aggiornato il 17/03/2011 alle 11:11 da

Indiveri: Gli insulti razzisti? Una invenzione

MONOPOLI – ind.nuoveind.nuove2In attesa di conoscere l’esito del ricorso sulla squalifica di Giovanni Indiveri diamo voce al numero 1 della squadra biancoverde squalificato per cinque giornate dal giudice sportivo ed impossibilitato a disputare le prossime partite di Coppa Italia Una vicenda che ha destato grande stupore in città, per le accuse di stampo razzista in una gara dove giocatori di colore non ce n’erano.

Giovanni raccontaci un po’ quello che è accaduto durante Monopoli – Scalea.

Sicuramente nulla che abbia a che fare con il razzismo! Cosa che in 16 anni di carriera non mi è mai appartenuta soprattutto in virtù della grande simpatia che nutro verso i giocatori di colore. Quando ho messo una palla fuori ho chiesto alla loro panchina di restituircela, ricevendo pesanti insulti da alcuni giocatori. A fine gara, mi sono semplicemente rivolto al loro allenatore chiedendogli di insegnare l’educazione alla propria squadra e nient’altro. Questo lo possono testimoniare anche Ragno, De Candia e tutti i miei compagni che erano a centro campo vicino a me.

E gli insulti razzisti?

Sono semplicemente l’unica motivazione con cui il commissario di campo, nonché amico intimo dell’allenatore dello Scalea, poteva punirci andando ad intervenire su un referto arbitrale in cui non c’era scritto assolutamente nulla. Il commissario può segnalare solo atti di violenza o di razzismo e così ha fatto. Il suo unico scopo è stato quello di colpire la città di Monopoli attraverso il suo giocatore monopolitano più rappresentativo. A conferma di questo, penso anche alla multa inflitta per cori razzisti, quando tutti i presenti allo stadio sanno che non ce ne sono stati.

Dove sei disposto ad arrivare per difenderti?

A costo di smettere di giocare agirò per vie legali! O la giustizia sportiva mi toglie le cinque giornate, oppure lascio il calcio giocato e porto questo commissario di campo in tribunale. Deve giustificare a me ed alla città di Monopoli le accuse infamanti che ci ha fatto. Farò tutto a mie spese, perché a 36 anni non ho bisogno di far carriera ma semplicemente di chiuderla difendendomi da un’accusa che non mi appartiene. Sono convinto della mia innocenza e della malafede di questa squalifica e andrò fino in fondo per cancellarla. Non mi importa se la clausola compromissoria con la Lega è valida anche nel dilettantismo, perché per difendermi accetterei anche di rescindere il contratto e agire per vie legali con prove audio e video. Avrei preferito ricevere un pugno in faccia che accuse di razzismo!”

© Riproduzione riservata 17 Marzo 2011