aggiornato il 21/10/2012 alle 12:06 da

Lagalante: di questo passo il comune rischia il dissesto

Comune_Monopoli_MunicipioMONOPOLI – Il Comune di Monopoli come “un’isola felice”. Ovvero l’ente comunale sarebbe tra i pochi comuni solidi del Paese se la certificazione del proprio dissesto non fosse arrivata dai suoi stessi amministratori. Parola del rag. Marcello Lagalante, ex revisore dei conti, in quota alla maggioranza con il Movimento delle Autonomie ed oggi in manifesto disallinneamento con la gestione amministrativa locale.
Esiste la possibilità per il Comune di Monopoli di un default finanziario?
Non è corretto parlare di dissesto, tuttavia se si continua su questa china il rischio è evidente.
A cosa si riferisce?
Nei bilanci dei Comuni, come quelli delle società, omettere di contabilizzare un debito non è ammesso. Un debito, tra l’altro, superiore a 500.000 € che viene dal risarcimento danni per la morte di un cittadino monopolitano e da altre sentenze. Nelle società private si parlerebbe di falso in bilancio, nei Comuni diventa un bilancio non veritiero. E’ vero che il debito non è stato contratto da quest’amministrazione ma, in base al principio della continuità di bilancio, ognuno si deve assumere le responsabilità pregresse e deve cercare di non trasmetterne altre.
Cos’è che non torna sulla delibera di riequilibrio di bilancio?
La delibera, al 16 ottobre, non sarebbe ammissibile perché col decreto legislativo 174 sono state modificate le norme sull’adozione di delibere che comportano la mancanza di equilibrio finanziario attestato a Monopoli dal dirigente. Oggi chi vota una delibera simile, dove si attesta un equilibrio che non esiste e che non ci sono risorse, deve motivare il dissenso al dirigente e quest’ultimo è costretto a inviarla alla Corte dei Conti, con conseguenze di carattere patrimoniale. Si è responsabilizzati i dirigenti del settore finanziario che devono verificare la compatibilità di ogni delibera con gli equilibri e il raggiungimento del patto di stabilità ed ogni 3 mesi deve inviare una relazione alla Corte dei Conti.  L’amministrazione è stata pure fortunata perché l’ha assunta prima del 30 settembre.
Il dirigente aveva espresso parere positivo sulla delibera ma condizionandolo al reperimento di risorse per la copertura del debito. Risorse che non ci sono…
Infatti, perché altrimenti nella variazione di bilancio avremmo dovuto vedere il debito per oneri straordinari e la corrispondente risorsa che poteva essere una diminuzione di spesa o un aumento delle entrate quindi tassazione. Si è rinviato un problema senza dire come si intende far fronte.
Soluzioni che invece Lagalante aveva individuato. Esponiamole in maniera chiara.
L’accertamento di debiti terzi, certi, liquidi ed esigibili comporta ai sensi dell’art. 194 del D. L. 267/2000 una situazione di pericolo. Non lo dico io ma la norma. La prima azione è la lotta all’evasione. Ogni anno si prescrive la decadenza al diritto all’accertamento. Nel 2012, in sostanza, si può accertare il 2007 e già al 1° gennaio 2013 decadrà il termine quindi perderemo quelle risorse potendo accertare solo il 2008. Per non parlare dei 450.000 € l’anno che avevo suggerito di ricavare con due emendamenti.
Esiste una dimensione delle risorse recuperabili?
Non so nello specifico ma analizziamo la questione: l’importo dell’Ici sulle aree fabbricabili ammonta a circa 250.000 € (e viene da una relazione sul bilancio di previsione per verificare il gettito Imu); l’area dell’Italcementi ha valore di circa 15milioni di euro, quella della Ceramica delle Puglie ha un valore di 8milioni. Arriviamo a circa 25milioni. Ora, il gettito di 250.000 € calcolato per sintesi sull’1% delle aliquote Imu, lo si ricava da quei due suoli. Se si considera la vendita dell’area Pagano per 4milioni, l’ex carcere per 3milioni, si ricavano altri 70.000 €. Senza tenere in conto gli altri suoli edificatori e le campagne. Abbiamo tra l’altro 4 anni di lotta all’evasione da attuare. Abbiamo perso il 2004, il 2005, il 2006. Questa è la vera lotta all’evasione. Tutti i proprietari delle aree edificabili hanno proceduto alla rivalutazione dei terreni ai fini Irpef. Basterebbe collegarsi con l’Agenzia delle Entrate per poter acquisire la copia della perizia dove si attesta il valore venale per sapere il valore Imu da pagare.
Sta dicendo che il Comune di Monopoli vive nell’oro ma non mette in pratica le azioni dovute per assecondare interessi personali piuttosto che quelli generali?
L’ente si deve muovere. Diversi terreni appartengono a consiglieri comunali o assessori, sono ubicati in aree agricole che portano voti. La lobby delle contrade è forte così come quella degli imprenditori edili. Tutte le azioni vengono rapportate alle prossime elezioni. Non si riesce a capire che recuperare quelle risorse significa abbassare la tassazione agli altri. Si può fare una politica seria che guardi agli interessi dei cittadini tassati oltre misura perché non si fa pagare ad altri il peso fiscale dovuto. Chi ha i soldi non li esce.
Detta da un componente di maggioranza la questione ha un sapore doppiamente amaro.
Io ho detto queste cose durante l’approvazione del Previsionale. Mi sono allontanato dalla maggioranza perché non condivido queste scelte politiche. Io non sono contro l’amministrazione, sollevo questioni, faccio da grillo parlante.
La vedremo candidato alle prossime elezioni?
Ci sto pensando. Faccio le cose con serietà e se hanno risvolti positivi nei fatti cioè se si riesce a raggiungere un obiettivo per me va bene ma se si parla di mulini a vento non mi interessa. Non vivo di politica. Non ho interessi diversi rispetto ad una politica di servizio, che apporta idee.

© Riproduzione riservata 21 Ottobre 2012