aggiornato il 24/06/2010 alle 14:31 da

Il segretario del Sindaco chiude la sala consiliare

MONOPOLI – La commissione bilancio era pronta a riunirsi. Peccato non ci fosse la sala consiliare disponibile per discutere dell’argomento all’ordine del giorno e cioè del regolamento di polizia urbana. Sala Perricci infatti era stata chiusa a chiave e non c’era nessuna intenzione di aprirla. La decisione di tenerla serrata, così come emerso sabato durante la seduta della massima assise cittadina, è stata di Vito Di Roma, il segretario del sindaco. La cosa naturalmente non è andata giù al presidente di commissione Giuseppe Ciaccia e agli altri componenti che hanno redatto un verbale su quanto accaduto, letto poi in consiglio comunale. Nella stessa relazione si evidenziava inoltre l’impossibilità di accedere al fascicolo del Dpp di rigenerazione urbana. Ciaccia, il capogruppo dell’Idv, che non credeva a quanto le sue orecchie avevano ascoltato, ci ha riprovato. E ha chiesto al messo che, su disposizione del ribattezzato “maresciallo” Di Roma aveva impedito che le porte di sala Perricci si aprissero, di parlare nuovamente con il segretario del primo cittadino. Ma non c’è stato nulla da fare. La sala consiliare doveva rimanere chiusa. Il motivo per Di Roma era chiaro: la stanza era stata preparata in previsione del consiglio comunale del giorno dopo e i componenti della commissione avrebbero potuto sporcarla. Ciaccia ha parlato di atto intimidatorio nei confronti dell’istituzione e ha chiesto al sindaco di aprire un’inchiesta per accertare come sono andati i fatti. “Ci è mancato solo un impedimento fisico – ha detto Ciaccia – altrimenti sarebbe stato un vero e proprio golpe”. Marilù Napoletano (Pd) ha ipotizzato una ritorsione nei confronti dei consiglieri opposizione alla luce della loro decisione di abbandonare l’aula giovedì, facendo così andare a vuoto la seduta del consiglio perché la maggioranza non riusciva da sola ad assicurare il numero legale. Tamborrino (Pd) nei confronti di Di Roma è stato secco e diretto: “Deve stare al suo posto, non può impartire ordini e non può intromettersi nelle questioni politiche”. A calcare la mano ci ha pensato Lamanna (UpM), nei momenti in cui non gli si spegneva il microfono per impedirgli di parlare: “Viviamo in uno stato di regime totalitario – ha detto –  ci si deve solo vergognare, non c’è la libertà di esprimersi. Non si può più governare in questo modo”. Poi ancora la Matera (SeL) che, proponendo qualche goccia di Valium per placare gli animi, ha parlato di “assunzioni illegittime di segretari particolari che vogliono anche dettare legge. Quello che si è verificato – ha concluso – è stato un atto di arroganza e se succederà ancora provvederò a fare una segnalazione al prefetto”. Suma, con un gioco di lettere, ha cambiato il nome del segretario del sindaco, da Vito a Vi(e)to Di Roma. Nella fila della maggioranza, il Pdl Recchiuto, membro della commissione, ha tentato di ricucire lo strappo, dicendo che c’è la necessità di individuare una stanza in cui le commissioni si possano riunire. Nonostante il presidente del consiglio Corallo abbia spiegato che è proprio quello che si sta cercando di fare, il clima è rimasto teso. Quando infatti la Perricci (capogruppo di Monopoli Futura) ha detto a Ciaccia che per senso di responsabilità piuttosto che sciogliere la commissione avrebbe potuto trovare un altro luogo dove svolgerla (come la stanza dal tavolo ovale), il capogruppo dell’Idv è sbottato definitivamente. A cercare di recuperare la situazione, il sindaco Romani che si è detto all’oscuro del comportamento del suo segretario, ma che ha escluso in maniera categorica che la chiusura di sala Perricci potesse essere frutto di una ritorsione politica.

© Riproduzione riservata 24 Giugno 2010