aggiornato il 18/10/2014 alle 7:47 da

La costa crolla e la soprintendenza blocca i lavori

Domenico Vitto 2POLIGNANO – La soprintendenza blocca i lavori di restauro al bastione di Santo Stefano. Il sindaco Vitto non ci sta e protesta direttamente con il ministro Franceschini.
Ecco di seguito la nota del Sindaco di Polignano.

Egregio Ministro,
la cittadina di Polignano a Mare, di cui sono Sindaco, è nota per ergersi sulla sommità di un costone roccioso a picco sul mare, nel mezzo di una fascia scogliera di 8 km., a sud di Bari, avente altezze massime di oltre venti metri proprio in corrispondenza del centro abitato. La caratteristica conformazione fisica del litorale implica la presenza di numerosissime calette naturali e, soprattutto, di grotte marine su cui poggia il notissimo centro storico a strapiombo sul mare.
Le acque che bagnano Polignano hanno ricevuto, per la settima volta consecutiva l’ambito riconoscimento della FEE, Foundation for Environmental Education (Fondazione per l’Educazione Ambientale) della “Bandiera Blu” e ben 4 (quattro) vele da Legambiente.
Va detto che lo scenario paesaggistico in discorso, che ha determinato nei secoli la celebrità del luogo turistico, non sia immune da esigenze di conservazione, stante la necessità di mettere in sicurezza i luoghi, ormai inesorabilmente gravati da anni di erosione naturale e pressione antropica. Un tratto del sito costiero in parola, infatti, stando a quanto emerge nel vigente piano di assetto idrogeologico dell’Autorità di Bacino della Puglia, è caratterizzato da alta pericolosità geomorfologica (cd. PG3), oltre ad essere interessato da situazione di “rischio”  molto elevato (cd. R4) per la presenza delle abitazioni del centro storico cittadino, insistenti sulla falesia marina.
Ragion per cui, al fine precipuo di permettere le complesse operazioni di salvaguardia e messa in sicurezza  geomorfologica della costa alta del litorale polignanese, con delibera CIPE n. 62 del 3 agosto 2011 (in G.U., serie generale n. 304 del 31 dicembre 2011) il Comune sia risultato beneficiario di un finanziamento di ben € 5.000.000,00. Ci si è così doverosamente preoccupati di provvedere all’approvazione del relativo documento preliminare alla progettazione e del progetto preliminare di recupero statico funzionale delle cavità carsico-marine e le pareti rocciose tra il bastione di S. Stefano e la Grotta Palazzese in fregio al mare, rispettivamente con delibere giuntali n. 297 del 5 dicembre 2012 e n. 328 del 28 dicembre 2012.
Successivamente, a valle di una serie di incontri istituzionali presso gli uffici regionali si è addivenuti, di concerto, alla scelta di seguire la procedura dell’appalto integrato complesso ex art. 53 comma 2 lettera c) del d.lgs. 163 del 2006, nonché dell’articolo 168 del d.P.R. 207 del 2010, allo scopo di compiutamente rispettare il cadenzato crono-programma imposto dal soggetto finanziatore.
Ragion per cui, dovendosi dar corso agli aggiornamenti del caso, con delibera di G.M. n.175 dell’8.8.2013, si è approvato il “nuovo” documento preliminare alla progettazione e successivamente si è commissionata una approfondita campagna di rilievi, indagini e  sondaggi.
Le evidenze numeriche possono rendere meglio l’idea della complessità tecnico-scientifica dell’attività posta in essere, caratterizzata: da ben 23 prospezioni georadar, 7 profili elettrotomografici del tipo dipolo-dipolo, 10 prospezioni sismiche a rifrazioni in onde P ed S, 2 prospezioni sismiche in foro down-hole, 11 sondaggi a rotazione a carotaggio continuo di cui 2 della profondità di trenta metri (!!) ed i restanti di venti, 43 prove di laboratorio geotecnico, approfondito rilievo batimetrico con multi-beam e laser scanner dell’intero tratto di falesia da imbarcazione in movimento, caratterizzazione geomeccanica dei materiali coinvolti, prove sperimentali di laboratorio di degradazione di rocce tenere, elaborazione di modelli costitutivi, analisi numeriche tridimensionali in campo non lineare, analisi dell’interazione terreno struttura e valutazione della stabilità pre-intervento, che sarà poi corredata da un’attenta attività di monitoraggio in fase di realizzazione e in quella post-intervento.
Insomma, ogni singola piega del costone roccioso è stata passata al setaccio (!!) con tanto di rappresentazione tridimensionale delle aree sia emerse che sommerse,  permettendo così di avere piena contezza delle caratteristiche tecniche dei materiali naturali (calcarenite e calcare) che costituiscono il piano di appoggio di tutte le abitazioni presenti nel centro storico, in uno con il comportamento, in caso di sisma, dell’ammasso roccioso e dell’influenza del mare sul comportamento stesso e sulle caratteristiche tecniche dei materiali naturali, con quantizzazione degli sforzi a cui è sottoposto l’ammasso roccioso e contestuale individuazione delle aree maggiormente sollecitate e che necessitano quindi di particolare cura ed attenzione.
D’altronde, nemmeno la comunità scientifica è rimasta indifferente alla complessità dell’operazione posta in essere, tanto che gli studi condotti sono stati presentanti alla Vertical Geology Conference tenutasi il 6 e 7 febbraio 2014 presso la prestigiosa Università di Losanna in Svizzera.
Sul progetto preliminare da porre a base di gara il Comune, al fine di supportare le imprese partecipanti alla procedura, benchè non fosse indispensabile sulla scorta dalla normativa sugli appalti pubblici, ha ugualmente pensato di dotarsi dei pareri della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia (prot. 14009 del 7 ottobre 2013), dell’Autorità di Bacino della Regione Puglia (prot. 2902 del 10 ottobre 2013), dell’Ufficio Programmazione V.I.A. e Politiche energetiche della Regione Puglia (prot. 9395 del 7 ottobre 2013) e dell’Ufficio Attuazione Pianificazione Paesaggistica della Regione Puglia (prot. 8914 del 11 ottobre 2013).
