aggiornato il 15/01/2014 alle 15:19 da

Neve tarantina: in manette il nocese Paolo Locorotondo

carabinieri arrestoNOCI – C’è anche un nocese coinvolto nell’operazione “Neve Tarantina”, condotta dai Comandi provinciali dei carabinieri e della Guardia di Finanza di Taranto che si è conclusa all’alba di martedì mattina con l’esecuzione di 30 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Lecce Tonia Martalò dietro richiesta del sostituto Alessio Coccioli della DDA di Lecce  con l’accusa, a vario titolo, di “associazione per delinquere finalizzata al traffico, anche internazionale, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti con aggravante della disponibilità di armi e munizioni”. Si tratta del 50enne Paolo Locorotondo. 17 tra gli indagati sono finiti in carcere, 8 ai domiciliari e  5 sono stati sottoposti a misure di prevenzione con obbligo di dimora. In carcere sono finiti, oltre a Paolo Locorotondo, anche Aldo Catapano (referente dell’omonimo clan e ritenuto il capo dell’organizzazione), Ferruccio Balestrieri, Ciro Bianco, Christian Briganti, Giuseppe Ciracira, Domenico Di Gioia, Fabio Ferrigni, Francesco Gaeta, Ottavio Gentile, Cesare Giliberti, Daniele Leale, Francesco Leale, Salvatore Maglie, Cataldo Missiano, Michele Puce e Cosimo Vena. Ai domiciliari invece: Mirko Albano, Antonio Durante, Nicola Gentile, Nuderin Kiptiu, Ivano Leale, Angelo Murciano, Roberto Mastrovito e Luciano Merletto. Obbligo di dimora, invece, per: Costantino Bianchini, Alessandro Lanzafame, Pietro Loscialpo, Francesco Leone e Ante Sandoval Sandra Patricia. Tre i canali di approvvigionamento dello stupefacente, da spacciare poi nel capoluogo jonico: uno con i narcos colombiani per il tramite della Spagna, uno barese ed uno calabrese con provenienza da Gioia Tauro, piazza rigidamente gestita dalla Ndrangheta, per il tramite della Basilicata. Le indagini hanno portato al sequestro di un laboratorio attrezzato per il taglio e il confezionamento della droga con l’utilizzo delle anfetamine e farmaci pericolosi per la salute umana. Oltre mille chili di cocaina tagliata con un farmaco antiparassitario veterinario sono stati invece sequestrati martedì presso l’abitazione di Giuseppe Ciracira. In casa  i militari hanno rinvenuto anche  una mitraglietta, due fucili ad aria compressa, munizioni e ricetrasmittenti. Armi, queste, che secondi gli inquirenti proverrebbero  dagli ottimi rapporti che l’organizzazione coltivava con la mafia calabra. Il nome dell’operazione deriva dalla parola in codice usata dai sodali per indicare la cocaina e cioè “neve”.

© Riproduzione riservata 15 Gennaio 2014