aggiornato il 31/10/2012 alle 9:37 da

Laera e quegli attacchi contro Vitto

Domenico_LaeraPOLIGNANO – Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota di Domenico Laera, responsabile giovanile del PD.

Sono passati quasi sei mesi dal grande risultato elettorale di Vitto. Dopo gli entusiasmi della campagna elettorale arrivano le responsabilità. Arrivano gli apprezzamenti e le critiche, entrambi di vitale importanza per un percorso amministrativo sereno e funzionale. Tutto fisiologico, tutto nella norma. Fra le critiche, più o meno dure, spiccano alcune chicche su cui vorrei focalizzare l’attenzione. Le analizzo perché ritengo che siano, queste sì, fuori dalla norma (o almeno fuori dal mio modo di intendere la politica).

In primis, mi vengono in mente le campagne polignanesi improvvisamente ricoperte di rifiuti a pochi giorni dall’insediamento dell’amministrazione Vitto. Grande polemica, grande clamore. L’agenda setting non la scopriamo oggi e tutti giù a parlare di rifiuti e campagne abbandonate. Vitto vince e l’infido polistirolo si materializza ai bordi delle strade. Vitto vince e gli pneumatici da trattore si fermano a riposare sui diroccati muri a secco. Paradossalmente, più cresceva lo sforzo dell’amministrazione per pulire le aree comunali in semiabbandono, più cresceva l’intensità delle polemiche. Polistirolo e prezzemolo a parte, per la prima volta in dieci anni un assessore e un consigliere sono venuti a rendersi conto della piccola discarica abusiva che regna sovrana nel mio quartiere. Qualcosa si muove, verrebbe da dire.

Ricordo con simpatia i riferimenti agli assessori tirocinanti e ai doppioni.  Il nome “Marilena Abbatepaolo”, per citarne uno, non può comparire nella stessa frase dove c’è “tirocinante”. Sono configurazioni antitetiche, come il giorno e la notte. La dirompente prolificità di Marilena e degli altri ragazzi in Giunta è un dato di fatto. Il tirocinio è un’altra cosa.

Poi venne l’affaire Pedone, che credevo fosse un pezzo della scacchiera e invece ho scoperto essere la chiave di volta dell’intera politica polignanese e mondiale. I polignanesi hanno mille problemi e difficoltà e non avevo mai sospettato che a capo dei problemi ci fosse un architetto. Non conosco Pedone, ma immagino abbia popolato gli incubi di molti. Pedone ovunque, Pedone nemico del Popolo e della Rivoluzione. Non ho ancora capito quale sia il peccato dell’amministrazione in quella vicenda e non ho ben chiaro il perché sia così importante per la nostra comunità. Alcuni giornalisti, sulla scia del caso Ruby, hanno rivolto le fatidiche cinque domande a Vitto. Mubarak, bontà sua, questa volta è rimasto fuori dalla vicenda.

Passando dalle polemiche pretestuose al folk più becero, devo assolutamente parlare di una pagina che mi è capitato di leggere qualche giorno fa. Esprimere le emozioni verbalmente, soprattutto quelle negative, fa bene alla salute. Giorni fa mia madre, impegnata nella lettura di settimanali locali e sapendomi appassionato cinofilo, mi chiama per segnalarmi un articolo. Immagino una notizia su qualche nuovo metodo di educazione del cane, un articolo sul randagismo o giù di lì. Apro il giornale, che in campagna elettorale mi ero promesso di non leggere mai più (maledetti vizi!), e trovo un’intervista al Sindaco Cane Ugo Vitto, sindaco dei Cani Polignanesi, che va in riunione a Quintavalle con gli Assessori Cani. Premetto che il mondo dei canidi mi affascina da sempre e, trattenendo i primi conati, sono riuscito ad arrivare alla fine dell’articolo. Il pezzo vuole far ridere, ma la prima reazione è quella che si ha dopo aver scartato un Cucciolone. Alle battute da gelato ridono gli infanti e i poco dotati. Io non ho riso e, in compenso, mi sono arrabbiato parecchio. Castigat ridendo mores, ma qui manca il riso e mancano i vizi. Mentre Lucilio si ritorce angosciato nella tomba, il giornalista di turno crede di aver fatto un servizio alla collettività, confondendo satira e sfottò.  Vorrei soffermarmi un attimo sul concetto di deumanizzazione e sui  rischi che comporta. Quando si annulla l’umanità dell’altro si compie un’operazione dal retrogusto fascista. Categorizzare qualcuno come non umano, anche in un contesto ironico (o che vorrebbe esser tale), contribuisce ad una visione della politica come scontro tra un Noi superomistico e un Nemico mezzo uomo, un Nemico Cane. In quest’ottica non c’è confronto, non ci può essere. Senza confronto non c’è crescita e il sillogismo è chiuso.

Le critiche fondate fanno bene e i cittadini dovrebbero segnalare con fermezza quello che non funziona. Tante cose sono state fatte, molte sono ancora da fare. Dobbiamo essere parte attiva nella vita comunale, pungolo per l’amministrazione. Questo è quello che conta: ascoltare le critiche che vengono dalla comunità e farne tesoro. Anteponiamo l’ascolto della gente alle arzigogolate teorie di alcuni giornali e, una volta per tutte, cani e affini lasciamoli all’etologia.

 

Domenico Laera, responsabile giovanile del Partito Democratico

© Riproduzione riservata 31 Ottobre 2012