Ebbene, dopo aver avviato le operazioni di gara ed aggiudicato l’appalto, all’esito delle verifiche prescritte dal legislatore, l’Amministrazione ha inviato il progetto definitivo, redatto dall’aggiudicatario, ai vari enti preposti, al fine di raccogliere i parere necessari per poter finalmente dar rapido avvio ai lavori.
Gli uffici comunali hanno pertanto trasmesso il progetto all’Autorità di Bacino della Puglia, all’Ufficio Programmazione politiche energetiche VIA e VAS della Regione Puglia – avviando così il procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA – e da ultimo, alla Commissione Locale per il Paesaggio del Comune.
Proprio per quanto concerne l’attività propedeutica all’ottenimento dell’Autorizzazione Paesaggistica, una volta definita positivamente l’istruttoria in seno alla Commissione Locale, si è dato corso all’invio del progetto alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per raccoglierne il prescritto parere vincolante.
E’ così accaduto che, a fronte di un così complessa e delicata attività preparatoria, tendente a conciliare le esigenze della conservazione, della sicurezza e dell’ambiente/paesaggio, con il ricorso a livelli di approfondimento ultra-specialistici, l’iter abbia subito una brusca interruzione, tanto in ragione del fatto che la  Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia con nota acclarata al protocollo comunale nello scorso 11 luglio ha espresso il proprio parere negativo all’opera di consolidamento strutturale.
Ciò, malgrado la civica Amministrazione si fosse a più riprese, anche in sede di comitato tecnico indetto dalla stessa Soprintendenza, mostrata disponibile alla ricerca di soluzioni condivise che garantissero una rapida e pronta messa in sicurezza dei luoghi.
Le opere finanziate con risorse (5 milioni di euro) irripetibili nel contesto e nel momento considerato, rischiano di svanire, laddove non si provveda nel termine ravvicinatissimo del giugno 2015.
C’è da chiedersi se sia pensabile che al cospetto di opere assolutamente singolari, aventi rilievo strategico, si possa giustificare un approccio routinario nello scrutinio paesaggistico, sino a considerare i lavori inammissibili da un punto di vista “percettivo-paesaggistico”.
Appare francamente semplicistica la raggiunta convinzione “estetica” e conservativa, mutuata da stereotipi solitamente dedicati agli interventi edilizi privati, secondo cui dovrebbe mirarsi (non è detto come!) a garantire “il più possibile l’integrità delle singolarità geomorfologiche dei luoghi, le stesse devono necessariamente tendere a preservare in senso assoluto non solo le relazione fisiche e visive tra città e waterfront urbani storici, ma anche la naturalità dello stato dei luoghi e la persistenza della loro composizione e caratterizzazione materica, che dovrà essere tale anche per chi fruisce della costa direttamente dal mare”.
I tecnici dell’Ufficio ministeriale periferico hanno, in buona sostanza, ridotto gli spazi di un possibile intervento dell’Amministrazione a mere attività di disserbamento e di disgaggio dei massi instabili, oltreché di “restauro conservativo”.
Le valutazioni della Soprintendenza tradiscono, purtroppo, il profondo misconoscimento della realtà in cui si è costretti ad operare, nella quale buona parte del centro storico cittadino insiste sulla falesia, ragion per cui l’interesse precipuo è quello non già di rallentare o di imbellettare l’esistente, ma di interrompere i fenomeni evolutivi naturali che promettono di annientare i valori paesaggistici attuali con massimo nocumento per l’insediamento antropico!
Non può ragionevolmente corrersi il rischio di porre in essere opere che, per rispondere a superficiali cautele estetiche, per un verso prestino il fianco a rischi di natura statico-funzionale e per altro verso richiedano una continua e costosa attività di manutenzione.
Si dà il caso che altra Autorità specialistica, l’Autorità di Bacino della Puglia, non abbia mancato di rammentare a tutte le Istituzioni coinvolte le preoccupanti “condizioni di stabilità delle aree in oggetto” invitandole così “all’adozione di ogni provvedimento utile alla salvaguardia della pubblica e privata incolumità” (cfr. nota AdB prot. 8117 del 27 giugno 2014).
Per quanto precede, ferma la possibilità (poco edificante) di nostra reazione giudiziaria avverso il (non condivisibile) arresto soprintendentizio, con la presente missiva provo a sensibilizzare il vertice ministeriale sull’opportunità di attivare già in sede amministrativa approfondimenti congrui alla portata delle opere negativamente scrutinate.
Tanto, anche in considerazione del fatto che le emergenze statiche denunciate, lungi dall’essere soltanto potenziali, continuano a manifestarsi in tutta la loro importanza, come testimoniato dall’intervenuto crollo, solo alcuni giorni or sono, della falesia all’interno della celeberrima Grotta Palazzese (evento che ha suscitato viva preoccupazione nell’opinione pubblica non solo locale, a seguito del rilievo offerto all’evento dalla stampa nazionale)
Confido, per questo nella Sua squisita sensibilità, al fine di conseguire, nei limiti del possibile e del consentito, i migliori risultati sperati in tempi compatibili.
In attesa di un cortese cenno di riscontro, La ringrazio per l’attenzione, salutandola molto cordialmente

Polignano a Mare, 14 ottobre 2014
IL SINDACO
Domenico  VITTO

© Riproduzione riservata 18 Ottobre 2014