aggiornato il 24/11/2014 alle 9:22 da

Al San Giacomo un urologo di grande esperienza

MONOPOLI – Domenico Ricapito è il nuovo primario dell’Urologia del San Giacomo di Monopoli. Quando lo chiamiamo,  è in attesa di firmare il contratto il giorno dopo. Cinquant’anni, con un’esperienza che viene dall’ urologia universitaria  prima e dal centro trapianti di rene del Policlinico poi, il dottore ha avuto come maestro il prof. Francesco Paolo Selvaggi. Un nome non da poco, come tiene a puntualizzare Ricapito, dal momento che “Selvaggi- dice – è conosciuto non solo in Italia, ma anche in Europa e negli Stati Uniti. E’ stato il primo a portare i trapianti nella Regione Puglia, a Bari, nel 1973”. Ancora non ha avuto modo di conoscere la situazione del San Giacomo, ma lo farà presto. E per i primi di gennaio arriverà a Monopoli.

Ha intenzione di portare al San Giacomo qualche nuova metodica?

Senz’altro. Tutto ciò che facciamo al Policlinico, lo porterò al San Giacomo. Personalmente, nella mia carriera ho all’attivo oltre 80 trapianti, al momento della domanda del concorso. Adesso sarò arrivato a 120-130, quindi ho potuto maturare una grande esperienza. Anche nel campo della chirurgia vascolare. Se ad esempio c’è un problema sulla cava, mentre gli altri sono costretti a trasferire il paziente e ad interpellare il chirurgo vascolare, io, per mia fortuna non ne ho bisogno. A Bari poi, siamo stati il primo centro di riferimento di andrologia, anche per i transessuali, per la chirurgia oncologica e siamo i primi in Italia e in Europa per i tumori renali, facendo la chirurgia selettiva e lasciando anche un quarto, tre quarti di rene. Anche per i reimpianti ureterali la nostra scuola è all’avanguardia.

Per quanto riguarda più nello specifico i tumori, qual è l’approccio terapeutico o chirurgico che viene utilizzato maggiormente?

Dipende dalla massa del tumore. Di solito utilizziamo ancora la chirurgia aperta, oppure possiamo usare anche la laparoscopica. Anche se non c’è nessuna indicazione nell’utilizzare la laparoscopica se quello renale è ad esempio un tumore di tre centimetri. Con un piccolo taglio riusciamo a dominare ancora meglio la situazione e in quattro giorni il paziente va a casa. Non abbiamo nessun problema.

Da che età sono consigliate le visite urologiche?

Per i ragazzi, per i tumori del testicolo, bisogna diffondere nelle scuole queste informazioni e inculcare loro che la diagnostica mette subito in evidenza un eventuale problema. E’difficile oggigiorno morire per un tumore del testicolo, con una diagnosi precoce. L’informazione dunque deve partire già dalle scuole. Per quanto riguarda invece la prostata, si fa lo screening già dai 45 anni con l’esplorazione rettale. Poi per i tumori renali, con una semplice ecografia addominale si può già fare una diagnosi, per quanto riguarda invece le neoplasie della vescica, occorre vedere la familiarità, indagare sui pazienti, vedere se sono fumatori, se hanno lavorato in posti in cui ci usavano vernici, fare attenzione all’inquinamento da idrocarburi, tutti fattori che possono essere responsabili della neoplasia vescicale.

Dopo che è andato via Ludovico, si prospetta dunque un nuovo rilancio per il reparto…

Noi abbiamo sempre lavorato bene. Se mi danno tutto, si potrà fare tutto. Me lo auguro.

Si sente parlare sempre di più della chirurgia robotica, lei che ne dice?

I costi di quella chirurgia sono elevatissimi. E poi va fatta solo in determinati pazienti, non certo in tutti. In nessun lavoro, pubblicato sulle migliori riviste internazionali, emerge il dato di una tecnica migliore dell’altra. Nel caso ad esempio del tumore della prostata, sia per sopravvivenza sia per qualità, sia per la potenza sessuale, sia per la continenza vescicale, i due interventi, quello tradizionale e quello con il robot, sono sovrapponibili. Solo che la robotica, come dicevo, ha costi 10 volte superiori. Al momento c’è solo al Miulli di Acquaviva e alla Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Ma quella della robotica è in fondo lo specchietto delle allodole. Noi facciamo all’anno 150-200 interventi chirurgici di prostatectomia radicale con risultati ottimi, effettuando solo un taglietto di 5 centimetri.

 

wt-Domenico Ricapito urologo MON

 

© Riproduzione riservata 24 Novembre 2014

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