aggiornato il 02/02/2016 alle 7:53 da

Contaminati da idrocarburi e metalli pesanti i suoli dell’ex caserma “Merceri”

LEX CASERMA -MERCERI-MONOPOLI – Il 24 dicembre, a Palazzo di Città, è stato recapitato un documento del 15esimo Reparto Infrastrutture di Bari, a firma del comandante Guglielmo Capozza, avente come oggetto i risultati di una campagna di monitoraggio ambientale condotta  in quello che per decenni è stato il IV Deposito Carburanti della Caserma Merceri. L’area militare, che il Ministero della Difesa sta dismettendo, si trova alla periferia ovest del centro abitato, tra via Carlo Alberto Dalla Chiesa, traversa di via Lagravinese, e la strada comunale Parco di Tucci. Fino al 2010 e per circa 70 anni ha ospitato un deposito di carburanti con un volume di stoccaggio pari a circa 30 mila mc di carburanti e 4 mila tonnellate di lubrificanti.

La comunicazione altro non è che “un’autodenuncia – come riportato nell’oggetto – di superamento delle concentrazioni della soglia di contaminazione”. La nota, infatti, è  accompagnata dai risultati delle indagini ambientali che evidenziano il superamento dei limiti previsti dalla legge di sostanze pericolosissime, rilevate nei suoli, quali idrocarburi policiclici, idrocarburi leggeri e pesanti, metalli pesanti come arsenico, berillio, piombo, stagno, vanadio e PCB. La comunicazione è di quelle di far gelare il sangue perchè in alcuni casi si evidenziano sforamenti altissimi delle soglie come nel caso del vanadio, un metallo pesante altamente tossico, che se presente nella misura di 35 mg/m3 può già causare gravi danni alla salute dell’uomo.  Pensate che nella “Merceri”, in un terreno di riporto e roccia calcarea, è stato rilevato un valore pari a 75.5, più del doppio. Ma i livelli di concentrazione di sostanze tossiche raggiungono livelli elevatissimi se si fa riferimento ai dati relativi agli idrocarburi pesanti.

La campagna di monitoraggio, propedeutica alla dismissione del sito,  si è basata sull’esecuzione di 33 sondaggi geognostici e l’installazione di un piezometro nonchè sul prelievo di campioni di terreno e di acqua in condizioni dinamiche. Dai risultati ottenuti si evince il superamento dei valori delle concentrazioni di contaminazione solo nei terreni, ma non nei campioni d’acqua. “Per questo – si legge nella comunicazione giunta a Palazzo di Città – sono state adottate  già dal 2012, misure preventive mirate all’esclusione di potenziali fonti che possano ancora provocare rischi di aggravamento della situazione”. Poca cosa, tuttavia, in confronto alle elevate concentrazioni di inquinanti ancora presenti nel suolo in un’area lontana solo poche centinaia di metri dal centro abitato. La gravità della situazione, del resto, è sintetizzata nella comunicazione inviata nei giorni scorsi dal Comune di Monopoli ad Asl, Prefettura, Regione Puglia, Area Metropolitana, Stato Maggiore dell’Esercito nonchè al comandante del 15°Reparto Infrastrutture con la quale si richiede una immediata attività di supporto finalizzata alla tutela della salute pubblica considerato che “il sito – si legge nella missiva firma dall’ing D’Onghia, dirigente della IV Area Tecnica del Comune – ricade in prossimità dell’area urbana e su di esso risultano praticate alcune colture agricole; i superamenti riguardano idrocarburi policiclici aromatici metalli pesanti quali arsenico, berillio, piombo, stagno, vanadio, PCB, idrocarburi leggeri e pesanti”.

Insomma, quell’area sita a pochi passi dal centro abitato ed ai margini della zona industriale di via Baione è  inquinata da sostanze tossiche. Con tutte le conseguenze immaginabili sulla salute dei monopolitani. A Palazzo di Città si segue con grande attenzione la vicenda in attesa delle determinazione di Asl e Regione. Anche perchè c’è da capire se a contaminare quei suoli siano stati i carburanti stoccati per decenni oppure se le cause siano altre. In tal senso non si capisce come mai le stesse concentrazioni di inquinanti non sono state rilevate nei suoli della caserma “Cervinia” di viale Aldo Moro. Anche qui per decenni sono stati stoccate tonnellate di carburanti ma senza mai spargimento di veleni nei terreni.

© Riproduzione riservata 02 Febbraio 2016