente comunale, non è stata collocata in aree condivise dello stabile, ma sarebbe stata posizionata all’interno dell’ufficio dirigenziale (salvo spostamenti dell’ultima ora). Il funzionario, insomma, avrebbe impegnato 450 euro di danaro pubblico, facendo pesare la somma sulle casse comunali, per coprire la spesa di un bene di consumo di cui non beneficerebbe tutto il personale della ripartizione. Viene difficile, infatti, ipotizzare che i dipendenti o i cittadini bussino alla porta del capo ufficio per chiedere un “bicchiere d’acqua”. Più probabile si tratti di un “spreco” (sebbene l’ammontare dell’importo non sia ingente) di cui si rende artefice la pubblica amministrazione in barba alle problematiche dei cittadini.  
Senza contare che la circostanza potrebbe costituire un precedente.  
Potrebbero i dipendenti comunali, a questo punto, esigere un erogatore per ogni ufficio? Quanto si spenderebbe allora per garantire la continuità del rifornimento? E se i funzionari e i  dipendenti mettessero mano al portafoglio per soddisfare sete o appetito, essendo i pubblici uffici dotati di distributori di prodotti alimentari (acqua compresa) funzionanti con monetine. Il costo di una bottiglietta d’acqua, del resto, è noto ai più.

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© Riproduzione riservata 09 Marzo 2015