aggiornato il 05/12/2010 alle 7:14 da

Allo Spirito Santo riaffiorano gli affreschi

MONOPOLI – Uno straordinario esempio di architettura rupestre, che trova qualche analogia solo corestauro-spirito-santo-2n alcune chiese-grotta a colonne della Cappadocia, in Turchia. Questo il sorprendente fascino della cripta dello Spirito Santo, vero e proprio gioiello scavato nella roccia della Lama Don Angelo a Monopoli, che grazie alla sinergia nata tra Comune di Monopoli, Fondazione San Domenico e Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia è oggi oggetto di importanti lavori di restauro. Infatti, grazie al contributo di questi due enti privati, che hanno investito ben 180mila euro, è in corso un progetto di recupero e valorizzazione dell’edificio di culto realizzato attorno all’XI secolo. Sabato sera, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, la consegna del prestigioso premio giornalistico indetto dalla Fondazione San Domenico è stata l’occasione per fare il punto sullo stato dei lavori. “E’ stata ultimata l’indagine diagnostica svolta dal CNR, istituto IBAN di Lecce e Potenza – ha spiegato il dott. Giuseppe Donvito, archeologo amministratore della Cooperativa Archeologia Recupero Sviluppo – da cui è scaturita la progettazione esecutiva volta al consolidamento della struttura in fase di degrado. Sono stati effettuati accertamenti di natura storica, archeologica ed architettonica sulle pareti, nonché indagini cognitive sulle decorazioni parietali. Operazioni che sono durate tre mesi ed ora attendiamo il parere delle tre soprintendenze competenti per poter proseguire con i lavori”. Le analisi sinora eseguite – ad opera dello staff composto dal direttore della Fondazione San Domenico Ettore Lazzara, il dott. Donvito, l’arch. Pietro Gigante e l’avv. Cinzia Lagioia – hanno evidenziato lo spanciamento dell’abside odierno (in origine l’ingresso della cripta), l’unica zona ad esser stata costruita, nonché l’unica in gravi condizioni di degrado. Inoltre, alcuni saggi effettuati tramite bisturi oppure radar hanno confermato la presenza, sotto lo strato di calce, di egregi affreschi. “Questo lavoro ha richiesto una serie di indagini raffinate – ha precisato il dott. Fabrizio Vona, Soprintendete per i Beni Storico Artistici ed Etnoantropologici della Puglia – perché occorre conoscere le ragioni geologiche e geofisiche per poter intervenire con efficaci interventi di restauro, che non possono essere una volta per tutte”. Complimenti per l’andamento dei lavori, infine, sono stati espressi dal Direttore Regionale dei Beni Culturali Ruggero Martines.

Antonella Minelli

© Riproduzione riservata 05 Dicembre 2010