aggiornato il 03/03/2014 alle 17:48 da

Resti dell’età del ferro e frammenti ossei di cervo sotto il tempio greco

MONOPOLI – Non solo i resti di un monumentale edificio pubblico, probabilmente un tempio greco, del VI sec. a.C. con frammenti di ceramica attica.  
Durante i lavori di scavo dell’Acquedotto Pugliese, nei pressi della chiesa di San Salvatore, sono stati rinvenuti frammenti ceramici dell’Età del Ferro. Si tratta di un’importantissima scoperta archeologica che conferma la presenza a Monopoli, sin dalla Preistoria, di un grande villaggio, di cui sono state trovate diverse tracce nel corso degli anni in piazza Palmieri, sotto la Cattedrale e soprattutto in via Papacenere, dove fu rinvenuta l’eccezionale trozzella di bronzo. “Si sta scavando la trincea di fondazione realizzata per impiantare i blocchi di fondazione dell’edificio monumentale del VI sec. a.C. – ha spiegato a Fax la dott.ssa Miranda Carrieri della Soprintendenza Archeologica – che ha tagliato dei livelli di frequentazione più antichi. Per ora abbiamo evidenziato quelli dell’Età del Ferro, avendo trovato frammenti ceramici di quel periodo. E’ interessantissimo perché gli strati sono intatti. Le operazioni di scavo, però, sono difficoltose perché si va giù di almeno due metri e ci sono dunque problemi di sicurezza. Sappiamo già da tempo che qui c’era un grandissimo villaggio. Scavi fatti in più punti ci consentono di parlare di Bronzo Medio, del XV secolo a.C.  
Quindi possiamo dire che Monopoli esisteva contemporaneamente ad Egnazia”. Ma l’area alle spalle della chiesa di San Salvatore, dove da tre settimane sono in corso le operazioni di scavo archeologico seguite dal dott. Michele Sicolo, ha restituito, assieme a frammenti di ceramica attica e protostorica, anche resti ossei di cervo e di cinghiale. “Sono animali oggi estinti in Puglia – ha sottolineato la dott.ssa Carrieri – perché il paesaggio è cambiato completamente. Ci avvarremo della collaborazione di alcune cattedre universitarie per fare delle analisi approfondite su questi frammenti ossei e ricavare dei dati scientifici su com’era l’ambiente in quel periodo”. Mercoledì mattina, intanto, dopo aver completato l’indagine al di sotto del battuto in cocciopesto risalente al 1700-800 circa, così come probabilmente la sottostante cisterna intonacata, in questa zona già abbastanza manomessa è stato collocato il pozzetto d’ispezione della fogna. Tornando all’ipotesi del tempio greco, invece, non è possibile avere delle conferme inequivocabili. I resti oggi visibili, infatti, sono certamente di un edificio pubblico monumentale del VI sec. a.C., di cui restano però solo le fondamenta. Il pavimento, infatti, sarebbe dovuto essere più alto e dunque sarebbe stato verosimilmente rimosso attorno al 1500 quando è stata costruita la casa soprastante. Le operazioni di scavo, finanziate con apposito capitolo di spesa all’interno del progetto dell’Acquedotto Pugliese di sostituzione del vetusto impianto fognante, proseguiranno anche la prossima settimana.  
L’auspicio è che il tempo ed i fondi a disposizione siano sufficienti per completare un’accurata indagine archeologica dell’area, che potrebbe restituire ancora delle importanti testimonianze del nostro passato.

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© Riproduzione riservata 03 Marzo 2014