aggiornato il 03/11/2014 alle 9:46 da

‘Nel Pd non c’è nessuna spaccatura’

NOCI – C’era anche un nocese tra i tantissimi alla Leopolda di Firenze. Si tratta di Martino Trisolini. Lo abbiamo incontrato al suo ritorno dal capoluogo toscano. Di rientro dalla Leopolda.

Un bilancio di questa tua esperienza. 

E’ difficile spiegare agli altri cos’è la Leopolda. Bisogna viverla per capire cosa ti lascia dentro. Bisogna incrociare gli sguardi di chi vi partecipa per leggere nei loro occhi la passione, l’entusiasmo, la voglia di mettersi in gioco, la forza tranquilla della proposta che si ostina a non cedere alla protesta. Il miglior spot contro l’antipolitica.  E’ stata una bellissima esperienza che mi ha permesso peraltro di ritrovare tanti amici con i quali da tempo ho avviato un percorso che ci ha portato a fondare l’associzazione Adesso!Italia di cui sono coordinatore nazionale.

Nell’ambito della Leopolda sono stati affrontati i problemi del Sud? Se sì quali e con quali proposte di soluzione?

Nei tavoli di lavoro di sabato si sono affrontate diverse problematiche collegate al Sud. Dalla questione legalità e lotta alle mafie al tavolo su mobilità e trsporti che ha visto la partecipazione come esperto del Sindaco di Bari, Antonio Decaro. Io ho preso parte al tavolo Ambiente e territorio perchè interessato ad approfondire i problemi legati al dissesto idrogeologico che ha causato, ad esempio, l’ultima alluvione sul gargano. Per capire se ci sono, a Taranto, le condizioni per una riconversione dell’Ilva che tenga insieme diritto al lavoro, tutela della salute e dell’ambiente e sviluppo dell’area. Così come il rapporto costi/benefici del gasdotto tap che approderà sulle nostre coste. Sono venute fuori diverse proposte, anche discordanti, che saranno contenute nella relazione finale che il coordinatore del tavolo sta predisponendo e che sarà pronta ad inizio della prossima settimana.

Avevi partecipato ad altre edizioni? Se sì, hai notato differenze rispetto al passato?

Questa è stata la mia seconda edizione. Ho iniziato a seguire Renzi nel 2012, in occasione della sua candidatura alle primarie del centrosinistra. Ammetto che allora non sapevo nemmeno cosa fosse la Leopolda, non conoscevo nessuno della rete che si andava costituendo a sostegno del Segretario del Pd. Ero un ex iscritto al partito che grazie alle idee, all’entusiasmo e alla passione di un suo quasi coetaneo aveva ritrovato la voglia di impegnarsi. La Leopolda è stata definita da tanti osservatori la culla del renzismo, il luogo dove tutto è nato. Molti amici che vi hanno partecipato sin dalla prima edizione potrebbero, più di me, declinare meglio il senso di questa affermazione. Di certo ha segnato le tappe fondamentali dell’ascesa politica di Matteo Renzi. L’edizione del 2012 è stata quella della rottamazione, termine forse eccessivo, probabilmente ingeneroso, ma che simboleggiava la necessità di un rinnovo delle classi dirigenti del Pd in particolare, ma più in generale di tutti i settori della società italiana, non più procastinabile. La Leopolda 2013, la mia prima, è stata l’edizione della consapevolezza. La consapevolezza che il messaggio era passato, che le idee per le quali avevamo lottato nell’ambito di un confronto anche duro e aspro all’interno del partito, stavano diventando maggioritarie. Eravamo pronti e chiedevamo al nostro leader di candidarsi a guidare il partito. Di lì a poco Matteo Renzi è diventato Segretario del partito prima e Presidente del Consiglio poi. Quella di quest’anno è stata la prima Leopolda di Governo. Un’edizione non celebrativa dei risultati ottenuti sino ad’ora, ma che ha tratteggiato quello che dovrà essere il cammino da oggi in poi, nella consapevolezza che solo dando risposte concrete su lavoro, occupazione, innovazione e crescita il risultato del 41% alle europee potrà essere consolidato.

Mentre una parte del Pd era coinvolto nella Leopolda, un’altra manifestava a Roma con la Cigl. A cosa porterà secondo te questa spaccatura?

Non credo ci sia una spaccatura, tanto meno il pericolo di una scissione. Questa rappresentazione è stata evocata da alcune dichiarazioni di esponenti che vivono il Pd come un congresso permanente nella vana speranza di poter rovesciare i rapporti di forza e sovvertire l’esito dell’ultimo congresso. Io ho molto rispetto per chi è sceso in piazza sabato scorso. Non vedo nessuna incompatibilità tra la Leopolda e la piazza di San Giovanni. Certo, su tanti temi ci sono idee diverse, ma in un partito a vocazione maggioritaria è impensabile che tutti condividano la stessa linea. Il punto è un altro. Come ha scritto Luca Sofri in un suo recente editoriale, dobbiamo decidere se opinioni  diverse non possano stare nel consenso a un solo partito, e ragionevolmente aspirare quindi a rappresentare con quel partito un massimo del 15-20% di elettori, se si è molto bravi. Oppure  realisticamente sapere che se si vuole avere una delega e una rappresentanza maggiore – e quindi la legittimazione democratica a governare e cambiare le cose – le si otterranno da comunità di elettori che sono per forza diverse e lontane su molti temi, ognuna delle quali sarà sempre scontenta di una o molte cose fatte e annunciate. 

Ci potrebbero essere secondo te rupercussioni a livello regionale e locale?

Lo escludo nel modo più assoluto. Nel Pd regionale, al netto delle diverse e legittime opinioni su alcuni temi, si sta collaborando in modo sereno e costruttivo.

Renzi ha chiuso la Leopolda con un commento importante sul mondo del lavoro e i contratti. Un tuo commento. ..

Ho già detto poc’anzi che ho il massimo rispetto per chi è sceso in piazza sabato scorso. Però a quella piazza non è stata detta la verità. E’ stato detto che che la riforma del mercato del lavoro del Governo diminuisce i diritti e le tutele. Il contrario della verità. Non è stato detto a quelle persone che gli ammortizzatori sociali saranno estesi a tutti i lavoratori indipendentemente dal tipo di azienda e di rapporto di lavoro. Vi sarà la messa a regime dei contratti di solidarietà. Verrà introdotto il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in base all’anzianità di servizio del lavoratore come forma privilegiata di rapporto di lavoro, con sgravi contributivi per chi assume. Saranno cancellati i contratti a progetto: un lavoro sarà subordinato o autonomo. La tutela della maternità verrà estesa a tutte le lavoratrici. Verrà contrastato il fenomeno delle dimissioni in bianco. Certo, l’art 18,cioè il diritto al reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa, viene limitato ai casi di licenziamento discriminatorio e di licenziamento disciplinare. Non giriamoci intorno. Oggi un’impresa, anche in considerazione della particolare congiuntura economica che stiamo vivendo, ci pensa due volte prima di assumere sapendo che avrà difficoltà a disimpegnarsi da quel rapporto nell’ipotesi in cui la sua azienda dovesse trovarsi in difficoltà e non raggiungere gli obiettivi stabiliti. La ratio di questa riforma è concedere qualcosa sul piano della flessibilità in uscita, ma estendere a tutti diritti e tutele contrastando in maniera decisa la precarietà del lavoro.

 

 PD Trisolini

 

 

© Riproduzione riservata 03 Novembre 2014

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