aggiornato il 04/07/2012 alle 17:22 da

Polemica parco Almirante, interviene ‘La Destra’

PUTIGNANO – Va avanti la polemica sul cambio di intitolazione a parco Almirante proposto da un gruppo di attivisti politici putignanesi e rappresentanti di associazioni. Mentre va avanti la raccolta firme per la petizione, che ha incassato anche il sostegno di Rifondazione Comunista, riceviamo e pubblichiamo la posizione del coordinatore del partito “La Destra”.

Egregio Direttore,

mi consenta di intervenire su una questione alquanto incresciosa. Legato a Putignano anche da vincoli familiari, ogni domenica mi diventa possibile leggere il vostro giornale, dal quale ho appreso l’insistenza di alcuni attivisti di Rifondazione Comunista di voler modificare l’indicazione toponomastica del parco già dedicato a Giorgio Almirante. Affinché questo caso non crei un brutto precedente, perché lo stesso si potrebbe fare, da altri fronti, per Togliatti, Gramsci o per tanti altri, mi appello al buon senso del sindaco De Miccolis, alla sua amministrazione e alla cittadinanza tutta, affinché anche a Putignano, come in tante altre città d’Italia, questo assurdo problema non sussista.  Eppure, tutte le volte che Almirante è venuto a Putignano è stato accolto con calore e con rispetto. Oggi, qualche reduce di quel comunismo fallito pure nei luoghi russi di grande venerazione, non avendo di meglio a cui pensare, si sta scagliando con un’acredine fuori dal tempo e dalla storia, dimostrando solo odio ideologico verso il ricordo di colui che meriterebbe ben altro riconoscimento. Almirante è stato un fascista, 80 anni fa tutta l’Italia lo era. Ma a prescindere dagli errori fatti dal regime, che sono da condannare, anche se commessi in contesto storico particolare, tutto il resto: leggi, codici, riforme, edifici, monumentali, scuole, università, acquedotti, porti, campi sportivi, ospedali, sanatori, ecc. realizzati in poco meno di venti anni per dare al popolo assistenza, civiltà e progresso, sono ancora là che fanno bella mostra. E allora è da chiedersi se è stato più penalizzante il fascismo, visto che dopo circa un decennio dalla caduta l’Italia divenne la 6ª potenza mondiale o i governi democratici che in settant’anni hanno prodotto un debito pubblico di 2000 miliardi di euro e la disgregazione della nazione? Quanti decenni passeranno prima ancora di arrivare ad una stabilità economica, sociale e occupazionale? Ha fatto più danni alla nazione Giorgio Almirante, o gli uomini dei governi democratici? Più Almirante di Lusi o di Tedesco? Di questi non ne parlano gli estremisti di sinistra, hanno altro a cui pensare, a denigrare la memoria di un uomo che merita più rispetto e riconoscenza. Quest’, partendo dal fatto che quando c’era una forte contrapposizione ideologica e le piazze e le università si trasformavano in luoghi di duri scontri, Giorgio Almirante ha sempre rifiutato la scorta che gli veniva messa a disposizione da quei governi per non pesare sulle casse dello Stato. Uomo di grande levatura morale, politica e culturale, Giorgio Almirante fu apprezzato e stimato non solo dai suoi amici, ma anche dagli stessi avversari politici come il segretario nazionale dell’allora PCI Luigi Berlinguer. Nel 2008, nel primo decennale della sua scomparsa, perfino il neocomunista Armando Cossutta riconosceva  il trionfo postumo delle idee del leader della Destra Nazionale. Anche Paolo Nello, docente di Storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università di Pisa, con grande acume osserva che Almirante fu “intransigente temperato”, il più delle volte costretto dalla circostanze e dalla selvaggia aggressione dell’antifascismo militante e demonizzante a forme di autodifesa o contrattacco obbligate. In quei decenni ben tre presidenti della Repubblica: il pres. Gronchi, il pres. Segni e il pres. Leone, vennero eletti con i voti della destra, voti che furono determinanti, richiesti, graditi e accettati. Come altrettanto importante fu l’appoggio dato a quei governi, fino a quando il partito espresse in Parlamento una schiera di ben 84 rappresentanti. Da quel momento, temendo una ulteriore avanzata, cercarono di fermarlo in tutti i modi, acuendo la contrapposizione politica in Parlamento con la lotta ideologica nel Paese, nel tentativo di screditare l’uomo ed il partito dagli ideali nobili. Spinto dal suo acume e dalla dimostrata onestà intellettuale, quando ancora nessuno se ne ravvedeva, Giorgio Almirante, già dai primi anni ’80 denunciava in parlamento e “inascoltato nel Paese”, quei fatti incresciosi che sfociarono dopo dieci anni nella più grave Tangentopoli della storia italiana. Nel tentativo di tappargli la bocca lo accusarono di ricostruzione del partito fascista, un’infamia dalla quale ne uscì assolto. Da uno dei suoi ultimi interventi si ricorda: “Italiane e italiani, la nostra Patria è in crisi, sono in crisi le istituzioni, è in crisi il costume, è in crisi la moralità stessa, non vi è istituzione dello Stato che non attraversi un periodo di smarrimento, talora di disintegrazione, dalla magistratura allo stesso Parlamento gli italiani guardano sgomenti ad una società che non funziona”. Questo è stato Giorgio Almirante. Per cui si prega di lasciare il parco intitolato alla sua memoria, anzi, si aggiunga quell’aforisma che era solo ripetere: “Vivi come dovessi morire domani, pensa come se non dovessi morire mai”.

Angelo Genghi

Coordinatore

“La Destra” di Turi

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© Riproduzione riservata 04 Luglio 2012