aggiornato il 19/05/2014 alle 16:43 da

L’ultimo saluto a Valeria. Il parroco: ‘Non è morta, le campane suoneranno a festa’. La sorella: ‘Vogliamo la verità’

MONOPOLI – Si sono celebrati questa mattina, in un clima di profonda commozione, i funerali di Valeria Ruggiero, la 17enne ritrovata morta in un appartamento a Roma dopo essere scappata da una comunità di recupero per tossicodipendenti di Civitavecchia. “Valeria non è morta, adesso è tra le braccia del Signore e per lei inizia una nuova vita. Per questo motivo al termine della cerimonia le campane non suoneranno a lutto ma a festa” ha detto nell’omelia Fra Giuseppe Dimaggio, padre guardiano del convento di San Francesco da Paola, che ha celebrato la funzione alla presenza di tanti giovani. “Quanto accaduto -ha detto Fra Giuseppe  – deve indurre a ravvedersi tutti i ragazzi che hanno perso il senso della vita, a coloro che cadono in tentazione commettendo errori”. Non è mancato il ricordo degli amici che hanno ripercorso in una lettera i momenti vissuti con Valeria, tracciando il profilo di una ragazza allegra e sensibile. “Scusa se non siamo riusciti a capirti” si chiudeva il messaggio letto da un’amica tra la commozione dei presenti. Fuori dalla chiesa, all’uscita del feretro, sono stati liberati in cielo palloncini bianchi in ricordo di una giovane vita che non c’è.

