aggiornato il 10/02/2016 alle 23:00 da

Alle medie si studiano anche le maschere

maschere 1 copiaPOLIGNANO – In questo anno scolastico, in occasione del Carnevale, l’Istituto Comprensivo S.G.Bosco Scuola Media 2° Gruppo, ha realizzato dei pannelli sulle maschere regionali. L’idea è partita dalla prof.ssa Antonella Callea e dalla prof.ssa Paquita Montanaro entrambe insegnanti d’italiano. La preziosa collaborazione tra insegnanti che vede coinvolti anche gli altri colleghi dello stesso Istituto, come la prof.ssa Maria Cristina Campanella e la prof.ssa Assunta Verni, ha dato origine alla realizzazione di pannelli semirigidi le cui misure 100*70 hanno donato maggior rilievo estetico agli elaborati tale da renderli elementi d’arredo nei corridoi della nostra scuola.

Non tutti sanno che l’origine delle maschere più tradizionali e diffuse nella nostra nazione, nasce dalla storia della Commedia dell’Arte.

Antichissima è la tradizione italiana che vuole la maschera e il travestimento come uno dei riti che caratterizzano e governano il Carnevale. Ogni regione, ogni città, ogni luogo d’Italia ha la propria immagine fissata nel personaggio che la raffigura e la rappresenta. Possiamo individuare nel Rinascimento e nella Commedia dell’Arte il luogo dove la maschera conquista gli onori del teatro e si fissa in alcuni tipi che ancora oggi determinano i principali caratteri e personaggi del vario e multiforme mondo delle maschere italiane.

Lo Zanni , cioè il servo, di origine bergamasca, nello specifico Brighella, servo insolente e astuto, e Arlecchino, servo ora sciocco, ora furbo, eternamente affamato, attaccabrighe e scansafatiche. Una delle varianti più originali dello Zanni è senza dubbio il napoletano Pulcinella; il Vecchio , cioè Pantalone, mercante veneziano, tenace, brontolone, avaro, dalle non sopite velleità amorose; il Dottore, Balanzone, bolognese, giureconsulto o raramente medico, pedante e sentenzioso, amante della buona tavola; gli Innamorati , che a differenza dei precedenti non portavano la maschera: i nomi di questi personaggi variano da commedia a commedia, nel Seicento si chiamano Cinzio, Fabrizio, Leandro, Lelio gli uomini, e Angelica, Isabella, Lucinda le donne, mentre nel Settecento troviamo Florindo, Ottavio e Rosaura. Dal punto di vista dell’azione scenica gli innamorati avevano un ruolo insostituibile perché erano il perno attorno al quale si muoveva e si diramava l’intreccio comico. Gli innamorati parlavano d’amore e di nobili sentimenti nella raffinata lingua toscana e ripetevano concetti che erano già presenti nella commedia letteraria. Il loro abito non era rigorosamente definito dalle didascalie, ma doveva essere elegante e all’ultima moda; la Servetta, e cioè Corallina, Colombina, Smeraldina. Anche questo personaggio recitava senza maschera e si esprimeva in lingua toscana, pur non disdegnando talvolta di dialogare in dialetto. Il suo carattere era in genere pungente e malizioso, aveva modi sbrigativi e risoluti, la lingua sciolta e la battuta pronta. Era un’inguaribile bugiarda e usava la sua astuzia a servizio degli amori propri e di quelli della sua padrona.

La conquistata professionalità portò i comici della Commedia dell’arte a rivoluzionare i luoghi comuni del loro mestiere. Primo risultato fu che ad ogni attore toccò una parte ben precisa, su cui era tenuto a specializzarsi, affinando sempre più i contorni e le sfumature del personaggio. Nacquero così le maschere della Commedia dell’Arte, personaggi tipici con caratteristiche fisse. Tutto quello che poteva contribuire a completare la fisionomia di una maschera: il trucco del volto, l’abito, i suoi accessori, il modo di parlare, di gestire, i tic, il comportamento sulla scena era considerato e sperimentato. Col tempo le maschere andarono perfezionandosi sempre più: dai primi abbozzi iniziali, schematici ed essenziali, si arricchirono a tal punto da diventare dei veri e propri caratteri, perché definiti non solo esteriormente, ma anche nel modo di pensare e di ragionare.

Alcune di loro, specchio di realtà transitorie e contingenti, nel giro di pochi decenni scomparvero dalla scena; altre, come le seguenti, resistettero e vivono ancora nella fantasia popolare perché impersonano aspetti eterni ed immutabili dell’animo umano.

Un ringraziamento speciale va fatto agli alunni delle classi : III A e III C del nostro Istituto Comprensivo, poiché sono stati gli artefici di questi magnifici elaborati.

Tecnica utilizzata: acrilici e pennarelli su cartone pressato.maschere 3 copiamaschere 2 copia

© Riproduzione riservata 10 Febbraio 2016