aggiornato il 18/05/2012 alle 8:19 da

Due volte sotto il fango, l’As Labruna dimenticata da tutti chiede aiuto [video]

MONOPOLI – Di questi tempi fa notizia quando un’azienda resiste ai venti impetuosi della crisi. L’AS Labruna, che da 41 anni esporta motori marini, piattaforme aeree e gru in tutto il mondo, vanta questo prestigioso primato ma la sua stabilità, negli ultimi tempi, è stata messa a dura prova sia dalle ire di giove pluvio che dalla burocrazia.

I guai dell’azienda, ubicata in contrada Santo Stefano, iniziarono nel 2004 quando, in seguito ad un forte temporale di fine estate, i capannoni industriali furono invasi da un’ondata di fango che provocò danni per oltre 1,5 milioni di euro. I Labruna si rimboccarono le maniche e, con il prezioso contributo dei dipendenti, riuscirono a salvare l’azienda dal fallimento. Contemporaneamente presentarono denuncia e contestuale istanza di risarcimento nei confronti del Comune (mancata pulizia della lama Santa Cecilia) e dell’Anas (ostruzione del torrente in prossimità della Statale 16).

L’allagamento dell’azienda, come sentenziato dal Tribunale delle Acque di Napoli, fu provocato non dalla eccezionalità della precipitazione, ma dalla mancata pulizia del torrente che straripò per l’ostruzione creatasi nei pressi della Statale. Nessuna sentenza, invece, è stata finora emessa dalla giustizia ordinaria, dopo quasi 8 anni di processo.

L’azienda aveva ripreso la sua normale attività, ma nel settembre dell’anno scorso, un’altra ondata di fango, anche in questo caso generata da un temporale, inondò  l’azienda facendo più danni della precedente. Risultato: motori distrutti, parco mezzi e capannoni distrutti. Danni quantificati in oltre 1,5 milioni di euro, tre in totale se si sommano a quelli provocati dall’evento del 2004.

Al danno, però, si aggiunge la beffa. “Dopo l’episodio del 2004 – spiega a Fax  l’ing. Massimo Labruna – ci cautelammo sottoscrivendo una polizia assicuraviva sostenendo costi per circa 24 mila euro. Pensavamo di essere al riparo ed invece no”.

La polizza, infatti, prevedeva un risarcimento del 50% dei danni entro 60 giorni dalla data di presentazione della denuncia ma ad oggi, passati otto mesi da quel drammatico 26 settembre del 2011, la compagnia assicurativa non ha ancora risarcito la Labruna. “La perizia è stata chiusa e non ci spieghiamo il perché di questo comportamento nè tanto meno la compagnia assicurativa ci fornisce spiegazioni in tal senso”.

Con la giustizia ordinaria che tarda ed emettere sentenze e la compgnia assicurativa che non risarcisce nemmeno il 50% dei danni alla Labruna iniziano a guardare il futuro con meno tranquillità. Le mensilità a 25 dipendenti vengono versate puntualmente, seppur tra mille difficoltà, ma è stato ridimensionato notevolmente il piano delle assunzioni. In più il torrente Santa Cecilia continua ad essere colmo di vegetazione, la strozzatura nei pressi della Statale 16 c’è ancora così come un complesso di serre, sulle quali pende un’ordinanza di demolizione. Il rischio è che al prossimo acquazzone l’As Labruna possa nuovamente finire sotto il fango.

 

Ecco il link del video: https://www.faxonline.it/component/seyret/video/400/In-ginocchio-dopo-l%27alluvione

 

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© Riproduzione riservata 18 Maggio 2012