LA SORELLA: VOGLIAMO LA VERITA’ SULLA FINE DI VALERIA

Troppi punti oscuri sul decesso di Valeria Ruggiero, la 17enne monopolitana scappata da una comunità di recupero per tossicodipendenti di Civitavecchia dov’era in affidamento e ritrovata cadavere la mattina del 9 maggio scorso in un appartamento nel quartiere Prati di Roma dove risiede l’uomo che avrebbe dato ospitalità alla minore, incontrata la sera precedente alla Stazione Termini di Roma. Rimane una famiglia distrutta, già ferita dalla perdita dal capofamiglia, dilaniata da un dolore senza risposte, con la madre e le due sorelle a chiedere giustizia per la loro “micetta” affinché sia appurata la verità dei fatti e le responsabilità. Una ragazza col sorriso, animata dalla volontà a ricominciare, a farsi una nuova vita, a mettersi alle spalle il tranello della droga in cui era caduta, forse per fragilità, forse per compagnie sbagliate. E’ Marina, la sorella, a parlare di Valeria, dei sogni e le aspirazioni spezzati in maniera così tragica e imprevedibile.
Quando Valeria ha cominciato ad avere problemi di tossicodipendenza?
Poteva avere 16 anni.
Cosa l’ha portata a contatto con la droga?
Le cattive compagnie hanno fatto tanto. Diciamo che purtroppo nella sua vita non ha mai trovato persone migliori di lei. Ma Valeria non vedeva mai il lato negativo delle persone. Io la rimproveravo e mi sono anche scontrata con lei perché le dicevo che doveva selezionare le amicizie, i rapporti. Se si fidava di una persona invece non la mollava più. Non era maligna. Anche se non erano per lei queste amicizie. Diceva sempre “è bugia con me si comporta bene, non è cosi”.  
Dava tutto e poi si è ritrovata coinvolta e non è più stato possibile ritornare indietro. Noi abbiamo fatto di tutto per il suo bene.  
Sognavamo un futuro bellissimo per Valeria.
Chi la conosce parla di una ragazza col sorriso.
Esatto, era allegra, spensierata, era come le adolescenti di oggi. Le piaceva stare con gli amici. Dove c’era festa c’era lei. Non è mai stata solitaria. Era bella, il sole. Era una pacchia.
Quando è entrata in comunità?
A novembre più o meno. Ha fatto quattro mesi di casa alloggio e lì stava bene. A fine marzo è entrata in questo centro a Civitavecchia.  
Si usa celebrare l’ingresso in comunità con una grande festa.
Era convinta del percorso che stava facendo?
Era contenta, voleva ritornare la Valeria di una volta perché sapeva che non lo era più. Si vedeva. Non aveva più nessun rapporto sociale, non aveva più cura di se stessa, nel modo di vestire. Noi l’abbiamo affidata alla comunità perché doveva tornare a stare bene. Finché è stata in casa alloggio era felice dopodiché non abbiamo avuto più nessun rapporto.
Le regole della comunità sono rigide. Nessun contatto. Che si sia sentita sola?
Secondo me non è stata capita da loro. Aveva bisogno di sentirci, solo che mia sorella per il carattere che aveva, non sapeva chiedere aiuto.  
Si mostrava forte ma aveva bisogno dell’affetto. Spesso eravamo noi a chiederle “Cos’hai, cos’è successo?”, magari aspettava che erano gli operatori a chiederle se voleva chiamare a casa. Per carattere non chiedeva niente. A metà aprile, dopo 12 giorni dall’ingresso nella comunità, era scappata. Era andata ai Carabinieri perché voleva parlare con i familiari. L’altra mia sorella l’ha rassicurata facendole capire che era per il suo bene. Sei mesi di comunità non erano ancora niente.
Quanto sarebbe dovuta restare?
Tre anni. Anche se lei era già pulita da gennaio-febbraio. Non prendeva più niente e nessuna terapia. Una ragazza col sorriso, fragile ma convinta. Una fine ingiusta, brutta.
Considerando tutto questo, credi che realmente si possa essere fidata del primo sconosciuto trovato?
Non lo so. Anche se era pulita, magari nella sua depressione, nel suo sentirsi sola ha ceduto. Però io non penso, non voglio credere alla casualità che doveva incontrare proprio questa persona. Roma Termini è grande. Poi originario di Bari. Non c’erano più persone. Giusto lei doveva incontrare? Io non ci posso credere. Ma perché la casa non è stata messa sotto sequestro? E’ vero che solo giovedì mattina è stata fatta l’autopsia ma perché questa persona è libera? Lui a Chi l’ha visto ha detto che non la riconosceva. Dopo averla tenuta a casa sua?  
Io non ci posso credere. La Polizia non si esprime.
Valeria è scomparsa il 7 maggio. Dalla comunità cosa vi è stato detto?
C’è chi dice alle 17.30, c’è chi alle 19.00 o 19.00. Hanno fatto la denuncia il 9 maggio di pomeriggio e Valeria era già morta. Noi siamo stati avvisati la sera del 7 maggio alle 21.00. La mattina mamma ha chiamato perché dopo 24 ore bisogna fare la denuncia, quindi la sera ma ci hanno risposto che dovevamo farla noi. Solo che Valeria era affidata dal Tribunale a loro. Come potevamo fare una denuncia se neppure sapevamo com’era vestita?
Vi hanno detto in che stato d’animo era Valeria? Avevano percepito un disagio?
Stava bene, sempre che stava bene. Mia madre chiamava ogni due, tre giorni. E’ stato il suo onomastico, per dire…E’ stato l’anniversario di matrimonio di mia sorella, il compleanno di mio padre che è morto tre mesi fa, mia madre chiamava anche solo per dire di darle un bacio.  
Non sappiamo se le dicevano di questi contatti.
L’ultimo contatto con voi quand’è stato? Come stava?
Il 31 marzo al momento della festa per l’ingresso in comunità con mia madre. Con mia sorella Isa quando è scappata il 12 o 13 aprile, non me lo ricordo. Come stava non lo sappiamo perché non la vivevamo. Un conto è stare vicino, magari basta pure uno sguardo…So solo che nella casa alloggio davvero stava bene magari perché c’erano meno ragazzi invece in comunità c’erano almeno 40 persone. Aveva anche cominciato a studiare lingue addirittura, quando invece prima frequentava l’alberghiero.
Come passava le giornate?
Ogni ora avevano qualcosa da fare. Non lo sappiamo. Sicuramente non è stata capita o è stato sottovalutato che aveva bisogno del contatto con noi.
La perdita di papà l’aveva resa più fragile, ha influito in qualche modo nel suo stato d’animo?
Non so. Valeria gli aveva scritto una lettera e fatto tante promesse:  
che sarebbe andata avanti, che sarebbe stata forte. Pensiamo tante cose e niente su quello che è accaduto quella sera. Il tragitto dalla stazione alla casa di quest’uomo, le telecamere di Roma Termini. La Polizia ancora non ci dice nulla. Non sappiamo niente. So solo che mia sorella voleva vivere, abbiamo fatto progetti. Lei faceva progetti, doveva prendere la patente. Valeria era forte ma non sapeva chiedere aiuto. Quando arrivi a drogarti un qualcosa c’è solo che pensavamo che la comunità ce l’avrebbe restituita in buone condizioni. Per noi la comunità era la salvezza. Valeria usciva e doveva stare bene.
Voi avete visto differenza fra la casa alloggio e la comunità?
Nella casa alloggio Valeria era solare. Io sono stata da lei il 26 dicembre, è andata di più mia sorella di Vicenza e mia madre. Quando ci vedeva, ci saltava addosso come un koala. Non vedeva l’ora di raccontarci cosa faceva. I ragazzi lì fanno tutto. Andare in piscina, programmare cosa mangiare. Certo non poteva tornare a casa ma io penso che lei era depressa e la comunità non è stata dietro a questa cosa.  
Per scappare dopo 12 giorni… Lei aveva bisogno di noi, dovevamo poter parlare con lei.
Com’è possibile sia riuscita a scappare una seconda volta?
Diciamo che i ragazzi vanno in comunità per loro volontà quindi sono responsabili. E’ una questione di fiducia, non è un carcere, quindi anche il fatto che ci sia il cancello aperto non è strano. Anche se, se non ho capito male, Valeria ha scavalcato il cancello per andare via. Solo che potevano fare di più, potevano fare la denuncia subito, potevano andare subito in Stazione. Una che scappa dove va? Lei ha preso il treno alle 19.45, è arrivata alle 21.10 circa a Roma. Se la sono fatta scappare. Lei aveva lasciato detto ad alcuni ragazzi che sarebbe andata a Vicenza da mia sorella.
Valeria dunque si era confidata con qualcuno?
Quando è scappata ha trovato dei ragazzi che hanno cercato di bloccarla. Non so il dialogo esatto ma aveva detto che voleva andare a Vicenza. Noi speravamo fosse così all’inizio ma non avremmo pensato a questa fine. E’ una cosa assurda che vedi solo nei film.
Cosa chiedete?
Giustizia per Valeria. Chi ha responsabilità deve pagare. Sia la comunità che la persona che l’ha portata a casa sua. Dobbiamo combattere. Non è giusto. A Valeria doveva essere restituita una vita ed invece gli è stata tolta.

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© Riproduzione riservata 19 Maggio 2014