aggiornato il 05/11/2013 alle 17:34 da

Ospedale, il comitato contro la chiusura dei reparti. Domenica la raccolta firme in piazza

IMG-20131104-WA0005MONOPOLI – Per la terapia del dolore e per tutti quegli altri servizi, come quello di Radiologia, di Cardiologia e di Ortopedia, che stanno scomparendo dal San Camillo o che pian piano si stanno spostando in altre città. Il Comitato per la difesa delle strutture sanitarie cittadine annuncia lo stato di agitazione ed elabora un piano per salvare questi servizi. Un piano in cinque mosse, come illustrato lunedì sera in una conferenza stampa tenutasi nei locali del comitato festa di largo Vescovado. Alla riunione non sono mancate le forze politiche con Francesco Sorino, consigliere delegato alla Sanità, Giovanni Lacitignola del Pd e Angelo Papio di Manisporche. Finora le tante sollecitazioni che il Comitato ha fatto in Regione e al direttore generale della Asl Domenico Colasanto non hanno portato a nulla. Così dunque si passa all’azione. E si comincia domenica, in piazza Vittorio Emanuele, dove partirà una raccolta di firme per far sì che questi servizi non vengano eliminati. Si potrà firmare dalle 10 alle 13 e dalle 18 alle 21. “Si tratta della salute dei cittadini – ha detto Angelo Giangrande, presidente del Comitato – Monopoli è stanca dei continui scippi e delle disattenzioni”. Se non si avrà una risposta concreta entro il 25 novembre, si è pronti a passare al piano B: un sit-in di protesta dinanzi al San Camillo. E se anche questo non dovesse bastare ad attirare l’attenzione e a risolvere il problema, c’è in programma già un’altra idea: una manifestazione pubblica che coinvolga l’intera città, uno sciopero generale di alcune ore che si allarghi alle attività artigianali, commerciali, alle organizzazioni sindacali…. Il quarto step di questa protesta a scaglioni è un’azione plateale e forte. Sempre se ancora non verranno date risposte esaustive al problema e al ridimensionamento dei servizi, i componenti del Comitato si incateneranno dinanzi al San Camillo, sperando che questa dimostrazione possa veramente essere sufficiente. Ma se ancora non lo dovesse essere, Giangrande ha illustrato il quinto e ultimo passo da compiere. “Se non otterremo i risultati previsti – ha concluso- andremo a Bari con i forconi. Se guerra vogliono, guerra sia!”.

© Riproduzione riservata 05 Novembre 2013