aggiornato il 26/04/2013 alle 0:51 da

Bersani, il gatto nero e il sigaro abbandonato

vign_46_polignano POLIGNANO- Dopo il fallimento del mandato esplorativo bersaniano e la nomina di Letta, possiamo dire che la profezia del Bar di Stanuccio si è avverata. Anche Pierluigi Bersani, pur di fatto vincendo le elezioni, è stato giubilato. Almeno D’Alema fu Presidente del Consiglio per una manciata di mesi; lui ha dovuto accontentarsi di sperarlo per una manciata di secondi. Ripensandoci: più che una profezia la nostra vignetta è stata una sentenza … di Cassazione. Sulla debacle della sinistra bersaniana proprio a Polignano c’erano stati dei segni inequivocabili ma nessuno era riuscito a coglierli, a trovare una idonea chiave di lettura. Come il gatto nero che, in piazza san Benedetto, si era scansato all’arrivo di Bersani. Il fatto che non avesse attraversato la strada al leader del Pd era stato interpretato come un segnale positivo. Ossia che nemmeno il gatto nero si opponeva all’ascesa del nuovo sia pur stagionato astro nascente della politica italiana. Col senno di poi si capisce che il micio se l’era svignata temendo che fosse Bersani, stella cadente del decaduto universo politico, a tagliargli la strada. Evidentemente il leader Pd ed il suo seguito dovevano grondare jella da tutti i pori ed il micio, autentico esperto in materia, l’aveva capito. Quella jattura che solo i comunisti vecchio stampo sanno procacciarsi così bene da non aver bisogno dell’aiuto altrui per sbagliare. Infatti Bersani ha fatto tutto da solo. Prima ha spaccato il partito con le primarie buttando fuori Renzi, successivamente ha esaurito la carica di trasversalità e simpatia portata dal sindaco di Firenze, poi ha resuscitato Berlusconi già pronto per andarsene a Sant’Elena, quindi ha fatto fuori Verdi, Di Pietro ed Arancioni (per questi ultimi, però, c’è chi giura trattarsi di “suicidio assistito”). Ossia un buon 2,5% che gli sarebbe stato utilissimo. Alla fine il danno peggiore l’ha fatto al sottoscritto. Infatti già la sera dello spoglio mia moglie ha tirato fuori dal frigo il famoso “sigaro bersaniano”, quello che i lettori di Fax conoscono tanto bene e che venne dimenticato dal parsimonioso leader all’esterno del bar, ingiungendomi di far scomparire la “reliquia”. Mia figlia non ha perso l’occasione per infierire pretendo che le comprassi anche delle nuove fette al latte incaricandosi, assieme al fratellino, di far sparire quelle contaminate dalla presenza della puzzolente appendice dell’ex leader ex comunista. E sì, peché nel frattempo, giusto per completare l’anatema, lo statista da Bettola ha dovuto pure dimettersi dalla segreteria del Pd. Addio idea di vendere il cimelio mettendolo su e-bay e rifarmi, almeno in parte, della perduta Imu, visto che avendo perso sia lui che Berlusconi non me la rimborserà certo quell’altro perdente di Monti. E che vuoi fare: quando venne a Polignano Bersani era appellato da una compagna come “grande presidente” oggi, con un po’ di amarezza, lo appellano solo grande… Sic transit gloria mundi e Bersani, essendosi messo nelle grinfie del compagno Grillo, che trasuda bonomia da tutti gli artigli, in breve è diventato transit e basta. (foto: il gatto nero in fuga da Bersani che passa da piazza San Benedetto col suo seguito e le telecamere; il sigaro abbandonato e quando Bersani lo fumava).

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© Riproduzione riservata 26 Aprile 2013